Quella tenacia silenziosa ; Emma Bonino e l'appello per il Poletti ; Quando il protagonista è un albero ; Toccare il mistero

13 settembre 2026 – buonaDomenica   

Still standing. Restare in piedi per continuare a guardare. Il SI FEST di Savignano alla 35ª edizione

«(...) Tenace è chi continua a vivere nei territori segnati dalla guerra, dalla repressione e dalla perdita; chi resta nella propria terra e chi cerca una strada per tornare a casa. Lo sono le comunità che affrontano il declino e la trasformazione dei luoghi, ma anche gli individui che attraversano l'isolamento, custodiscono la memoria familiare o cercano una verità nascosta nel proprio passato. Restare in piedi significa anche ritrovare sé stessi dopo che la maternità ha ridisegnato il corpo e l'identità; riconoscersi nei legami, negli affetti e nei frammenti della vita quotidiana; restituire l'attesa, l'isolamento e la malinconia dell'inverno nordico; conservare storie e leggende che rischiano di dissolversi. Sono forme diverse di presenza, intime o collettive, visibili o silenziose, ma tutte accomunate dallo stesso bisogno: dare forma e voce a ciò che, senza uno sguardo che lo raccolga, rischierebbe di andare perduto.»

Emma Bonino, Rimini e il teatro Galli

(...) «A mezzogiorno del 10 novembre, ho consegnato un dossier con l’appello per il Teatro del Poletti a Roma, alla segreteria di Emma Bonino, che era a New York: con il gruppo “Nessuno tocchi Caino”, la Bonino svolge la campagna contro la pena di morte, che l’Unione Europea ha presentato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e che verrà votata in dicembre, con pochissime possibilità di essere accolta, perché, a cominciare dagli U.S.A e dalla Cina, i governi amano la Forza. Il tempo di Emma Bonino è dunque bruciato da questa urgenza “capitale”, e macrocosmica, poiché in un mese deve correre e premere sui governi di tutto il mondo. Tuttavia alle quattro del pomeriggio del 12, mi chiama al telefono: ha ricevuto, è solidale con l’appello, come già al Pio Manzù, insieme a tanti altri, da Fritjof Capra a Enzo Biagi, a Dario Fo.»

L’albero empatico. Un ginkgo biloba è il vero protagonista del curioso “Silent Friend” – al cinema

Film insolito, non piacerà a tutti, ma allo spettatore più curioso ed attratto da meccanismi narrativi ed atmosfere meno convenzionali, finirà per attrarre non poco grazie al suo intrigante percorso di relazioni con il mondo vegetale, una necessità impellente di questi tempi in cui la natura è sempre più maltrattata e violentata, con la perdita di quell’equilibrio vitale per la nostra esistenza. In “Silent Friend” l’albero (che poi è una “signora” come ci ricorda il titolo originale tedesco – il film è una coproduzione tra Germania, Francia ed Ungheria – “Stille Freundin”) è un formidabile dispensatore di emozioni, prosegue lentamente nel suo ciclo vitale, reagisce e crea relazioni, sorprendendo non poco gli umani che si accostano alle sue fronde, allargando il campo anche verso altre specie vegetali (il geranio di cui sopra) per tracciare una linea di comunicazione tra piante ed esseri umani, in un’ armonica tessitura.

Una cosa spirituale, Vasco Brondi. Arte verso il cuore più profondo della realtà

Tre lampi, per capire il livello. John Cage, Simone Weil ed Hervé Clerc che indicano quanto sia importante per ogni artista il silenzio per poter guardare bene, affinché la creatività sia vera, perché "Dio non tollera il vuoto" e quando ti trova pronto (ovvero in silenzio) lo riempie. Esattamente l'opposto della logica dell'algoritmo di Spotify, basato su produzioni continue e leggere. Leonard Cohen che chiude la sua carriera e la sua vita con un disco pieno di gratitudine: "It was hell, it was swell, it was fun - Thanks for all the dances.". In un mondo sempre più arrabbiato e meno felice. Warhol che difendeva Dio lasciandolo fuori dalla sua arte, perché la sua arte è industria, commercio, e non ha nulla di sacro. Il sacro, in lui, è nascosto nella sua cameretta da seminarista, come l'amore per il nipote sulla strada del sacerdozio.