Ecco perchè Patto Civico è finito

Venerdì, 06 Luglio 2018

Patto Civico è finito. È questa la conseguenza delladdio di Mario Erbetta e del suo passaggio all’opposizione. Qualcuno potrebbe obiettare: ma restano i quattro consiglieri fedeli a Gnassi, resta il fondatore e promotore Sergio Pizzolante che ha salutato l’ex capogruppo senza troppi rimpianti. Tutto vero, ma bisogna scavare più a fondo.

Patto Civico era nato a Rimini per dare voce nelle istituzioni al ceto medio produttivo e, si rispondeva a chi era scandalizzato per l’alleanza organica dei moderati con Gnassi, avrebbe condizionato l’amministrazione, rendendola più sensibile alle istanze di quella parte della società che non si identifica con la sinistra. Un progetto ardito, che è stato capace di intercettare un sentimento e una domanda in quel periodo ben presenti nella società riminese: poiché alle buone perfomance di Gnassi non corrispondeva un’alternativa credibile da parte delle forze di opposizione, molti si chiedevano come sostenere il sindaco uscente senza finire nel calderone indistinto della sinistra. E nelle urne c’è stato il trionfo, mal digerito ancora oggi dagli avversari del sindaco interni al Pd, che adesso sghignazzano e si fregano le mani.

Nei primi due anni il capogruppo Mario Erbetta, alla sua prima esperienza in consiglio, così come tutti gli altri quattro entrati in consiglio grazie all’intuizione di Pizzolante, ha interpretato con passione e determinazione questo mandato ricevuto dagli elettori: non appena si presentava l’occasione si distingueva, incalzava, cercava di dettare l’agenda.

Gnassi, che fra le sue virtù non ha quella della capacità di rapporto, di inclusione e di mediazione, non sopportava che nel recinto del centrosinistra ci fosse un gallo che cantava alle ore sbagliate (secondo lui). Tutti si scandalizzano che il sindaco abbia chiesto la sua testa, ma è un comportamento che ci sta nella logica della politica, che è anche lotta per il potere, senza esclusioni di colpi. Come diceva nella Prima Repubblica il socialista Rino Formica, la politica è merda e sangue, e il malcapitato Erbetta ne ha fatto le spese. Quindi non è sorprendente che Gnassi abbia chiesto il siluramento del capogruppo, lo è invece il fatto che il gruppo, come Erode ammaliato dalla bella Salomè, non abbia esitato un attimo a concedergliela. Chi era nato per condizionare e per dettare l’agenda, si è trovato ad accettare senza reazioni i diktat di chi doveva essere condizionato. Anzi Gnassi è riuscito vincente anche nell’antica pratica di ogni potere dominante: divide et impera. Con quali argomenti potrà continuare la narrazione di un Patto Civico che nelle stanze del potere locale porta le istanze della società civile? Non si sorprenderanno i consiglieri e i loro ispiratori se questi loro racconti saranno accolti come le favole dei bei tempi andati e con un sorriso ironico ed amaro.

Il nuovo capogruppo Mirco Muratori, che fino ad oggi non si era distinto nell’attività consigliare, avrà per sempre il marchio di chi è in quel posto perché più ligio e fedele ai voleri del sindaco e del Pd. E tale sarà l’immagine anche del successore fra sei mesi.

Peraltro, il discorso di investitura non lascia ben sperare. Ad ogni passaggio il suo intervento è stato infarcito di attacchi personali a Erbetta, accusato di volta in volta di eccessivo protagonismo (da quattro soldi, ha aggiunto), di narcisismo, di vanagloria personale. Era questa l’antica tecnica leninista di isolamento dei militanti che deviavano dalla linea ufficiale del partito: farli apparire come dei reprobi più attenti all’interesse personale che alla causa. La demonizzazione morale dell’avversario come strumento di lotta politica: decisamente non un bell’esordio da parte di un preteso rappresentante degli interessi della società civile.

Ma la cosa più grave di quel discorso è che, non potendo più Patto Civico rivendicare di condizionare Gnassi e il Pd, sceglie la via dell’immedesimazione totale con le politiche del sindaco, giungendo peraltro a risultati parossistici. Si scopre così che tutti i cavalli di battaglia del sindaco, quelli con cui da anni intorta i suoi interlocutori, sono in realtà frutto delle battaglie di Patto Civico. Compresi il Museo Fellini, la galleria di arte moderna e contemporanea, il riacquisto della Novarese, il lungomare di Rimini Nord, e via elencando. Ma c’è dell’altro: Patto Civico rivendica anche il merito di opere cominciate da Gnassi nella precedente legislatura, quando il Patto non esisteva e Pizzolante era ancora un avversario di Gnassi. Proclama infatti Muratori: “La meno narcisistica ma più importante delle grandi opere messe in campo - il Piano di salvaguardia della balneazione e la separazione delle reti fognarie - fotografa lo spirito e il senso autentico di come intende il perseguimento del bene pubblico Patto Civico: il primato dei fatti, degli interventi che migliorano concretamente la qualità della vita dei cittadini e la competitività delle imprese e non un effimero protagonismo da quattro soldi”. Pur di uccidere l’uomo morto, il novello Maramaldo del Marecchia finisce per intestarsi anche il piano di salvaguardia della balneazione. Viene da chiedersi se Gnassi non sia già pentito, vista l’eterogenesi dei fini a cui è andata incontro la sua battaglia contro Erbetta.

In ogni caso Patto Civico che voleva dettare l’agenda agli altri, non trova di meglio che appropriarsi dell’agenda altrui e di omaggiarla con un incenso che però sa di bruciato. Patto Civico è finito.