Intervista a Carlo Battistini, presidente della Camera di Commercio della Romagna ; I macchiaioli e il cinema. Luchino Visconti ; Cento anni di Miles Davis

31 maggio 2026 – buonaDomenica   

Van Dyck l'europeo. In mostra a Genova

(...) Il percorso espositivo non segue una rigorosa sequenza cronologica: le opere, distribuite nelle dodici sale, sono accostate per temi e ambiti della sua attività, così da stimolare un confronto diretto tra la maniera del Van Dyck giovane nella terra d’origine, quella del periodo italiano e quella della maturità inglese. Il confronto coinvolge anche opere con soggetti analoghi: sarà infatti possibile, ad esempio, accostare il ritratto di una dama genovese a quello di una dama di Anversa o di Bruxelles e a quello di una dama inglese. Ritratti realizzati in momenti diversi, ma soprattutto per committenze caratterizzate da sensibilità e gusti profondamente differenti. Emergerà così con chiarezza la straordinaria capacità di Van Dyck di sintonizzarsi con gli ambienti in cui operò, mettendo in luce al tempo stesso il confronto estetico e tematico tra richieste di committenze sempre diverse. Un percorso che testimonia come la sua arte abbia saputo adattarsi, maturare e conquistare il favore di tutti, allora come oggi.

Troviamo la via italiana all’intelligenza artificiale. Intervista a Carlo Battistini

(...) «Le grandi imprese iscritte da noi con ricavi sopra il miliardo in Romagna sono 7, poi ci sono quelle sopra i 100 milioni: queste non hanno bisogno che la Camera di Commercio spieghi loro queste cose, se non per temi legali o di brevetti. Quello che serve di più è dare un contributo prima di tutto culturale. Non serve a niente dare 2.000 euro a una piccola impresa per cambiare la stampante; serve sostenere progetti di trasformazione digitale e di utilizzo dell'intelligenza artificiale, che possono avere più successo se fatti mettendosi insieme per dividere i costi e beneficiare tutti del risultato. Occorre tanta formazione, pensi che per un prodotto, prima si faceva lo studio di una macchina, ad esempio, o di un singolo componente. Il progetto veniva prototipato, veniva realizzato il prototipo, i componenti venivano testati, corretti i malfunzionamenti e quando funzionava, si arriva poi al prodotto finito e lo si metteva sul mercato. Per un auto, questo processo durava tre anni. Oggi con la progettazione tutta digitale e la realizzazione del gemello digitale che testi già con l’AI, il processo dura 9 mesi. Qual è la parte più importante? La competenza, qualcuno che sappia usare questi strumenti».

Il senso del cinema. Luchino Visconti

(...) Durante una visita alla casa di Arturo Toscanini, appassionato collezionista d’arte, il regista Luchino Visconti ammira il quadro di Telemaco Signorini “La toeletta del mattino” e rimane folgorato dal taglio di immagine così squisitamente cinematografico. Il quadro diventa così riferimento per una scena del magnifico melodramma storico (fu il primo film a colori realizzato dal regista, osteggiato all’epoca e bersagliato dalla censura, ma capace di un ampio riscatto a livello d’incassi visto che risultò uno dei titoli più visti in quell’anno) “Senso” (1954), con la citazione dell’interno dell’appartamento degli ufficiali austriaci, dove avviene il primo incontro tra la contessa veneziana Livia Serpieri (Alida Valli) e il tenente austriaco Franz Mahler (Farley Granger) protagonisti di una storia d’amore impossibile e drammatica nella Venezia ottocentesca, nel bel mezzo del conflitto tra Italia ed Austria.

Qualcosa di jazz (seconda puntata) Miles Davis non è passato. E’ presente, e futuro

(...) Mi sono avvicinato a Miles Davis come la maggior parte delle persone attraverso “Kind of Blue”. Era il 1959. Davis aveva riunito un gruppo di musicisti in uno studio, quasi senza dar loro alcuna preparazione. Schizzi modali distribuiti la mattina stessa della sessione. Nessuna prova. Nessun arrangiamento nel senso tradizionale del termine. Ciò che accadde, invece, fu qualcosa che ancora oggi suona sorprendente: musicisti che si ascoltavano davvero a vicenda, rispondendo a ciò che sentivano piuttosto che suonare ciò che avevano pianificato. Lo spazio divenne l'architettura. Il silenzio tra le note era composto quanto le note stesse. Suona ancora moderno perché gran parte della cultura moderna non riesce ancora a tollerare quel livello di moderazione.