In Regione e a Rimini il Pd cerca una nuova alba rossa grazie alle 5 Stelle

Giovedì, 05 Settembre 2019

In quattordici mesi di esistenza la maggioranza giallo-verde che governava a Roma non ha avuto alcuna riproposizione a livello locale, neppure nel più piccolo dei Comuni. In occasione del voto amministrativo, la Lega nelle Regioni e nei Comuni è sempre tornata alla tradizionale alleanza di centrodestra di cui aveva conquistato la piena egemonia, mentre il Movimento 5 Stelle è andato come sempre solitario, salvo poi lamentarsi, a sconfitte avvenute, che “gli altri avevano molte liste”.

Al contrario, il nuovo governo giallo-rosso non ha ancora ricevuto la fiducia delle Camere che già si è cominciato a ipotizzare di estenderne l'alleanza a livello locale. A spingere sul tasto è soprattutto il Pd che vede nel coinvolgimento degli ex nemici grillini una facile scorciatoia per imporsi nei Comuni e nelle Regioni dove la sfida si presenta impervia. In un batter d'ali si dimenticano tutti i molti motivi di diversità e di contrapposizione e non si vede l'ora di stringere un matrimonio che porti in dote ai dem tutti gli enti locali a rischio. Non sorprende ma lascia perplessi la velocità con cui il segretario Pd Filippo Sacchetti e gli altri dirigenti locali hanno lanciato i loro ramoscelli d'ulivo ai pentastellati. Il primo ad esporsi, in verità, è stato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e a cascata si sono aggiunti tutti gli altri.

A muoverli è la convinzione che gran parte dell'elettorato 5 Stelle sia formato da delusi della sinistra e che pertanto all'operazione di vertice possa corrispondere nei territori una fusione delle rispettive basi popolari. L'ipotesi contiene una buona dose d'azzardo e i dirigenti del Pd non dimentichino che la fretta e la bulimia di potere sono sempre (Salvini ne sa qualcosa) cattive consigliere. Nell'entusiasmo per l'improvviso miraggio apparso all'orizzonte i dirigenti democratici rischiano di trascurare alcuni fattori.

Nella nostra Provincia i grillini, che pure hanno il radicato vezzo di sottrarsi alle definizioni di destra e sinistra, oggettivamente si sono sempre mossi individuando come nemico numero uno da battere le amministrazioni di sinistra. Gli elettorati che si sono mischiati, più che quelli gialli e rossi, sono quelli pentastellati e di destra. A Cattolica Mariano Gennari è diventato sindaco perché nelle urne del ballottaggio gli elettori della Lega e di Forza Italia hanno preferito lui al campione del Pd, Sergio Gambini. E in altre città italiane è successo il contrario, cioè che i grillini abbiano avvantaggiato il candidato di destra rispetto a quello di sinistra.

Sorti per dare voce alla rivolta dei cittadini contro le caste e i poteri costituiti, a Rimini e in Emilia Romagna il potere costituito ha il volto inconfondibile del Pd. E questo gli elettori grillini lo sanno benissimo. La nostra Regione è il simbolo nazionale di una certa tradizione di governo che, accanto a indubbi risultati positivi, si è distinta per una certa protervia e sistematica occupazione degli spazi. È immaginabile che di fronte all'occasione storica di archiviare settant'anni di potere comunista e post comunista, il Movimento 5 Stelle si faccia stampella “pidiota” di un partito tutto proiettato a combattere una battaglia epocale (lo si vede da come la giunta Bonaccini sta generosamente spendendo i soldi pubblici) per conservare il proprio potere?

L'esperienza dimostra che i pentastellati, non avendo un solido ancoraggio a valori ben definiti, sono disposti a tutto e a passare disinvoltamente, via Rousseau, da un governo con la destra ad uno con la sinistra. Quindi sulla carta potrebbero essere pronti anche a salvare il Pd da una temuta sconfitta. Ma se anche l'alleanza Pd-5 Stelle diventasse un'alleanza stabile ed estesa agli enti locali, questo avverrà nel tempo, non certo nel giro di qualche mese. Questo almeno vorrebbe la logica politica, ma da tempo vediamo la logica abbandonare gli spazi del discorso politico. Si tenga inoltre conto che i dirigenti locali dei 5 Stelle (cioè gli eletti nelle istituzioni) hanno un'autonomia decisionale pari a zero e meno di zero. Nella città di Rimini, inoltre, appare che il Movimento non si sia ancora ripreso dopo le vicende del 2016 che portarono alla non presentazione della lista. Con chi vorrebbe discutere Sacchetti di alleanze comunali?

Quelle di Bonaccini e Sacchetti appaiono maldestre aperture che non tengono conto di come gli scenari oggi cambino velocemente. Solo qualche settimana fa si discettava dell'irresistibile ondata leghista che avrebbe travolto Bologna e Rimini. Si pensava addirittura che i 5 Stelle potessero essere coinvolti nel fronte di liberazione dal Pd. Oggi Salvini è costretto a ripartire dall'opposizione e senza i mezzi che l'occupazione del Viminale gli consentiva. L'onda irresistibile è diventata una strategia di difesa e contrattacco, e non è la stessa cosa. E i 5 Stelle escono da 14 mesi di governo con Salvini che li ha pesantemente ridimensionati.

La verità è che, per studiare realistiche strategie locali, occorre aspettare di verificare che effetti avrà sulle due forze politiche l'alleanza di governo giallo-rosso. Qualcuno dei due riuscirà a cannibalizzare l'altro? O nella riscoperta della comune vocazione allo statalismo e all'assistenzialismo troveranno corrispondenze inaspettate e finiranno per dare vita ad un inedito polo di sinistra populista? Nel qual caso si andrebbe verso una sorta di bipolarismo nel segno dei populismi di destra e di sinistra, con l'elettorato centrista e moderato ancora orfano e alla ricerca di qualcuno che lo adotti. O tempora, o mores, sentenziava Cicerone.