Teatro Galli, in scena 'Arsenico e vecchi merletti'

Lunedì, 14 Febbraio 2022

(Rimini) L’attore e drammaturgo Geppy Gleijeses dirige due signore del teatro italiano in una commedia che il New York Times definì “così divertente che nessuno la dimenticherà mai”. Da martedì 15 a giovedì 17 febbraio il sipario del Teatro Galli si alza su Arsenico e vecchi merletti, testo teatrale scritto da Joseph Kesselring, divenuto universalmente noto anche grazie alla versione cinematografica di Frank Capra.

La vicenda ha come protagonista lo scrittore Mortimer Brewster, ex scapolo convinto, che torna a casa dalle zie Abby e Martha per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper, ma scopre che le due anziane “aiutano” gli inquilini ai quali affittano le camere a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra, offrendo loro del vino di sambuco corretto con arsenico. Non manca un vecchio zio, convinto di essere Theodore Roosevelt, che cerca di scavare il Canale di Panama in cantina e un fratello assassino, che a sua volta ha in carico un cadavere da nascondere.

Un carnevale di personaggi grotteschi che ruotano attorno alle due apparentemente care vecchiette, magistralmente interpretate sul palcoscenico riminese da due grandi nomi del teatro italiano, come Annamaria Guarnieri, primadonna prediletta da registi come Franco Zeffirelli e Luca Ronconi, qui prestata al gioco comico con una sapienza scenica ineguagliabile e Marilù Prati, abilissima a calarsi nei panni di Abby.

Lo spettacolo è dedicato a Mario Monicelli, che ne curò la regia teatrale su invito dello stesso Gleijeses nel 1992. “Nel 1992 ebbi la sfacciataggine di telefonare a Mario Monicelli per proporgli la regia di Arsenico e vecchi merletti – ha raccontato Gleijeses - Mi disse subito di sì, senza esitazioni. Era la sua prima vera regia teatrale e fu l’inizio di un grande sodalizio. Lo spettacolo fu uno straordinario successo. E a Mario voglio dedicare questa nostra impresa”.

Arsenico e vecchi merletti “è difficile catalogare, da inserire in un genere - spiega ancora il regista - Non è una farsa macabra, né una satira del giallo. Ma non è poi così importante. Il suo autore, Kesselring, ci ha regalato quest’unica perla, ma veramente preziosa. Pura gioia e divertimento: come Algernon ne L’ importanza di chiamarsi Ernesto disquisisce della funzione sociale dei tramezzini al cetriolo, così in Arsenico i 24 cadaveri che giostrano non hanno alcuna disturbante materialità. Sono puro cartone come i finti polli arrosto delle comiche finali. E così i nostri personaggi, tutti, sono caratteri, sì, ma non hanno psicologie da approfondire, sono “stampelle vestite” o, se preferite, “vestiti che ballano”. I congegni comici, i diagrammi geometrici dei rapporti tra i personaggi, la purezza dell’intreccio, raggiungono il massimo dell’originalità, del rendimento, dell’abilità. Un congegno di alta precisione, una meccanicità che si sublima nella genialità, nell’ebbrezza di un gioco tenuto costantemente sul limite del funambolismo”.