tortora-scuroMisano | Cadaveri, forse ha agito la madre

 

Saranno domani le autopsie sui tre cadaveri ritrovati ieri in una villetta a Misano. Due le ipotesi investigative del inquirenti, entrambe di omicidio-suicidio: una è che a uccidere le due donne sia stato l’uomo, afflitto da problemi economici, che poi si sarebbe suicidato tagliandosi i polsi. L’altra è che a premeditare il suicidio, proprio e della figlia, sia stata la donna, già in cura al servizio di igiene mentale. Quando l’uomo le ha trovate morte avrebbe preferito farla finita (Ansa).

 

misano 3 cadaveri

 

1Rimini | Abusi e soprusi in consiglio comunale, la minoranza chiede un incontro al prefetto

 

Dodici consiglieri del Comune di Rimini hanno scritto al prefetto, Claudio Palomba, per chiedere "un incontro urgente". Spiegano i 12, tutti della minoranza tranne Stefano Brunori dell'Idv, che lo scopo dell'incontro è quello di "rappresentare una serie di fatti e comportamenti gravi occorsi durante la seduta di consiglio comunale del 18 dicembre 2014 e ritenuti gravemente pregiudizievoli dei diritti riconosciuti ex lege ai consiglieri comunali". Una richiesta sintetica e generica, nonostante faccia comprendere la gravità di una situazione. Abbiamo chiesto a Fabio Pazzaglia (FareComune) di raccontarci i fatti di cui è stato protagonista.


"E' successo, il 18 dicembre, che un consigliere di maggioranza abbia scarabocchiato il mio emendamento al bilancio, tirando righe per cancellare ciò che non gli andava bene e aggiungendo a penna quanto ha ritenuto opportuno. Poi lo ha fatto approvare come suo: quello è un falso ideologico". Nel corso del dibattito, a dir poco acceso, su Agenzia mobilità, quella stessa sera sarebbero accaduti anche altri fatti fuori dalle regole. "Erano iscritti a parlare tre consiglieri di minoranza quando ad un certo punto è stato chiesto il conteggio del numero legale. Loro non hanno risposto all'appello, perché si erano assentati (volutamente, ndr, per far cadere la seduta e non votare la delibera su Am). Rientrati, non sono potuti intervenire perché il presidente ha cancellato le prenotazioni dichiarando chiuso d'imperio il dibattito. Questa cosa non avrebbe potuto farla: è un abuso di potere".


Se il 'buongiorno si vede dal mattino', vale la pena anche di raccontare l'ingresso di Pazzaglia quella stessa sera in consiglio. "Come avevo annunciato, per protesta contro la mancata convocazione di un consiglio tematico sul Jobs act, mi sono presentato in aula con un bavaglio alla bocca. Ma davanti alla porta mi sono ritrovato davanti un funzionario che ha tentato di impedirmi di entrare. Questa cosa non è possibile. Per regolamento, la stessa polizia municipale può intervenire in aula solo se chiamata a farlo dal presidente".


I fatti del 18 altro non sarebbero che il clou di un menage che va avanti da troppo tempo. Ci sono delibere approvate e messe nel dimenticatoio, ci sono interrogazioni a cui si risponde in ben oltre i cinque giorni canonici e ci sarebbero persino funzionari che impedirebbero ai consiglieri comunali di entrare in aula e consiglieri 'ladri' di emendamenti. Il tutto in Comune a Rimini.


"Da molto tempo - spiega Pazzaglia - ai consiglieri comunali dell'opposizione viene impedito il normale svolgimento della propria attività". Tra gli esempi più noti e citati negli ultimi giorni, quello delle tre delibere sull'edilizia proposte dai 5Stelle e approvate da tutto il consiglio comunale diversi mesi or sono, ma un po' tutti i gruppi di minoranza (e anche dalla maggioranza Stefano Murano Brunori) hanno da lamentare casi simili. "C'è anche il mio richiamo - ricorda Pazzaglia - al presidente del consiglio perché la mia proposta di delibera sulle unioni civili sarebbe dovuta tornare entro trenta giorni in aula per essere votata definitivamente, dopo le verifiche degli uffici. Invece di giorni ne sono passati 40 e non se ne sa nulla".
Il Regolamento del consiglio comunale dovrebbe garantire l'agibilità politica di tutti i consiglieri, tutti sono chiamati a rispettarlo, su di tutti ricadono i diritti sanciti, "ma se il Pd se ne infischia è chiaro che per noi è finita. Questa simbiosi tra Pd e macchina comunale è al di fuori di ogni logica di rispetto: noi rappresentiamo i cittadini e abbiamo il dovere di rispettare il Regolamento".


Per la cronaca: il consiglio tematico sul lavoro è andato in scena ieri. L'esito: "finalmente - è sempre Pazzaglia a raccontare - il Pd riminese è uscito allo scoperto sul provvedimento legislativo del governo Renzi in materia di lavoro, il contestatissimo jobs act. Ebbene il sindaco e il gruppo consiliare del PD (eccetto Bertozzi e Giorgetti) hanno votato insieme ai rappresentanti della destra riminese contro la mozione che intende farsi carico dei pesanti effetti che produrrà il jobs act sul nostro territorio comunale".

consiglio comunale

 

Mercoledì, 14 Gennaio 2015 09:57

giornalaio, 14 gennaio 2015

giornalaioInchiesta Aeradria, c’è anche l’ipotesi di truffa | Tre cadaveri a Misano | Centro storico, partono i lavori

 

Inchiesta Aeradria, parla la Procura. Il capo Paolo Giovagnoli spiega l’ipotesi investigativa: l’esistenza di una ‘cabina di regia’ che avrebbe garantito finanziamenti pubblici, in realtà non dovuti, per tenere in piedi lo scalo, accumulando debiti su debiti, in nome del bene della città, ovvero con i soldi di tutti. Non è data per scontata la consapevolezza degli indagati di agire fuori dalla legge. La Procura esclude anche che gli indagati abbiano intascato dei soldi per arricchirsi personalmente. Ma, fa notare Giovagnoli, sarebbero lo stesso responsabili nel momento in cui gli inquirenti riuscissero a provare che i soldi pubblici siano stati usati per ripianare una situazione ormai evidentemente insanabile. Nove dei 36 indagati devono rispondere dell’accusa di associazione per delinquere. Tra i reati anche l’abuso d’ufficio, il ricorso fraudolento al credito e la truffa aggravata ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche non dovute. (ilCarlino, Corriere, LaVoce, NQ).

 

Niente Capanna di Betlemme a Vergiano. Il Tar approva il ricorso di un privato contro la variante al piano regolatore passata in Comune. In pratica palazzo Garampi aveva concesso nel 2011 alla Diocesi un aumento delle cubature con la possibilità di edificare fino a 1.800 metri quadrati. L’obiettivo era quello di dare una sede definitiva alla Capanna di Betlemme, la realtà dell’associazione Papa Giovanni che ospita i senzatetto. Ma il proprietario del vivaio accanto ha fatto ricorso e ha vinto. Il progetto non è regolare, ha sostenuto. Il tribunale gli ha dato ragione. L’area, infatti, sarebbe agricola e non basterebbe per edificare il fatto di costruire un edificio ad utilizzo pubblico, come ha tentato di spiegare il Comune ai giudici. Adesso la Diocesi ha chiesto indietro al Comune i 143mila euro anticipati per gli oneri (Corriere).

 

Centro storico, lavori di riqualificazione da 1,9 milioni di euro. Restyling per via Castelfidardo, il sagrato di Santa Rita, via Cairoli e la piazzetta davanti a Sant’Agostino. Via i parcheggi da Piazzetta ducale, sostituiti da un’area sosta per i pedoni (Corriere).

 

Concessioni balneari, ieri incontro a Roma al Ministero: il governo chiederà ad Anci i dati sulle concessioni per il dossier da portare a Bruxelles così da “tutelare la tipicità italiana”. Bruxelles intanto ha risposto alla petizione dei balneari italiani, assicurando loro che “la durata di ogni nuova concessione deve essere stabilita, caso per caso, dalle autorità italiane, tenendo conto di garantire l’ammortamento degli investimenti e la remunerazione dei capitali investiti da chi la ottiene” (Corriere, Nuovo Quotidiano).

 

Cliniche, la Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, Carlo Lusenti, per Tiziano Carradori, attuale direttore generale alla Sanità, e per la dirigente cervese Bruna Baldassarri. L’ex assessore e Carradori sono accusati di falso, i due dirigenti (Carradori e Baldassarri) di concussione. Secondo il pm Plazzi, Lusenti e i due dirigenti avrebbero favorito, nelle procedure di accreditamento per l’Alta specialità, alcune cliniche del gruppo Gvm Care&research (tra cui Villa Maria Cecilia a Ravenna) a scapito della clinica modenese Hesperia Hospital (Corriere, LaVoce).

 

Orrore a Misano. Il presunto assassino suicida è un uomo di 35 anni, l’ecuadoregno Alvaro Cerna Cedeno, trovato morto con le vene dei polsi recise. Aveva perso il lavoro. Sul letto, abbracciate e senza segni apparenti di violenza, Adriana Stadie 44enne argentina, compagna di Alvaro , nota e apprezzata pasticcera, e sua figlia 15enne, Sophie Stadie. Sembra la avesse ipotizzato di tornarsene in Argentina.
La scoperta ieri alle 18,30 circa. Un carabiniere insospettito dalla preoccupazione della figlia, compagna di classe di Sophie al Belluzzi di Rimini, ha alzato la tapparella esterna della villetta e ha intravisto un corpo mummificato. E’ dal 20 di novembre che i tre non si erano più visti. I vicini pensavano fossero andati in Sudamerica per le feste (ilCarlino, Corriere, LaVoce, NQ).

 

I fatti di Parigi. LaVoce intervista il professore emerito di Semiotica Paolo Fabbri, che per anni ha frequentato la capitale di Francia, per chiarire soprattutto due cose.
Uno: non c’è complotto internazionale. “Erano dei poveracci. Degli sfigati rintronati dal rap, eccitati dal principio di morte, incapaci di vedere al di là del loro atto. Sono i cosiddetti ‘attori miopi’”, spiega. E aggiunge: “L’imbattibilità attuale del terrorismo è data proprio dall’assenza di capi”.
Due. Perché a molti non piace il linguaggio di Charlie Hebdo? “Noi non abbiamo avuto il surrealismo”, spiega Fabbri. “I surrealisti erano sguaiati, violenti, atei, bestemmiatori. Noi avevamo i futuristi, che però sono scesi a patti con il potere. E la Chiesa cattolica, che ha contenuto gli aspetti più grossolani. E’ assurdo stupirsi che siano dissacranti le vignette di Charlie Hebdo come è stupido stupirsi che in un libro giallo ci sono degli omicidi”.

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Rimini, crisi dell'edilizia: e se facessimo come a Reggio Emilia?

 

 

Il mattone non solo è il motore dell’economia privata, grazie alla filiera di imprese e artigiani che la costruzione di un edificio riesce ad attivare. Da sempre il mattone è anche un formidabile carburante per la macchina comunale che nel pagamento degli oneri di urbanizzazione trova una forma di finanziamento. Con il blocco dell’edilizia, al contrario, ci rimettono tutti: i cittadini che non possono costruire, le imprese che non lavorano, il Comune che non incassa.

 

Premessa doverosa per capire al meglio la piccola grande rivoluzione attuata da un Comune della nostra regione per rimettere in moto l’edilizia. Sì, perché a Rimini discutiamo, polemizziamo, confermiamo di essere una città ad intensa attività labiale, mentre da altre parti, non molto lontane, in città con amministrazioni dello stesso colore politico della nostra, si rivelano più pragmatici, più inclini a rimboccarsi le mani e risolvere i problemi concreti.

 

Da noi tutto diventa un dibattito sul piano strategico che si è arenato, sul Psc e sul Rue che non arrivano mai in porto, sul masterplan che non produce niente di nuovo; oppure ci si pavoneggia per avere, in tempi di crisi dell’edilizia mai vista prima, posto finalmente un freno alla speculazione edilizia e alla dittatura del mattone. Come ebbe a dire una volta il saggio Sergio Zavoli a proposito di un altro inconcludente dibattito, tutto finisce in giornalismo.

 

Invece bastava imboccare l’autostrada e uscire al casello di Reggio Emilia per trovare un Comune che fin dal 2010 ha approvato un pacchetto di norme per rimettere in moto l’edilizia favorendo il recupero degli edifici nel centro storico. Le norme si sono rivelate così valide che all’inizio dello scorso anno sono state confermare per tutto il 2014 ed anche per il 2015.

Cosa si sono inventati a Reggio Emilia, che non è certo un Comune governato da reazionari e palazzinari?

 

Hanno deciso di applicare una riduzione del 10% degli oneri di urbanizzazione primaria dovuti al Comune da coloro che realizzano interventi di recupero su immobili collocati in centro storico, nella città storica, nei nuclei storici delle frazioni e negli ambiti di riqualificazione urbana. La riduzione si applica anche alle ristrutturazioni dei fabbricati con funzione residenziale esistenti in altre zone. Sempre per questa tipologia di interventi viene applicata una riduzione del 30% degli oneri di urbanizzazione secondaria per il recupero di immobili ubicati nel centro storico, nella città storica, nei nuclei storici delle frazioni e negli ambiti di riqualificazione urbana. La riduzione è del 20% per la ristrutturazione dei fabbricati esistenti in altre zone, con funzione residenziale. È stato inoltre ridotto di oltre i due terzi il valore da corrispondere a titolo di monetizzazione dei parcheggi di uso pubblico attualmente richiesto.

 

Ciò che deve essere pagato (oneri di urbanizzazione, monetizzazione verde e parcheggi) può essere rateizzato e la prima rata può essere pagata 120 giorno dopo la comunicazione di rilascio del permesso di costruire.

Si possono rateizzare anche le sanzioni amministrative; non si incrementano i costi in caso di rinnovo del titolo abilitativo, è stato eliminato il requisito del pagamento integrale del contributo di costruzione ai fini del rilascio del certificato di conformità edilizia ed agibilità parziale. Più agevoli anche le modalità di presentazione e di svincolo delle fideiussioni.

È stata confermata la riduzione del 30% del Canone per l'occupazione di spazi e aree pubblici (Cosap) per cantieri edili finalizzati a ristrutturazioni di immobili (con o senza ampliamento) in tutto il territorio comunale.

 

Le misure adottate dal Comune di Reggio Emilia forse hanno anche qualche difetto e forse, se applicate a Rimini, avrebbero bisogno di essere adattate alla nostra specifica situazione. Ma non è questo il punto.

Meritano di essere segnalate perché sono espressione di un approccio concreto alla crisi, di attenzione ai problemi delle famiglie e alle esigenze delle imprese, rivelano un rapporto empatico, e non soverchiante, fra pubblica amministrazione e cittadini.

Il presidente della Camera di Commercio Fabrizio Moretti ha presentato al Comune di Rimini il progetto di una rete di imprese finalizzata alla ristrutturazione edilizia e alla riqualificazione urbana. Se alle banche chiede finanziamenti agevolati, al Comune si rivolge per aver facilitazioni normative.

 

L’esempio di Reggio Emilia appare imitabile. L’amministrazione di quella città, nel presentare il rinnovo delle norme anche per il biennio 2014-2015, ha dichiarato di essere consapevole che l’operazione comporterà una diminuzione delle entrate nelle casse comunali rispetto a quelli che sarebbero stati gli introiti in una situazione di normalità. Mancate entrate che però possono essere in buona parte compensate dall’aumento degli interventi edilizi sul patrimonio esistente innescati dagli incentivi stessi.

Se è vero, come ha osservato il sindaco di Rimini Andrea Gnassi che molti cittadini non ritirano le licenze perché gli interventi programmati si rivelano troppo costosi e non più compatibili economicamente, una riduzione dei costi di competenza comunale potrebbe indurli a riprendere in mano i progetti.

 

È una strada, è un esempio. Se qualcuno ha idee migliori, si faccia avanti. Ma non ci si limiti a constatare l’esistente o a scivolare nelle solite polemiche.

 

1Rimini | Concessioni balneari, il governo sta preparando un dossier per Bruxelles

 

Demanio marittimo, il governo chiederà ad Anci i dati sul sistema concessorio, rispetto all’intero territorio italiano, così da completare un dossier col quale si recherà nuovamente a Bruxelles per rappresentare e tutelare la tipicità italiana e le rivendicazioni di un sistema eccellente, di grande spessore economico, nonché strategico per l’industria turistica nazionale. La notizia arriva da Roma dove oggi al Ministero del turismo si è svolto un incontro tra le associazioni degli operatori balneari, il sottosegretario al Turismo, Francesca Barracciu, e il gruppo di lavoro del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Sandro Gozi, che ha delega agli affari europei del governo. Presente anche il presidente di Oasi Confartigianato, Giorgio Mussoni.
"E’ sempre più coeso – commenta Mussoni – l’impegno italiano nel dialogo con l’Unione europea e la riunione odierna è stata utile a ritrovare una perfetta sintonia nelle varie componenti governative, per definire la posizione italiana in quella che è una vera e propria trattativa. Siamo consci che l’Ue ha regole precise, paletti difficili da spostare, ma nel governo c’è tutta l’intenzione di porre sul tema il massimo impegno politico per ottenere il miglior risultato". Positiva per Mussoni, la notizia appresa oggi. "Confidiamo che il prossimo incontro, per il quale non c’è ancora una data fissata, possa rappresentare un passo verso la soluzione da sempre auspicata".

 

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neroRimini | Cinque dirigenti per la Provincia

 

Provincia, sono cinque i dirigenti della nuova era individuati dal presidente Andrea Gnassi: Isabella Magnani ai Se capo dell'Ufficio legale; Carlo Casadei al servizio ambiente, energia e agricoltura; Massimo Venturelli ai servizi Infrastrutture territoriali e tecnologiche e Corpo di polizia provinciale; Fabio Tomasetti a capo del servizio Pianificazione territoriale e mobilità di sistema e dell'Ufficio di statistica; Enzo Finocchiaro, infine, al servizio Politiche comunitarie, turismo e servizi alla comunità. Il decreto di Gnassi è attivo sin da ieri e tiene conto, spiega il documento, sia delle competenze sia dei risultati ottenuti dai dirigenti, che dovranno lavorare in sinergia. Isabella Magnani è confermata vice segretario generale dell'Ente (segretario generale è Carmelo Cilia, che assumerà i servizi qualora fossero assenti sia i dirigenti ufficiali sia i loro supplenti).

 

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1Rimini | Centro storico, 1,9milioni per la riqualificazione di piazze e vie

 

Centro storico, da lunedì riprendono i lavori per la riqualificazione delle vie e delle piazze. Saranno interessate dai lavori via Castelfidardo e via Galeria, via Tonini, piazzetta Ducale, via Santa Maria in Corte, piazzetta Zavagli, via Augurelli, via Farini, via Ducale e via Cavalieri, via Giordano Bruno e via Cairoli, da via Sigismondo a via Bonsi. La spesa spesa complessiva prevista è di circa 1,9 milioni di euro.
"Non è solo un’operazione di maquillage urbano - dichiarano il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, e l’assessore ai Lavori pubblici, Roberto Biagini - ma un piano preciso che ha come obiettivo il rilancio complessivo del centro storico, principalmente attraverso l’immissione di nuove funzioni e vivibilità. Quelli che sino a oggi sono stati spazi troppo spesso ostaggio di smog e traffico diventeranno luoghi dell’incontro, delle relazioni, della cultura, a tutto vantaggio anche delle attività economiche e imprenditoriali ubicate nel cuore di Rimini. Non c’è dunque solo l’elemento del ‘nuovo’ ma anche della ‘scoperta’ e del rafforzamento della componente identitaria, visto che molti degli edifici storici e dei monumenti che verranno valorizzati con questi interventi, sono di fatto oggi sconosciuti ai riminesi per la loro oggettiva ‘impraticabilità fisica’".


Via Castelfidardo e via Galeria. Con la realizzazione del secondo lotto (costo 622.000 euro) si completano i lavori di riqualificazione di via Castelfidardo, oggetto negli scorsi mesi della sistemazione della pavimentazione nel tratto da via IV Novembre a via Michele Rosa e la sostituzione con lastre di pietra del conglomerato bituminoso nel piazzale antistante il mercato centrale coperto. Il progetto prevede infatti non solo la riqualificazione in sintonia con quanto già fatto nel rimanente tratto fino a via Brighenti ma anche la sistemazione del sagrato di una delle più importanti chiese storiche della città come quella di Santa Rita. Raccogliendo le indicazioni della Soprintendenza il progetto prevede, come elemento separatore fra sagrato e parcheggio di piazzetta Castelfidardo, un’aiuola di alberi ad alto fusto e piante tappezzanti, capace di creare uno schermo visivo e simbolicamente riproporre il muro della distrutta caserma Castelfidardo. Nel sagrato verrà riutilizzata come pavimentazione la selce originale mentre sull’altro lato di via Galeria saranno collocate lastre in quarzo arenite prevedendo aiuole piantumate per impedire il parcheggio selvaggio.
Resterà pavimentata in conglomerato bituminoso invece via Galeria in quanto ancor oggi interessata dal massiccio passaggio di più di cento autobus al giorno, che non permettono l’utilizzo di una pavimentazione più pregiata.


Via Tonini, piazzetta Ducale, via Santa Maria in Corte. L’intervento su via Tonini (386.000 euro) sarà caratterizzato dalla pavimentazione in pietra dell’intera carreggiata tra Corso Giovanni XXIII e via Farini così da evidenziare le eccellenze architettoniche circostanti, (in primis l’ingresso del giardino del Museo e la visuale prospettica sulla Domus del Chirurgo, ma anche la Chiesa del Suffragio), per poi riprendere gli elementi che hanno caratterizzato gli interventi sulle altre vie già riqualificate, ovvero l’utilizzo di conglomerato bituminoso colorato per le vie con banchine in selce di fiume e lastre di quarzo arenite o arenaria tipo Alberese.
La parte carrabile sarà in selce di fiume come Corso Giovanni XXIII mentre le parti pedonali saranno realizzate in lastre di quarzo arenite o arenaria tipo Alberese fiammata. Gli attuali stalli di parcheggio saranno sostituiti con arredi per la sosta, panchine, portabici e cestini.
L’intero sviluppo del passaggio pedonale lungo la via che porta in piazzetta Ducale sarà delimitato da fittoni dissuasori per evitare il parcheggio delle automobili. Qui la pavimentazione sarà in lastre di quarzo arenite con fasce di pietra bianca di Lessinia e la piazzetta offrirà una zona di sosta pedonale con l’installazione di panchine, aiuole con alberi, pubblica illuminazione del tipo di quella di Piazza Tre Martiri e la perimetrazione dell’area con fittoni dissuasori. Da segnalare come nell’intervento su via Santa Maria in Corte, l’antico tracciato delle mura Aureliane (ancora visibili all’interno del Giardino dei Musei Comunali) sarà segnalato a terra con cordoli in granito e selce di fiume.


Piazzetta Zavagli, via Augurelli, via Farini, via Ducale e via Cavalieri. In questo gruppo d’interventi (452.000 euro la spesa) solo quello su piazzetta Zavagli, sarà caratterizzato da una pavimentazione in lastra grigia e bianca con inserti in selce di fiume, mentre le rimanenti vie saranno riqualificate con l’utilizzo di conglomerato bituminoso colorato per le vie con banchine in selce di fiume e lastre di quarzo arenite o arenaria tipo Alberese.


Via Giordano Bruno e via Cairoli (da via Sigismondo a via Bonsi). Via Giordano Bruno sarà l’unica strada dell’Anello delle nuove piazze a essere riqualificata interamente con l’uso di selce e lastre in pietra. Una scelta progettuale che andrà così a completare la riqualificazione delle strade perpendicolari al decumano comprese tra la Piazza Cavour e Piazza Tre Martiri realizzata negli anni scorsi da cui via Giordano Bruno era rimasta esclusa.
La nascita di una nuova piazza di fronte alla Chiesa di Sant’Agostino, caratterizzerà invece l’intervento su via Cairoli. Uno spazio urbano interamente pavimentato in selce e lastre in pietra e arredato con i nuovi elementi dell’abaco degli arredi del centro storico, come quelli utilizzati in piazzetta San Bernardino.
Dal confine con il complesso del Teatro degli Atti la via sarà poi caratterizzata dalla corsia centrale in conglomerato colorato rosso e dalle banchine laterali realizzate in pietra o selce lungo cui (su quella a nord) sarà realizzato un percorso pedonale difeso da dissuasori veicolari per consentire il transito in sicurezza dei pedoni. Un percorso pedonale protetto che il progetto prevede di prolungare su via Bonsi fino al collegamento con via Bastioni Occidentali.
Contestualmente alla riqualificazione della sede stradale saranno abbattute le barriere architettoniche esistenti negli accessi al Teatro degli Atti e a Palazzo Lettimi prevedendo di intervenire in parte anche sulle quote delle soglie dei fabbricati.

 

rimini centro storico

tortora-scuroRimini | Sigep, contro il terrorismo una Statua della libertà tutta di cioccolato

 

Due metri e mezzo d'altezza e 1.500 chili di peso. Sono le caratteristiche fisiche della riproduzione in cioccolato della libertà che verrà ultimate ed esposta nel corso della 36esima edizione del Sigep, a Rimini fiera dal 17 al 21 gennaio. "Je suis Charlie" è la scritta che campeggerà sul libro posto nella mano sinistra della statua, perché i fatti di Parigi della scorsa della settimana sono accaduti proprio mentre l'opera al cioccolato era in fase di realizzazione. Gli attentati hanno colpito l’Accademia maestri cioccolatieri italiani, diretta da Mirco Della Vecchia, che ha deciso di dedicare la creazione a tutti coloro che si riconoscono nella lotta al terrorismo. al Sigep di potrà ammirarla il 19 gennaio nell'area 'The chocolate show' (padiglione A7), dove verrà terminata dai cioccolatieri dell'Accademia. Per testimoniare un altro dei valori del made in Italy, il gelato artigianale, al posto della fiaccola, la donna con la lunga toga innalzerà un cono gelato realizzato in vetro soffiato dai maestri vetrai di Murano. Dopo il debutto a Sigep, la Statua della libertà sarà esposta per sei mesi a Milano ad Expo 2015, nel padiglione dedicato al cacao. Infine, grazie ad accordi già definiti, il 31 ottobre sarà imbarcata su un aereo per essere trasferita a Washington dove sarà donata al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

 

statua della libertà

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Aeroporto di Rimini, le "verità" della Procura e le responsabilità della politica

 

Sull’aeroporto in questi giorni i riminesi si trovano a dover digerire due amare verità: la riapertura del traffico è avvolta da tali e tante incognite da farla apparire improbabile; sulla precedente gestione, quella di Aeradria, pende l’infamante accusa di associazione a delinquere. La Procura sta verificando se tutti i maggiorenti della città – rappresentanti delle istituzioni e  privati – non abbiano agito insieme e concordi per uno scopo fraudolento. La storia recente dell’aeroporto non sarebbe semplicemente costellata di errori, ingenuità e magari qualche reato ma sarebbe espressione di un progetto criminale in cui sono coinvolti tutti i big della città.  La decisione della Procura sembra una indiretta risposta ad un’esponente dei creditori di Aeradria, Cristina Pesaresi, che in una dichiarazione ai giornali si era chiesta dove fosse la centrale di malaffare per cui non era stato concesso il concordato e la continuità aziendale alla nuova gestione della società aeroportuale.

 

C’è da rimanere allibiti. Ci si aspetterebbe qualche reazione decisa da parte degli esponenti politici coinvolti. Non tanto per ribadire una propria innocenza (ne hanno tutto il diritto, fino a prova contraria) quanto per dare una lettura diversa – se esiste – da quella del complotto criminale ai danni dei cittadini contribuenti. Invece abbiano visto solo le scontate difese d’ufficio, o poco più,  dell’on. Tiziano Arlotti e del segretario del Pd Juri Magrini. Sul fronte opposto, Marco Lombardi di Forza Italia, che punta il dito sulle responsabilità politiche delle due ultime amministrazioni sia in Comune che in Provincia, senza però entrare nel merito.

 

Certo una posizione della politica non è facile, costretta com’è fra due alternative altrettanto scomode. Può rivendicare il proprio pieno coinvolgimento nella gestione di Aeradria, avendo nominato il presidente e il consiglio d’amministrazione e condiviso tutte le principali decisioni volte a rilanciare l’aeroporto.   In questo caso ci sarebbe un’assunzione di responsabilità politica, pur rigettando eventuali scivoloni penali, attribuendoli all’azione dei singoli amministratori.   Ma finora non si è visto e udito niente di tutto questo, anche perché presuppone un personale politico con gli attributi, consapevole del proprio ruolo a tutela degli interessi della collettività.

 

La politica può al contrario dichiararsi estranea, come ha fatto più volte l’ex presidente della Provincia Stefano Vitali, il quale – a suo dire – quale socio di riferimento non aveva alcun accesso agli atti e quindi tutte le scelte sbagliate sono attribuibili all’ex presidente Massimo Masini e agli altri membri del consiglio d’amministrazione. È questa la posizione che fino ad oggi è andata per la maggiore, suffragata anche dalle eventuali azioni di responsabilità che Regione e Provincia hanno messo in conto di poter fare.  È una posizione poco credibile: se davvero Masini & soci avessero fatto tutto all’insaputa di Provincia, Comune e Regione, ci sarebbe da dubitare molto sulle capacità politiche e amministrative degli uomini alla guida di quegli enti.

 

La comunità riminese che si interroga su cosa sia successo in aeroporto negli ultimi anni si trova quindi di fronte alla sola narrazione proposta dalla Procura. È mancata e manca tuttora una lettura politica che, al netto delle eventuali responsabilità penali, sappia al termine dell’analisi anche indicare la strada per non ricadere in simili errori.

 

Ci spieghiamo con un esempio. Quando la Corte d’Appello di Bologna ha respinto il ricorso sul fallimento di Aeradria, ha spiegato che la società non doveva continuare ad esistere perché sarebbe proseguito quel metodo consociativo fra istituzioni pubbliche e associazioni private che aveva portato al buco di 53 milioni.  Ora, che l’aeroporto fosse gestito insieme agli albergatori lo abbiamo visto tutti. Tutti ricordiamo come il coinvolgimento degli imprenditori fosse stato presentato dalla politica come un esempio virtuoso di collaborazione pubblico-privato. Finalmente Rimini faceva sistema per ottenere risultati nell’interesse di tutti. Bene, gli stessi personaggi, di fronte all’offensiva della magistratura, hanno reagito innanzitutto per tutelare le proprie posizioni dando mandato ai legali per eventuali azioni di responsabilità.  Il problema è dunque questo: abbiamo avuto in aeroporto un metodo consociativo talmente obliquo che è degenerato in associazione a delinquere, oppure la politica è in grado di rivendicare la correttezza del metodo seguito – la collaborazione fra pubblico e privato nella gestione di un servizio pubblico – e di indicare dove, come e quando siano stati commessi errori?

 

In attesa che qualcuno possa sciogliere questo dilemma, non si può fare a meno di osservare come anche altre notizie di questi ultimi giorni si inseriscano in questo scenario. A distanza di mesi, il curatore fallimentare Renato Santini, che è nominato dal Tribunale, si ricorda che è un atto dovuto (è invece discrezionale, obietta Lombardi, di Forza Italia) il ricorso contro il bando dell’Enac che ha escluso i beni di Aeradria dalle offerte per la gestione dell’aeroporto.  Se questo era un atto dovuto, il ricorso poteva essere presentato già all’emanazione del bando o alla conclusione delle procedure. Invece arriva adesso, quasi in concomitanza con la richiesta di proroga delle indagini sul fallimento accompagnate dall’ipotesi del reato di associazione a delinquere.

 

Sembra di assistere ad una guerra sorda fra Enac e Tribunale, fra Tribunale e società vincitrice del bando, cioè Airiminum.  A Santini, e così al Tribunale, non è piaciuto il bando Enac senza i beni di Aeradria. La società sembra non piacere al curatore Santini e quindi al Tribunale perché vi ravvisano troppi elementi di continuità con l’ultima gestione di Aeradria, quella che aveva come consulenti gli stessi soggetti che sono dietro ad Airiminum.  

 

Queste guerre sotterranee contribuiscono a rendere incerto il futuro dell’aeroporto e a minarne la riapertura a tempi brevi.  Il 21 marzo comincia la summer season dell’aviazione e se lo scalo non sarà attivo per quella data, la situazione si complicherà ulteriormente. Il sindaco Andrea Gnassi ha invocato un nuovo intervento del Prefetto per fare chiarezza e per stabilire una road map certa. Ce n’è davvero bisogno.

mattoneRimini | Aeroporto, Lombardi (FI): Responsabilità politiche evidenti, ma preoccupa l'atteggiamento di Santini 

 

"Le responsabilità politiche delle due ultime amministrazioni sia in Comune che in Provincia sono evidenti e formeranno oggetto di critica politica quando valuteremo l'operato del sindaco e del presidente della Provincia", commenta l'ex consigliere regionale di Forza Italia, Marco Lombardi che, tuttavia, si dice attualmente maggiormente preoccupato dall'"atteggiamento del curatore fallimentare che se giustamente deve tutelare i creditori, molti dei quali peraltro, e caso più unico che raro, erano contrari al fallimento sin dall'inizio", non può farlo senza "tener conto del contesto sociale ed economico in cui l'aeroporto di Rimini si colloca".


Lombardi, che di professione fa l'avvocato, "in questa sede" non entra "nel tecnico", "ma - sottolinea - se il ricorso al Tar contro il bando Enac non era un atto dovuto ma discrezionale, la sua opportunità è veramente dubbia. A parte la prudenza di Airiminum nell'entrare in una vicenda molto complicata dal punto di vista burocratico e scivolosa dal punto di vista dei rapporti politici e giudiziari, allungare i tempi di una piena operatività dell'aeroporto significa mettere in pericolo una ripresa in tempi brevi dei rapporti con vettori vecchi e nuovi che possono riportare flussi turistici e quindi indotto economico al territorio".

Lombardi Marco