Teatro Bonci, Paravidino riscrive 'L'opera da tre soldi'. In scena Papaleo

Lunedì, 07 Febbraio 2022

(Rimini) Fausto Paravidino riscrive l’epopea a rovescio dell’antieroe di Brecht: il suo nuovo spettacolo, Peachum. Un’opera da tre soldi, è atteso al Teatro Bonci di Cesena dal 10 al 13 febbraio (da giovedì a sabato ore 21.00, domenica ore 15.30). L’autore e regista è in scena nel ruolo di Mickey, antagonista di Peachum, qui un commerciante senza scrupoli oltre che il re dei mendicanti, interpretato da Rocco Papaleo. I due artisti sono alla loro prima collaborazione teatrale.

L’opera da tre soldi, la più rappresentata e conosciuta di Brecht, debuttò nel 1928; si rifà alla Beggar’s Opera di John Gay (XVIII secolo). A quasi cento anni di distanza, Paravidino presenta un testo quanto mai attuale, di forte critica verso la società. «Peachum è una figura del nostro tempo più ancora che del tempo di Brecht» scrive. «Dipende dal denaro senza neanche prendersi la briga di esserne appassionato. Non è avido. Non ambisce a governare il denaro, è governato dal denaro. Come un politico. Come un amministratore delegato, non più Rockfeller ma Marchionne, gente che il denaro lo fa per la salute del denaro non più per la propria».

Anche in questa nuova versione della storia succede ciò che accadeva nell’Opera di John Gay riscritta da Brecht, così come nel Sogno e nell’Otello di Shakespeare e in moltissime fiabe: a un padre portano via la figlia. Il padre la rivuole. Brecht ci dice che la rivuole perché gli hanno toccato la proprietà. Non altro.
Peachum ha due negozi, uno bianco e uno nero. In quello bianco comprano i bianchi, in quello nero lavorano i neri. Quando sua figlia si innamora di un nazi, forse proprio quello che ha tagliato la testa a uno dei negri di Peachum, di certo uno di quelli che il sindaco ha blandito perché voleva anche i voti delle curve più violente dello stadio, lui se la deve riprendere. Scoprirà che ci sono cose che i soldi non possono comprare. Tipo sua figlia. E sarà una bruttissima sorpresa.

Le avventure di Peachum sono un viaggio in un mondo fatto di miserie: la miseria dei poveri, la miseria di chi si vuole arricchire, la miseria di chi ha paura di diventare povero.
«Brecht riscrive l’opera buffa di John Gay in un mondo tutto nuovo rispetto a quello dell’inglese: ci sono state la rivoluzione francese, la rivoluzione industriale, la rivoluzione di ottobre e alcune guerre, tra cui la grande guerra. Si stanno creando le condizioni per la crisi del ’29 e per l’avvento del nazismo, il capitale si sta organizzando con molta ferocia, si stanno formando mucchi di capitali da una parte ed eserciti di poveri dall’altra. Nell’Europa dell’est si sta sperimentando un’alternativa al capitalismo che ha un forte potere attrattivo» sottolinea Paravidino. «Quando lo Stabile di Bolzano mi ha chiesto di scrivere un testo su Peachum mi sono chiesto come e se le dinamiche descritte da Brecht fossero in qualche modo cambiate oggi. A prima vista sembravano le stesse, si parla di un capitalismo violento, ma guardandole meglio, mi sono reso conto che c’è una notevole differenza. Brecht vedeva un capitalismo che era praticamente alla sua nascita e che si confrontava con altre forze dialettiche: un socialismo nascente e una cultura cristiana molto forte. Adesso quelle due forze sono molto in crisi e possiamo dire che viviamo una vera e propria società di mercato. Per questo il protagonista dello spettacolo è Peachum, che io ho trasformato in un commerciante. E per questo motivo la mia è più una commedia dei vizi alla Molière che una dramma dialettico alla Brecht».