Georg Baselitz al Museo Novecento di Firenze
… Quando un artista disegna, testa la dinamicità delle linee, esplora la loro direzione e come queste suggeriscono forme cangianti. La metamorfosi è l'essenza stessa della scoperta artistica.
Giorgio Vasari, nella sua grande opera, non menziona quasi mai i disegni, ma noi sappiamo che li collezionava. Aveva una profonda comprensione dell'arte e capiva molto bene come il disegno precedesse il dipinto. I disegni erano considerati studi, materiale di lavoro, come gli appunti frammentari di uno scrittore.
È in questo contesto che emerse nella storia dell'arte la visione dell'artista come una figura irrequieta e indagatrice. L'atelier, invece che semplicemente rappresentare una zona di lavoro, divenne il focolare creativo, il laboratorio del mago, dove nasceva la scintilla d'ispirazione e i disegni riflettevano la sinergia tra l'occhio e la mente. Il lavoro del pittore non era unicamente centrato sulla perfezione, ma anche sulla creazione, sulla ricerca e sull'immaginazione.
Il pittore è diventato ormai l'artista moderno e così, ancora prima di iniziare a dipingere, deve letteralmente inventare il dipinto, proprio come faceva Baselitz.
Con una maschera da sub ho salvato 186.000 persone. Intervista a Cristian Fracassi
... Recuperiamo una maschera della Decathlon, la smontiamo, capiamo come convertirla e realizziamo il primo prodotto. L'ospedale lo testa e funziona. Proprio in quel momento le maschere iniziano a mancare davvero: le richieste passano da un ospedale a Brescia a 50 ospedali in tutta Italia in un solo giorno, per una richiesta complessiva di circa 15.000 maschere.
Stampare gli accessori per agganciare questa maschera richiedeva due ore per ogni esemplare. 15.000 maschere per due ore l'una sono 30.000 ore di lavoro; ci avrei messo anni a farle da solo. L'idea è stata quindi di caricare online il file 3D e chiedere aiuto tramite i giornali a chiunque avesse una stampante. Abbiamo caricato il file venerdì sera, sabato mattina avevamo 2 milioni di download da 72 stati diversi. Decathlon ha donato circa 136.000 maschere. Il progetto ci ha tenuti coinvolti sei mesi, perché facevamo da ponte, mettendo in contatto gli ospedali bresciani con quelli di tutto il mondo, per rispondere a una valanga di richieste mediche e tecniche».
Di Omero, di Ulisse e del vuoto del web. “Odissea” di Christopher Nolan ha rivelato tutto il vuoto della rete telematica, trionfando al box office – al cinema
(...) Nolan è un creatore notevole di storie, può piacere o meno, ma è indubbio che la sua filmografia stia lasciando un segno nel mondo della settima arte, passando dai supereroi (la trilogia di Batman del “Cavaliere Oscuro”), agli eroi “comuni” (“Dunkirk”), dalla fantascienza (“Interstellar”) ai complicati labirinti della mente (“Inception”). Ed è un regista che ama il cinema, quello autentico, quello in sala. Per “Odissea” ha lavorato con pesanti cineprese IMAX per ricavare una definizione rara a vedersi (purtroppo in Italia dobbiamo accontentarci della versione a 70mm “normale”, rintracciabile a Bologna al Cinema Lumière e in poche altre sale come l’Arcadia di Melzo, ma se volete giocare la carta della versione definitiva sul grande schermo IMAX ci vuole un biglietto aereo per Londra e passaporto, sperando che aggiungano altre repliche nella sala sita nella zona di Waterloo, visto che i biglietti per i 170 spettacoli previsti fino al 10 settembre sono tutti esauriti) e ha preferito puntare sull’analogico piuttosto che sul digitale.
«Il tango è un pensiero triste che si balla.» (Enrique Santos Discépolo, Buenos Aires , 1901-1951)
“Indovino il lampeggiare delle luci
che in lontananza segnano il mio ritorno
sono le stesse che illuminarono
con il loro pallidi riflessi
ore profonde di dolore… / E anche se non volevo tornare
sempre si ritorna al primo amore.
La strada vecchia dove l’eco mi disse:
“tua è la sua vita, tuo è il suo amore”
sotto lo sguardo beffardo delle stelle
che oggi, indifferenti, mi vedono tornare. / Tornare, con la fronte segnata
le nevi del tempo hanno argentato le mie tempie.
Sentire che la vita è un soffio
che vent’anni non sono niente
che lo sguardo febbrile, perso tra le ombre
ti cerca e ti chiama.
Vivere con l’anima aggrappata
a un dolce ricordo
che piango ancora. / Ho paura dell’incontro
con il passato che ritorna
a confrontarsi con la mia vita.
Ho paura delle notti
che, popolate di ricordi,
incatenano i miei sogni. /
Però il viaggiatore che fugge
prima o poi ferma il suo cammino.
E anche se l’oblio, che tutto distrugge,
ha spento la mia vecchia illusione
custodisco nascosta una timida speranza
che è tutta la ricchezza del mio cuore...

