Vitali sul caso Fenati: dopo l'errore si può cambiare

Mercoledì, 12 Settembre 2018

“Sono stato abituato in questi trent’anni di casa famiglia ad andare al di là dell'errore, anche grave, che le persone che ho incontrato avevano commesso. C'è l'errore e ci deve essere la punizione. Però c'è anche il riscatto, la possibilità di cambiare. E c'è anche un passato una storia che ti porta a commettere certi errori”.

Lo ha scritto sulla propria pagina Facebook Stefano Vitali, già presidente della Provincia ed ora impegnato nella Ong Condivisione fra i popoli dell’ Associazione Papa Giovanni XXIII, a proposito di Romano Fenati, il motociclista che sul circuito di Misano ha tirato in corsa il freno ad un altro concorrente. Contro il giovane centauro si sono scatenati tutti, compresa la magistratura che ha aperto un’inchiesta. Evidentemente ha commesso un grave errore, il suo comportamento non ammette giustificazioni. Lo stesso Vitali sottolinea che chi sbaglia deve pagare fino all’ultimo centesimo, ma avverte che la storia non può finire così, “con la soddisfazione di andare a letto la sera contenti perché si è trovato il colpevole, il nemico di turno”.

La sua riflessione non è una tesi “buonista” da contrapporre a quella “cattivista”, prevalente nei commenti e sui social. “E’ l’esperienza di questi anni – spiega – che mi ha permesso di vedere una risposta diversa. Persone che avevano commesso errori ben più gravi di quello di Fenati, una volta accolte, accompagnate in un cammino, sono rinate, sono cambiate. Bisogna saper guardare oltre l’errore. Chi sbaglia deve essere punito, ma non ci si può limitare a puntare il dito. Bisogna fare il passo successivo, guardare alla storia della persona e darle la possibilità di cambiare”. Vitali racconta che di persone cambiate ne ha viste parecchie nel corso della sua esperienza nella comunità fondata da don Oreste Benzi. “Ho in mente un ragazzo i cui precedenti erano una sorta di enciclopedia del diritto penale. Aveva vissuto di reati e di espedienti, le aveva fatte tutte. Inserito in un contesto in cui si è sentito voluto bene, è letteralmente rinato, adesso lavora con amore e dedizione in una casa di riposo, dando tutto se stesso ai ricoverati”.

La molla del cambiamento è accorgersi di uno sguardo diverso su di sè, l’immersione in un ambiente dove sei amato per quel che sei e non per le prestazioni che devi produrre. “Stando al caso specifico – riflette Vitali – non si può dimenticare come crescono questi ragazzi. Li mettono su una mini moto che hanno quattro cinque anni, con i genitori che spesso li spingono e li stressano. Bambini e ragazzini che subito devono imparare a combattere per emergere. Gli è stato messo in testa che devono essere dei campioni, e tutto ruota intorno a questo obiettivo. A sedici anni già gli realizzano il fan club e loro non hanno avuto tempo nemmeno di essere bambini o adolescenti. Dei ragazzi che corrono fin da piccoli, pochi arrivano alla Moto 2 o alla Motogp. C’è il concreto rischio che mancando l’obiettivo per cui hanno sacrificato tutto, si ritrovino senza una identità. E’ questo il mondo che sta dietro il gravissimo gesto di Fenati. Bisognerebbe che i ragazzi che vogliono correre in moto facessero una vita normale, magari anche un po’ di volontariato per conoscere tutti gli aspetti della vita, gioie, fatiche e dolori. Spesso, invece, capita di vedere ragazzini che si credono uomini, che si credono fuoriclasse, che non sanno cosa sia la realtà”.

Per costoro, sostiene con forza Vitali, confermato dall’esperienza vissuta, occorre dare una seconda possibilità di diventare realmente uomini. “Non c’è nessuno che non possa essere recuperato, non c’è situazione che non si possa aggiustare. È un metodo che si può e si deve applicare all’intera società. Oggi siamo abituati ai giudizi trancianti, o è bianco o è nero, su tutto ci dividiamo in tifoserie contrapposte. Spariamo giudizi senza entrare nelle problematiche reali. Come per l’immigrazione, ci dividiamo e ci scanniamo senza entrare nel merito. Dobbiamo riportare il confronto fra di noi su un piano per così dire ‘normale’. Se non rifletti, se non cerchi di andare oltre l’errore, quella persona per te è solo un delinquente e sempre sarà così. Se compi l’altro passo, se vai oltre, poi ti accorgi che può diventare una persona stupenda”.