Elezioni, analisi del voto nazionale nel microcosmo di Misano

Mercoledì, 14 Marzo 2018

Le città della Romagna non possono essere neanche lontanamente paragonate alla Roma del sindaco Marino o alla Sicilia di Crocetta.

Si tratta di città mediamente amministrate in maniera dignitosa, con servizi abbastanza efficienti, con livelli di reddito più alti della media nazionale, inserite nei circuiti più virtuosi dell'economia del nostro paese che guidano la ripresa.

In alcuni casi, come quello della città di Rimini, si assiste negli ultimi anni ad una vera e propria rinascita del tessuto urbano ed un sostanziale miglioramento delle infrastrutture civili.

Tutto ciò non ha messo tuttavia al riparo il PD dalla più sonora batosta elettorale di sempre.

Le elezioni del 4 Marzo rappresentano senza dubbio la definitiva conclusione di un'intera epoca politica per le nostre comunità e sarebbe utile per chi ha perso, ma anche per chi ha vinto, capire cosa è successo.

Prendo a riferimento il dato elettorale del PD nel comune di Misano (21,98%).

Per me è emblematico non solo perché è quello che più si avvicina alla media ottenuta dal PD nel riminese (22,13%), ma anche perché, negli anni d’oro, aveva una delle percentuali più alte per la sinistra.

Il suo sindaco inoltre è una personalità di primo piano del PD, segretario provinciale. Aggiungo che si tratta obiettivamente di un comune ben amministrato, che ha realizzato opere pubbliche importanti, invidiate dai cittadini di altri comuni.

A Misano nelle elezioni politiche del 1976 il PCI, al suo apice, ottenne 3040 voti pari al 62,49%.

Vent’anni dopo, nel 1996, dopo il crollo del muro, dopo tangentopoli, dopo il primo fallimento di Berlusconi, il PDS al proporzionale raccolse 2732 voti pari al 40,74%, ma l’Ulivo all’uninominale, con la percentuale del 60,65, si avvicinava all’epoca d’oro, con cifre assolute sopra i 4000 voti.

I dieci anni successivi, quelli dell’alternanza alla guida della seconda repubblica, erodono solo parzialmente quel risultato.

Nel 2006, di nuovo vincente Prodi, si vota per la prima volta con il Porcellum. L’alleanza di centro sinistra è quella dell’Unione che raccoglie il 57,58%, c’è già una lista unica che prepara la nascita del PD, quella dell’Ulivo con 3214 voti il 42,38%.

Sono passati trent’anni, la popolazione è cresciuta, l’affluenza al voto è un po’ diminuita, i voti grosso modo rimangono quelli. Ciò che si guadagna al centro si perde a sinistra, dove Rifondazione e Comunisti Italiani, entrambi dentro l’Unione, sommati raccolgono 659 voti, 8,69%.

Si torna la voto dopo due anni, nel 2008. E' la prima vera grande frattura nel comportamento elettorale, a Misano come in gran parte dell'Emilia Romagna rossa.

Per il centro sinistra c’è alle spalle la devastante esperienza del governo dell’Unione, ci si affida a Veltroni ed alla nascita del PD senza speranza di vittoria, ma con l'ambizione di segnare un nuovo inizio per il centro sinistra.

Il PD al suo esordio raccoglie 3153, il 41,76%. Veltroni tampona l’emorragia, assorbendo ed attirando dalla vecchia Unione tutto l’elettorato di matrice riformista.

Il prezzo maggiore lo paga la sinistra critica (260 voti, 3,44%), ma complessivamente le forze che facevano parte dell’Unione lasciano sul campo circa il 10% a vantaggio del centro destra.

E’ la certificazione di una svolta negli orientamenti dell’elettorato, i due anni dell’Unione hanno irrimediabilmente minato la credibilità della classe dirigente del centro sinistra, ciò avviene alle soglie della grande recessione. La diga dello zoccolo duro ormai fa acqua da troppe parti e in mare invece si prepara la tempesta.

Nel 2013, dopo il travagliato tramonto di Berlusconi, dopo lo spread e l’emergenza, dopo il sangue e le lacrime del governo Monti, nonostante il vento favorevole e il grande vantaggio attestato dai sondaggi, la campagna elettorale di Bersani si conclude con una "non vittoria".

La frana investe le regioni rosse, in particolare l’Emilia Romagna e le Marche dove esplode il M5S.

A Misano si sgonfiano i consensi al PD, 2313 voti, pari al 29,98%, la coalizione di Monti supera di poco i 500 voti e non raggiunge il 7%. Anche sommati non si avvicinano a quelli di Veltroni.

Il M5S ottiene una delle percentuali più alte della regione 34,88%, quasi 400 voti in più del PD, la Lega invece rimane un fenomeno marginale, 100 voti.

La crisi ha creato un abisso, ha scagliato i cittadini contro l'Europa responsabile dei sacrifici, ha scavato la fossa al vecchio sistema politico ed il PD sciaguratamente ci si è buttato dentro.

Invece di parlare del paese, individuare un percorso diverso, ha continuato a duellare con Berlusconi nel teatrino della politica, a suon di bunga bunga e di giaguari da smacchiare.

  1. 2018. Cinque anni, tre governi senza mai una maggioranza scelta dai cittadini, un referendum perso abbondantemente.

Non servono a nulla tutti i fondamentali dell'economia migliorati, non servono le riforme ed i nuovi diritti, e non servono neppure le stagioni turistiche in ascesa, i consumi che riprendono, il mercato immobiliare che torna a muoversi.

E' la stagione della paura (per gli immigrati), del risentimento (per la fine delle garanzie) e del rifiuto (per le vicende del giglio magico), è la stagione degli elettori che vogliono voltare pagina.

Il partito della sinistra riformista tocca il suo minimo storico 1680 voti, il 21,98%.

Il M5S conferma più o meno i voti di cinque anni prima, 2786 pari al 35,39%. Chi esplode nei consensi è la Lega con 1458 voti, che con il 19,08%, fa sentire il fiato sul collo al PD. C'è stata una vera e propria trasmigrazione di elettori. La prima nel 2013 ha lasciato il PD per il M5S, adesso fuggono verso Salvini.

In quarant'anni il mondo è cambiato e nel microcosmo emblematico misanese anche lo scenario politico è mutato altrettanto radicalmente.

Nel 1976 gli aventi diritto al voto erano 5126, i votanti 4982. Il PCI si aggiudicava 3040 voti.

Misano è cresciuta, oggi gli elettori sono diventati 10.063, i votanti un pò meno, sono comunque 8026.

Di fronte ad un elettorato che raddoppia, il consenso politico della sinistra, in voti assoluti invece si dimezza e in termini percentuali si riduce ad un terzo. Un ribaltamento totale.

Impressiona che ciò avvenga dove ancora a livello locale governa la sinistra. Dopo le sconfitte di Bellaria, Riccione, Coriano e Cattolica tuttavia i prossimi turni di voto locale sembrano segnati.

La sentenza è chiara: se il PD rimane quello che è attualmente, per i valori ed i programmi della sinistra, nella nostra terra, non ci sono più ruoli da protagonista.

Quarant’anni, è stato un lungo addio, ma adesso è cominciata un'altra storia.

Sergio Gambini