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Guarda ai "mondi del fare" il Pd del nuovo segretario Sacchetti

Martedì, 08 Gennaio 2019

Un partito autonomo sul territorio, disponibile a rinunciare anche al simbolo, a deporre gli atteggiamenti arroganti, capace di aprirsi ai mondi del fare, teso alla ricerca di alleanze con pezzi di società piuttosto che con sigle di partito. È il Pd che propugna Filippo Sacchetti, 30 anni, da un mese segretario provinciale del partito, eletto senza il consenso dell’area che a livello nazionale si riconosce nella candidatura di Nicola Zingaretti.

Sacchetti è giovane, ma ha alle spalle già dieci anni di esperienza politica ed amministrativa: è stato consigliere comunale a vent’anni, presidente del consiglio comunale, ed ora è assessore a Santarcangelo, uno dei Comuni che andrà al voto in maggio e dove la tradizionale predominanza della sinistra corre il concreto rischio di crollare.

“In questo primo mese dall’elezione – racconta - ho girato per il territorio e incontrato iscritti, militanti, sindaci e amministratori. Ho cercato di capire gli umori e di cosa c’è bisogno. Mi sono fatto l’idea che c’è urgente bisogno di costruire un progetto politico autonomo per il territorio. I nostri iscritti ed elettori soni delusi e frustrati per come si fa politica a livello nazionale. C’è una perdita di fiducia. Ora abbiamo il congresso fino a marzo ma da come si mettono le cose si capisce che dopo il congresso ci si avviterà nelle solite polemiche autoreferenziali. Invece dopo il congresso ci attendono importanti scadenze, come le Europee, alle quali rischiamo di arrivare scarichi mentre Salvini è già ben carico.

Costruire un nostro progetto territoriale significa mettere in campo ciò che il Pd può fare a livello locale e che a livello nazionale non riesce a fare. Significa porci nella condizione di affrontare temi, a partire da quello dell’innovazione che sempre ci ha distinto a livello locale. Senza aspettare che qualcuno ci indichi una strada”.

Un progetto autonomo, del territorio, per fare cosa?

“Per affrontare le elezioni amministrative di maggio quando si andrà al voto in 16 Comuni su 25 della nostra provincia, in larga maggioranza governati dal centrosinistra. Penso che la spinta innovatrice del Comune di Rimini, affiancata all’esperienza di Santarcangelo e di Misano, sia il tesoro, la frontiera da cui partire per rilanciare un progetto di comunità fondato sulla qualità della vita e sui valori che il centrosinistra ha sempre fatto propri.”

Progetto autonomo significa rinnovata apertura al civismo, sull’onda dell’esperienza riminese?

“Il civismo non è un fenomeno uguale ovunque. Patto Civico a Riccione non è la stessa cosa che a Rimini. Nel civismo ci sono dinamiche che sanno nascere e riprodursi solo in determinate condizioni. Il civismo si fonda sull’appeal e sulle qualità delle persone che ci sono nei territori. Però la strada è quella: non esiste oggi un’alleanza partitica, esiste un’alleanza della politica con la società. Per questo dico che è fondamentale la presenza di persone con una determinata passione per la comunità. Credo vada anche valutata l’idea che il Pd si metta a disposizione delle città e non viceversa. Per favorire l’aggregazione con le forze vive della città, deve anche sapersi mettere di lato. Aiutando, sostenendo, costruendo insieme agli altri.

Non per forza dobbiamo presentarci con il nostro simbolo di partito e chiedere agli altri di aggregarsi, anche nei comuni sopra i 15 mila abitanti. Anche a Santarcangelo potrebbe succedere, se questo aiuta a superare alcune resistenze e la convinzione che oggi la politica è poco credibile. Molte volte ci vedono come arroganti, anzi lo siamo, nel senso di pretendere di avere sempre ragione”.

Su cosa il Pd dovrebbe puntare come argomenti di dialogo con le comunità locali?

“Come segreteria provinciale ci occuperemo dei temi di rete, cioè degli argomenti strategici. Uno di questi è la riorganizzazione del trasporto: l’entrata in funzione del Trc provocherà una necessaria revisione complessiva. C’è il tema della riconfigurazione del servizio idrico e di raccolta rifiuti. Dobbiamo dare un segnale forte con un bando per l’assegnazione del servizio, perché da troppo tempo è in proroga. Occorre sviluppare una riqualificazione ambientale del servizio, a partire dall’incremento della raccolta differenziata. C’è il tema dell’area vasta nella sanità. E poi gestione del territorio a consumo zero, l’applicazione della nuova legge regionale urbanistica”.

La sicurezza è uno dei temi che portano consenso a Salvini, mentre voi siete visti come quelli che calano le braghe.

“Il potenziamento delle forze dell’ordine sul territorio è certamente il primo passo. E vedremo a cosa ci porteranno le scelte del governo sulla questura. Sulla sicurezza la nostra idea, rilanciata da Gnassi quando è stato eletto, è un’idea di sicurezza sociale. Credo che la paura dello straniero la si possa combattere con il cambiamento del sistema di integrazione e con la riqualificazione degli spazi urbani degradati. Bisogna sviluppare la vivibilità delle città, con tutti i provvedimenti utili a creare coesione sociale. Quando succedono certi fattacci, bisogna guardare al contesto in cui avvengono e intervenire su quello. Questo è un ragionamento che per la politica salviniana è troppo complesso, ai leghisti basta cacciare via tutti gli immigrati e tutti i neri”.

Uno dei tormentoni dentro il Pd è su dove recuperare consensi: guardando a sinistra o cercando di conquistare i ceti moderati?

“Detesto il dibattito sull’alleanza con i 5 Stelle. È una prospettiva antistorica. Parte dall’idea che fare politica sia costruire alleanze con partiti, siccome l’unico rimasto sono i 5 Stelle, quindi ci alleiamo con loro. Non si tiene conto che quel movimento è nato in antagonismo alla nostra visione politica. L’area di centrosinistra deve certamente recuperare a sinistra, l’unità del centrosinistra è un valore, non è un’opzione. Bisogna però aprirsi più che ai moderati ai mondi del fare, a chi fa, non a chi idealizza le questioni. E per fortuna gente che fa ce n’è. Se pensiamo che temi come la sicurezza, la legalità, l’innovazione, lo sviluppo, facciano capo a mondi lontani da noi non abbiamo capito niente. Sono temi nostri, è un errore lasciarli ad altri. La lotta ai famosi poteri forti, per esempio, la si fa se davvero si liberalizzano i settori”..

Cosa vuol dire per lei essere di sinistra?

“Sono nato nel 1988, un anno prima della caduta del muro di Berlino. Niente è più lontano da me dalla nostalgia di un mondo che non c’è più e che non ho neanche conosciuto. Per me essere di sinistra significa sostenere valori che aiutino a stare meglio, a partire certamente da chi sta peggio ed ha più bisogno. C’è bisogno di equità ed uguaglianza, nel senso di offrire e tutti le stesse opportunità”.



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