Quando Kandinsky era il "Giotto del XIX secolo" ; Un italiano nello spazio ; Testimoniare il dolore ; "Non avere paura". Storia di Luca

27 settembre 2026 – buonaDomenica   

Più di settanta capolavori a Roma per raccontare la storia umana e artistica di Kandinsky

«Tenutasi dal 24 aprile al 9 maggio 1934, in assenza dell’artista per motivi che restano sconosciuti, la mostra [la prima in Italia] presenta quarantacinque acquerelli, trenta disegni e la serie completa di incisioni Kleine Welten [Piccoli mondi], ma nessuna tela – con grande disappunto di Ghiringhelli – a causa di costi doganali aggiuntivi italiani. Datate tra il 1922 e il 1934, queste opere sono nel complesso relativamente recenti e illustrano sia l’estrema geometrizzazione del periodo del Bauhaus sia una vena biomorfica di recente elaborazione a Parigi. L’esposizione ha il merito di riconoscere a Kandinsky l’importante contributo, se non addirittura la paternità, all’avvento dell’astrazione; tuttavia, si rivela un fiasco dal punto di vista finanziario. Si riesce a vendere una sola opera (Spitzes Schweigen [Silenzio appuntito], 1933) e solo dopo una riduzione del prezzo. C’è di peggio: due opere sono state danneggiate, oggetto di atti vandalici da parte di studenti della vicina Accademia refrattari all’arte moderna.» (...)

“Noi italiani siamo nati esploratori”. Intervista all'astronauta Walter Villadei

«Siamo il settimo Paese nel settore per investimenti e il terzo nella storia ad aver lanciato un satellite. L'Italia segue lo spazio da quando lo spazio è nato, perché abbiamo una tradizione di cultura, scienze, innovazione e ricerca che ci rende naturalmente predisposti ad esplorare. Siamo il terzo Paese per investimenti in Europa, uno dei pochi ad avere un accordo bilaterale forte con gli Stati Uniti; abbiamo costruito il 40% della Stazione Spaziale Internazionale e oggi ci candidiamo a costruire la casa degli astronauti sulla Luna. È un Paese fatto di competenze industriali, scientifiche, tecnologiche e di istituzioni che hanno sempre guardato allo spazio come un'opportunità» (...)

Il rumore della memoria. Il regista Marco Bechis torna nuovamente in Argentina con il suo ultimo film “Ritorno a Buenos Aires” – al cinema

Si racconta la storia di Mariano (lo interpreta Adriano Giannini) paramedico torinese, richiamato insistentemente dal tribunale di Buenos Aires per testimoniare nel processo contro gli ex militari artefici di violenze e torture a numerosi prigionieri, compreso Mariano, titubante a far riaffiorare quel passato così dolente. Ritornato in Argentina faticherà non poco a sedere sul banco dei testimoni e rievocare quelle giornate passate negli angusti spazi del famigerato “Garage Olimpo”, oltre a recuperare il ricordo di coloro che sono spariti senza lasciare traccia. “Ritorno a Buenos Aires” questa volta presenta aspetti più intimi e introspettivi, il protagonista fa i conti con il suo passato, la sua memoria e sé stesso, il ricordo è bruciante e lacerante ed alcuni aspetti della storia faticano a riemergere, rinchiusi in quel metro quadrato di cella, la sua prigione, e negli spazi del carcere dove si è delineato il rapporto tra gli altri prigionieri e gli aguzzini.

Dio e lo stupore della normalità. Il libro di Stefano Baldi

Il protagonista è Luca Lazzarini che, per l'invincibile moda giovanile di chiamare gli amici con un soprannome, per tutti è Lazzaro. Subito viene in mente l'amico a cui Gesù gridò «Lazzaro vieni fuori!». Ed in effetti il protagonista del romanzo è un ragazzo che sta chiuso in casa e in se stesso, che non ha alcuna fiducia e speranza nella vita, diciamo pure le cose come stanno: è un morto che cammina. L'autore viveva nella bassa bolognese, a Budrio, e il nostra Lazzaro cerca di sbarcare il suo lunario in una delle frazioni, Maddalena, guarda a caso. Nel paese si svolgono diverse storie intrecciate di abbandono, salvezza e redenzione.