"Non sono dipinti: ho creato un luogo" ; "Cambiare la società, cambiare il mondo, cambiare la storia" ; "Un inesauribile gorgo di vita e morte, ..."

29 marzo 2026 – buonaDomenica   

"Ho creato un luogo." Rothko a Firenze

(...) Ed è in quelle stesse celle che Mark Rothko arrivò oltre cinque secoli dopo, durante il suo primo viaggio in Italia nella primavera del 1950. Possiamo quasi vederlo mentre percorre da solo immerso nella soffusa luce fiorentina gli ambienti del Museo di San Marco; lo vediamo fermarsi ad ammirare gli affreschi e le pale d’altare dipinti da Beato Angelico. Davanti a quelle scene essenziali, prive di ogni spettacolarità ma pervase da una sobria modulazione tonale, Rothko riconosce una logica artistica straordinariamente affine alla propria, il cui significato si rivela solo attraverso la pazienza dello sguardo. Dal Museo di San Marco Rothko si dirige poi alla Biblioteca Laurenziana, al cui interno s’innalza la scalinata di Michelangelo: lo spazio stesso contempla la propria forma. (...) «Questi è riuscito a ottenere proprio quella sensazione particolare che ricercavo», commenta riferendosi a Michelangelo, «ha fatto si che i visitatori abbiano l’impressione di essere imprigionati dentro una stanza in cui le porte e le finestre sono murate cosicché non resta loro che sbattere la testa contro il muro per l’eternità». (da "Mark Rothko: il silenzio del colore", Elena Geuna, Marsilio Arte)

Quell’invisibile che abbiamo dentro. Incontro con Silvia Avallone

Io credo molto negli spazi fisici della società, a partire dalle scuole, perché abbiamo bisogno continuamente di incontrarci, di portare i nostri corpi pieni delle nostre anime e dei nostri desideri, ma anche delle nostre paure, gli uni insieme agli altri. Io amo molto i gruppi di lettura, per esempio. Occorrono luoghi in cui tiriamo fuori tutto quell'invisibile che abbiamo dentro, in cui ci poniamo delle domande o ci confidiamo con gli altri senza la paura di essere giudicati. Abbiamo bisogno di aprire davvero gli spazi fisici, ai ragazzi e alle ragazze, per fare questo enorme lavoro di cambiamento della società.

Mostro sarà lei... La rilettura di “Frankenstein” firmata da Guillermo del Toro. Su Netflix

Scordatevi il mostro alla Boris Karloff. Il Frankenstein di Del Toro, interpretato da Jacob Elordi, divo del momento (vedi alla voce “Cime Tempestose” di Emerald Fennell…), è più vicino ai modelli anatomici cosiddetti “spellati”, due dei quali potete ammirarli a Bologna nel Teatro Anatomico in piazza Galvani, ed ha un suo fascino evocativo e romantico. Così come il personaggio di Elizabeth (Mia Goth, con un cognome così non poteva non interpretare un horror gotico classico…) che subisce varianti rispetto al personaggio del romanzo, qui attratta dal “mostro” dolente e malinconico che fa emergere sensibilità ed affetto per la creatura.

"Un inesauribile gorgo di vita e morte, ..." Fumana di Paolo Malaguti

Fumana nel dialetto locale è appunto la nebbia. È anche il nome affibbiato ad una ragazzina che vive in una baracca prossima al Canalbianco insieme ad un nonno brusco e rude, chiamato Petrolio, che la alleva ad alzate notturne, mutande di fustagno, fiocina, lampada ad olio, solitudine, poche parole, mai una carezza. Quando la bambina cresce, il destino imposto dal nonno è di andare alla scuola della vicina Lena, la strigossa della zona, che cura quei poveri cristiani delle valli con erbe, parole misteriose e rituali magici. Fumana cresce e si evolve, e attorno a lei lentamente ma inesorabilmente cambia il mondo che fino a quel momento ha fatto da quinta alla sua vicenda umana.