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Turismo e presenze: Rimini a confronto con le spiagge concorrenti

Martedì, 28 Luglio 2015

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Turismo e presenze: Rimini a confronto con le spiagge concorrenti

 

Chi vuole valutare l’andamento di un’industria, deve conoscere, oltre che i propri dati anche quello delle aziende concorrenti presenti sul mercato con un prodotto simile. Se questo vale per le automobili, la pasta, l’abbigliamento, vale altrettanto per l’industria turistica.

Nel presentare i dati sulle presenze turistiche relativi ad un determinato periodo, gli amministratori locali sono inclini ad affermare che nonostante la crisi e grazie alla politica degli eventi realizzata da alcuni Comuni, la Riviera dimostra una capacità di tenuta. Pe valutare in profondità questa lettura bisogna però conoscere anche quali sono state le perfomance delle località turistiche che hanno un prodotto simile al nostro.

Ed è quanto cerchiamo di fare in questo articolo, mettendo a confronto Riviera di Rimini con il resto della Riviera emiliano romagnola e con la riviera veneta.

 

 Lidi ravennati e Cervia-Milano Marittina

Aprile pessimo e maggio ottimo come a Rimini. Analoghe alla nostra Riviera le performance dei primi sei mesi dell'anno.

Partiamo dunque dalla provincia di Ravenna, presente sul mercato turistico con i lidi ravennati e con Cervia-Milano Marittima. Fortunatamente l’ufficio statistica della provincia di Ravenna ha pensato bene di scorporare queste località dal resto, che comprende anche il flusso su Ravenna come città d’arte, facilitando così un confronto più omogeneo Esaminiamo innanzitutto il mese di giugno che in provincia di Rimini si è chiuso con un -3,9% di arrivi e un -2,2% di presenze. Lidi ravennati e Cervia hanno anch’essi un saldo negativo negli arrivi (-2,67%) e nelle presenze (-1,51%), anche se leggermente migliore di quello riminese. Se invece si guarda la performance dell’intera provincia di Ravenna, emerge che il calo degli arrivi è stato del 3,43 e quello delle presenze del 4,98. Nel mese di giugno a Ravenna ha tirato di più il balneare che tutto il resto. È interessante osservare che anche Ravenna ha avuto un ottimo maggio (+23,1% di presenze) e un pessimo aprile (-24,6%), mentre, a differenza di Rimini, hanno il segno positivo i primi tre mesi dell’anno.

A Rimini i primi sei mesi dell’anno (gennaio-giugno) hanno chiuso con un leggero incremento di arrivi (+0,9%) e un lieve calo di presenze (-1,1%). A Ravenna è più consistente la crescita degli arrivi (+4%) mentre è analogo il calo di presenze (-1,24). La costa però è andata ancora meglio negli arrivi (+ 5,73%) e sostanzialmente omogenea nelle presenze (-1,51%). È evidente che a queste tendenze corrispondono valori assoluti molto diversi, che dipendono dalla diversa consistenza dell’industria turistica: i primi sei mesi dell’anno a Rimini pesano oltre 4 milioni di presenze, a Ravenna circa 1 milione e 700 mila. Ma il compito dell’analisi statistica è appunto quello di individuare linee di tendenza.

 

Cesenatico e Gatteo

Nel periodo gennaio-maggio Cesenativo aumenta le presenze del 7,7% (Rimini invece era in calo del 7,2%), Gatteo invece è con il segno negativo

Passando alla provincia di Forlì Cesena, il confronto si deve purtroppo arresta al periodo gennaio-maggio 2015 perché non sono ancora disponibili i dati di giugno. Le località balneari qui sono Cesenatico, Gatteo, ed anche San Mauro Pascoli e Savignano sul Rubicone, che hanno le loro frazioni sulla costa. Ci limitiamo a Cesenatico e Gatteo, osservando che anche in questi due Comuni maggio è andato benissimo: le presenze sono cresciute, rispettivamente, del 34,27% e del 27,18%. Prendendo in esame l’intero periodo gennaio-maggio, vediamo che Cesenatico aumenta gli arrivi dell’8,67% e le presenze del 7,75%, Gatteo invece è completamente con il segno negativo. La provincia di Rimini ha invece chiuso i primi cinque mesi dell’anno con gli arrivi cresciuti del 2,3%, mentre per i pernottamenti rimaneva il segno negativo (-1,2%, più pesante nel capoluogo Rimini, -7,2%).

Siamo costretti a tralasciare la provincia di Ferrara dove le statistiche pubblicate sono invece ferme al mese di aprile: vale però la pena osservare che anche a Ferrara è stato un mese con il segno pesantemente negativo: -10,4% di arrivi e -20,8% di presenze.

 

Confronto con i Lidi veneti

Nel periodo gennaio-maggio aumenti a due cifre in tutte le località

Spostiamoci dunque fuori regione, verso quelle spiagge venete che nell’immaginario riminese, sempre molto autoreferenziale, sono una sorta di lontani parenti poveri. Cosa possono avere di più Jesolo, Bibione e Caorle, che nessuno cita mai quando si parla di vacanza balneare, rispetto alle blasonate Rimini e Riccione, che impazzano sui media come capitali del divertimento estivo? A ben guardare qualcosa di più ce l’hanno: le presenze, soprattutto estere. Rimini, che si autoproclama capitale europea del turismo balneare, non sa o finge di non sapere che le spiagge venete producono ogni anno più di 23 milioni di presenze, otto milioni in più della provincia di Rimini. Non ci riferiamo all’intera provincia di Venezia (che può contare su una delle mete privilegiate del turismo internazionale), ma solo alle località balneari. E se sulla nostra Riviera su quattro turisti, uno solo è straniero, nei lidi veneti quasi il 70 per cento dei turisti viene dall’estero.

 

Purtroppo anche in questo caso, i dati si riferiscono al periodo gennaio-maggio. Ma sono comunque utili per farsi un’idea. I primi cinque mesi dell’anno si sono conclusi con un +18,9 di arrivi e un +26,1 di presenze (Rimini ha sentenziato che tutto sommato le cose erano andate bene, registrando un calo dell’1,2%). L’andamento eccezionale è dovuto alla festività di Pentecoste, tradizionale periodo di vacanza dei tedeschi, che nel 2015 è caduta in maggio. Ciò come il turismo tedesco sia uno dei principali mercati di quei lidi: nel 2014 ha prodotto 7,3 milioni di presenze, quasi dieci volte quelle realizzate da Riviera di Rimini.

 

Nel 2014 le spiagge venete hanno perso 100 mila presenze, noi 430 mila

Diventa quindi interessante verificare come è andato l’ultimo anno, il 2014, e confrontare il nostro andamento con il loro. Le spiagge venete hanno registrato un +1,52 di arrivi e una modestissima perdita nelle presenze, -0,4%; in Riviera di Rimini +1,9% di arrivi e -2,8% di presenze. I valori assoluti in questo caso rendono meglio l’idea: i veneti hanno perso 100 mila presenze su oltre 23 milioni, noi 430 mila su 15,5 milioni. Bisogna riconoscere con onestà intellettuale che in questi tempi di crisi c’è chi ha ottenuto risultati migliori dei nostri. Se poi si mettono a confronto le presenze estere si vede che le spiagge venete sono in positivo (+0,85%), mentre le riminesi scendono a -3,4%.

 

 

Dieci anni a confronto: le spiagge venete aumentano le presenze dell'8,7%, Rimini del 3,4%

Sul sito dell’Apt di Venezia è pubblicato un interessante riepilogo sull’andamento del turismo negli ultimi dieci anni, dal 2004 al 2013. Scopriamo così che nell’ultimo decennio sono passati da 21 milioni 890 mila presenze a 23 milioni 649 mila, con un incremento dell’8,7%. Se nel 2004 le presenze straniere erano il 63,6%, nel 2013 sono diventate il 66,9%.

E la Riviera di Rimini? Anche qui le presenze sono cresciute mettendo a confronto gli anni 2004-2013 ma solo del 3,4%. A Rimini nel 2004 le presenze straniere sono il 21,7%, dieci anni dopo sono diventate il 26%.

 

In Veneto 50 mila posti letto in più, a Rimini 5 mila

È interessante osservare anche il diverso andamento dell’offerta. Nelle località venete dal 2015 al 2013 si è passati da 271 mila a 319 mila posti letto, una crescita dovuta essenzialmente al settore extra-alberghiero, perché anche nei lidi veneti il numero degli alberghi è calato da 800 e 737. A Rimini nel 2004 avevamo 2.314 alberghi con 141.660 posti letto, aggiungendo l’extra-alberghiero gli esercizi ricettivi diventano 2.703 e i posti letto 166.550. Nel 2013 gli alberghi sono calati a 2.253 con 146.761 posti letto e il totale degli esercizi ricettivi è sceso a 2.652 e i posti letto complessivi sono saliti a 172.429. Quindi a fronte dei quasi 50 mila posti letto in più creati nella riviera veneta, da noi la crescita è stata di 5.000 unità.

 

Qualche prima valutazione

Ci sarebbe da dire molto su questi confronti. Ci limitiamo ad alcune osservazioni generali. Da una parte i dati relativizzano sia le performance negative che quelle positive: si è visto che aprile è stato negativo ovunque e che maggio, grazie alla Pentecoste, ha prodotto aumenti a due cifre in tutte le località. È la conferma che i movimenti turistici dipendono in larga parte da macro-tendenze che poco hanno a che vedere con le iniziative promozionali o le politiche degli eventi realizzate da una località.

Si vede inoltre che ogni destinazione turistica ha punti di debolezza e punti di forza, che altre località resistono o crescono senza aver adottato la mitica politica degli eventi di Rimini, e che pertanto un confronto a 360 gradi, fuori da ogni tentazione di autoreferenzialità, riuscirebbe quanto mai utile per Riviera di Rimini. Appare per esempio per lo meno stravagante che nel dibattito pubblico riminese non ci si sia mai interrogati in questi dieci anni sul crescente successo, soprattutto estero, dei lidi veneti.

 

Nota finale

In tutti i siti delle province che abbiamo consultato i dati turistici vengono forniti sia nel totale che Comune per Comune. A dire il vero era così anche a Rimini, fino a dieci giorni fa. Dai dati relativi al primo semestre 2015, pubblicati recentemente, sono spariti i dati dei singoli Comuni. Ne abbiamo chiesto ragione all’Ufficio Statistica che ha risposto essere questa una decisione della Presidenza. Abbiamo comunque chiesto i dati e la domanda è stata girata alla Presidenza che dopo più di dieci giorni non ha ancora risposto. Il Presidente della Provincia è il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi. Pubblicando un confronto fra le diverse località della Riviera, Inter-Vista aveva evidenziato come il capoluogo avesse le performance peggiori. Ci auguriamo che la decisione della Presidenza sull'oscuramento dei dati comunali non dipenda da queste considerazioni.



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