L'addio di Erbetta a Gnassi. Pizzolante: si credeva papa

Giovedì, 05 Luglio 2018

Gnassi addio. In consiglio comunale Mario Erbetta comunica la sua uscita da Patto Civico e dalla maggioranza, e lo fa con un coup de theatre, andandosi a sedere fra i banchi dell’opposizione. È un addio “con grande dolore nel cuore” ma anche con l’inevitabile scia di accuse e di veleni. Nel nuovo ruolo di oppositore del sindaco Gnassi non abbandona l’idea di fondo all’origine di Patto Civico: “Il mio impegno futuro sarà la costruzione di una lista civica locale e regionale che raccolga tutti gli uomini e donne di buona volontà che non si sentono rappresentati da questa maggioranza di centrosinistra, una forza centrista che raggruppi popolari, socialisti, socialdemocratici, liberali e repubblicani che si faccia promotrice delle istanze del ceto produttivo e delle parti sociali e calmieratrice dei populismi in un'allargata coalizione”. Un patto civico made in Erbetta. La scelta di campo è netta, Erbetta sostiene che è morto quello creato da Pizzolante e annuncia di voler continuare la stessa battaglia in uno schieramento alternativo. Ritiene che ci siano molti elettori che si trovano a mal partito fra i populismi leghista e pentastellato e un centrosinistra che non riesce a spingere sull’acceleratore della modernizzazione e del cambiamento. A questi elettori vuole offrire la sua scialuppa di salvataggio che al momento vaga solitaria fra i marosi della politica locale.

Il fondatore di Patto Civico non sarà con lui. Sergio Pizzolante è solidale con i quattro consiglieri rimasti che non sopportavano più le sue prese di distanza, viste come una sorta di populismo all’interno della maggioranza. “Patto Civico – afferma l’ex deputato – è nato per portare i ceti produttivi della città a collaborare con l’amministrazione e il sindaco per un progetto di cambiamento. E i risultati si vedono, dai motori culturali alle fogne, dal lungomare alle periferie. Patto Civico serve a questo. Se invece qualcuno pensava che fosse il mezzo per diventare papa, dico che prima bisogna andare in parrocchia e fare tutta la trafila, da seminarista, prete, vescovo e cardinale. O se qualcuno vuole diventare Napoleone Banaporte, deve trasferirsi in Francia non a Rimini. Né si può invocare la libertà di pensiero, se uno è capogruppo deve esprimere la volontà del gruppo”.

Quindi anche Pizzolante dice un addio, ma ad Erbetta. E gli dicono addio anche gli altri quattro consiglieri, compreso Davide Frisoni, che pure lui qualche volta aveva cercato di esprimere qualche posizione autonoma rispetto al Pd. Erbetta, interpellato, riconosce che ormai non c’era più identità di vedute con Pizzolante, “lui attento alle ragioni della politica, io più pragmatico, rivolto alle cose concrete da fare”. Erbetta ritiene anzi che se qualcosa si è ottenuto in questi due anni “è stato conquistato con i denti, nulla ci è stato regalato”.

L’ex capogruppo non risparmia accuse dirette al sindaco Andrea Gnassi. Afferma che il suo modo di lottare “non è mai piaciuto al Sindaco e alla sua Giunta che non sono abituati ad avere dei contradditori validi e competenti. Sono un personaggio scomodo e da tempo il sindaco voleva la mia testa per avere un Patto Civico addomesticato ai suoi piedi. E ora lo avrà con mio enorme dispiacere”. Sostiene di non potere limitare il suo agire agli atteggiamenti da Yes Man come qualcuno vorrebbe. “I tempi sono cambiati – argomenta - e censurare il pensiero con parole come metodo e maggioranza vuol dire vanificare la pragmaticità che era la forza motrice di Patto Civico”. Arriva addirittura ad invocare l’art.21 della Costituzione che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero. Sostiene che tale libertà non può essere compressa dalla collegialità della maggioranza, “una gabbia fatta apposta per evitare liberi pensieri e addomesticare le opinioni”.

BuongiornoRimini aveva ben individuato quali siano state le gocce che hanno fatto traboccare il vaso. “Gli ultimi due ordini del giorno sul bando europeo dei rifiuti e sull'istituzione delle unità cinofile da me presentati sono stati considerati indigesti “ non per il merito ma per il metodo” così mi è stato detto. E su un'ennesima riunione in cui mi si chiedeva di smettere di parlare e di fare il capogruppo dissi che con tali divieti non potevo coesistere e che dopo il convegno sull'elettrodotto avremmo deciso il da farsi. Gli ordini del giorno sono passati e il convegno è stato un successo e le richieste si assopirono. Poi il mio intervento sulla Molo Street Parade e sulle sicurezza carente dell'evento. Un intervento dettato dal turbamento del momento. Ho vissuto attimi di terrore che mi hanno fatto riflettere sull'evento e sulle carenze di sicurezza e su cosa sarebbe potuto succedere se invece di 4 ragazzini sfigati si fossero trovati dei malintezionati organizzati”. È stato il delitto di lesa maestà che ha fatto scattare la defenestrazione.

Nel bivio fra restare nel gruppo abdicando alla sua libertà di opinione o invece rimanere fedele all’#erbettapensiero, la scelta è stata “mantenere fede alla parola data ai miei elettori che si aspettano un #erbettapensiero anche divergente dal senso comune ma che porti dei risultati concreti”.

L’uscita di Mario Erbetta dalla maggioranza non ha alcuna conseguenza pratica. Il sindaco Gnassi e la Giunta conservano un ampio scarto sull’opposizione. Fra i militanti, Cinzia Salvatori ha annunciato che anche lei lascia Patto Civico. Certo, resta in piedi la domanda fondamentale sul futuro della lista civica promossa da Sergio Pizzolante. Le elezioni ci sono state appena due anni fa, ma dal punto di vista del quadro politico sembrano trascorsi decenni. Pizzolante non è più deputato, il Pd è stato travolto dall’ondata populista che ha conquistato il governo. Il prossimo anno ci saranno le elezioni amministrative in sedici Comuni della provincia e le elezioni regionali. Una sorta di prova generale di quel che potrebbe accadere a Rimini nel 2021. Se nel Pd dovesse prevalere il gruppo degli antirenziani, è prevedibile che a Patto Civico sia dato il ben servito. E poi nel 2021 non ci sarà più Gnassi.