Sui nomadi Lisi come Macron. E non ci sono neppure i gilet gialli

Mercoledì, 19 Dicembre 2018

Ricordate le microaree per i sinti di via Islanda? Ricordate le polemiche, le assemblee infuocate, i dibattiti in consiglio comunale? Tanto rumore per nulla. Il progetto delle microaree e della chiusura di via Islanda, presentato sempre come urgenza ed emergenza, è congelato. Ad accendere i frigoriferi e a portarli a venti gradi sotto zero è stata la maggioranza che sostiene il sindaco Andrea Gnassi.

Lo ha candidamente ammesso l’assessore ai servizi sociali Gloria Lisi, rispondendo in consiglio comunale ad una interrogazione di Mario Erbetta (Rinascita Civica) a proposito dei sinti giostrai che sono sul punto di essere cacciati dalle casette mobili sistemate su terreni di loro proprietà (qui la storia). Ieri le famiglie sinte protestavano davanti al consiglio comunale perché il rischio di trovarsi sulla strada diventa ogni giorno più vicino.

L’assessore Lisi l’ha presa alla lunga. Vale la pena riportare i passaggi principali del suo discorso. “Il mio assessorato si occupa di queste questioni dal 2011. Siamo arrivati agli onori della cronaca quando abbiamo deciso di mettere in sicurezza via Islanda. Pensavamo che fosse l’occasione anche per trovare una soluzione ai sinti che hanno i loro terreni. Sapete tutti cosa è successo: in città sono emersi problemi che hanno coinvolto anche la mia persona, ci sono state assemblee pubbliche nel quale sono volate parole abiette. In consiglio comunale arrivavano i cittadini a protestare contro le microaree. Non sono riuscita a contare quante riunioni di maggioranza abbiamo dedicato al tema. Difficile per un’amministrazione prendere una decisione in un periodo storico come questo. Il clamore mediatico non ha fatto bene ai sinti di via Islanda e nemmeno a quelli che oggi manifestano. Tutto è saltato grazie alla maggioranza, grazie all’opposizione, grazie ai cittadini, grazie alle fughe di notizie, e lei consigliere Erbetta dovrebbe saperlo bene. Alla sua interrogazione rispondo dicendo che è il consiglio comunale a dovere dare una risposta.”

La notizia è dunque che dopo tanto clamore, dopo aver esasperato i comitati cittadini, alimentato il flusso di voti verso la Lega, tutto si è fermato. Tutto è bloccato non tanto perché ci ha ripensato l’assessore Lisi, ma perché la sua maggioranza non vuole assumersi la responsabilità di una decisione impopolare. L’assessore ha cercato di allargare la responsabilità anche all’opposizione, ai cittadini e al clamore mediatico, ma è un escamotage retorico per non dover semplicemente ammettere che nel Pd c’è più di un mal di pancia.

Nella propria replica, il consigliere Erbetta ha avuto buon gioco a sottolineare che lui è un consigliere di opposizione, che il potere è in mano alla giunta e alla sua maggioranza. Si assuma le proprie responsabilità.

In questa vicenda Gnassi e la sua giunta si mostrano ancor meno coraggiosi del presidente francese Macron: lui dopo tutto si è arresto ai gilet gialli che stavano devastando Parigi, il sindaco e l’assessore si sono fermati davanti a qualche cartello dei comitati e a qualche interrogazione dell’opposizione.

È auspicabile che l’assessore Lisi e l’intera giunta traggano qualche insegnamento da questa poco gloriosa marcia indietro su un problema definito più volte di estrema urgenza. Occorre riconoscere che la partita è stata gestita in modo poco accorto. Sapevano in anticipo che i nomadi vicino a casa suscitano paura e che i cittadini non li avrebbero accettati a cuor leggero. Sapevano anche che in questi momento c’è chi soffia su queste paure per trarne un profitto politico. L’errore grave della Lisi è stato quello di non saper distinguere fra chi semplicemente manifestava una paura ed aveva bisogno di essere rassicurato con argomenti concreti, e chi invece avrebbe comunque continuato a cavalcare la paura di fronte a qualsiasi ragionevole soluzione. Non facendo questa distinzione, non incuneandosi nelle contraddizioni del fronte anti-nomadi, ma sparando contro tutti, ha contribuito a compattarli e a renderli più forti. Invece di far scattare subito l’accusa di razzismo e di intolleranza verso chi manifestava sentimenti di paura, si poteva seguire la strada della spiegazione, della paziente persuasione accompagnata da segnali concreti di condivisione delle preoccupazioni dei cittadini.

Ora Gloria Lisi cerca di levarsi di impaccio scaricando le responsabilità sulla sua maggioranza. Ma il fallimento del progetto di via Islanda porta anche la sua firma.