Una poesia blues

Se diciamo blues, cosa ci viene in mente?

La discriminazione razziale americana. Robert Johnson. L’emozione dei tre accordi.
I campi di cotone. La notte. New Orleans. Il delta del Mississippi.
Chicago. Il dolore. Le dodici battute. I locali sporchi e malfamati. Jimi Hendrix.
Blue devils. La chitarra quadrata di Bo Diddley. Improvvisazione. BB King.
Chuck Berry. Billie Holiday. Poesia.

E se diciamo poesia?

Una ferita individuale che diventa musica collettiva. Un’estrema forma di libertà. Una casa che si vuole abitare nel mondo, per ospitare tutti.  La lettura, l’avventura di esistere. Poesia è musica che fanno le parole.
E’ silenzio tra una parola e l’altra, è suono, è grido.

Blues e poesia hanno anima comune e la stessa sorgente: avere i blues significa essere tristi, agitati, in cerca di qualcosa. E’ lo spleen dei poeti, la malinconia profonda terreno fertile per creare musica silenzi e parole.

I’m troubled in mind, baby, feelin’ blue and sad.
I’m troubled in mind, baby, feelin’ blue and sad.
The blues ain’t nothin’ but a good man feelin’ bad.

Ho la mente turbata, tesoro, mi sento depresso e triste.
Ho la mente turbata, tesoro, mi sento depresso e triste.
Il blues non è altro che un brav’uomo che si sente male.

Il blues è stato molto più di un genere musicale (gran parte della musica rock è figlia del blues), è stato un vero e proprio mondo a sé stante. Per i  primi musicisti “avere il blues” significava per lo più sentire il desiderio di un amore appagante e duraturo con la propria compagna.
Così è la ricerca di amore che dà ispirazione ai poeti.
Tanti sono i poeti che si sono ispirati al blues per scrivere le loro parole in musica, o senza. Gli afroamericani Langston Hughes e Sterling Brown. I poeti della Beat Generation come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso. Le poetesse afroamericane della Nuova Ondata.

“The blues ain’t nothing but a low-down, aching chill” – Il blues è solo un brivido profondo e doloroso (Son House)

Quel brivido misterioso  lo proviamo tutte le volte che ascoltiamo uno dei maestri del blues delle origini, Robert Johnson.

Robert Johnson è l’archetipo dell’artista maledetto, l’uomo a cui il diavolo ha donato la chitarra e rubato l’anima, compositore di litanie malate, polvere, corvi, prigioni e ferrovie, spose violate e ira, sentimenti e disperazione. Era nato nello stato del Mississippi l’8 maggio 1911 (ma non ci sono certezze) dalla relazione extraconiugale della madre con un  uomo conosciuto dopo che il marito dovette allontanarsi per sfuggire a una vendetta personale. E’ abbastanza certo che verso il 1930, dopo aver trascorso qualche anno a Memphis, si sposò e si trasferì con sua moglie Virginia Travis a Robinsville; Virginia morì giovanissima, ad appena sedici anni, durante il parto del primogenito. Da quel momento, Johnson iniziò a vagare tra le varie città del delta del Mississipi, forse per lenire quel dolore e dare un nuovo senso alla propria vita, incendiando le anime con la sua musica infuocata e simbolica, incarnando alla perfezione la figura del bevitore donnaiolo, cantore nero dall’inferno.
Robert Johnson morì giovanissimo, il 16 agosto del ’38, a Greenwood nel Mississippi, a 27 anni. Morì tragicamente nel mistero, forse avvelenato dal whiskey clandestino, forse barbaramente accoltellato da un marito geloso, convinto che il bluesman corteggiasse sua moglie. Agonizzò per alcuni giorni prima del decesso, si dice avesse utilizzato le sue ultime forze per scrivere una sorta di testamento, e una frase in particolare: “So che il mio Redentore vive e mi richiamerà dalla tomba”.

“Kind Hearted Woman Blues” di Robert Johnson esplora un amore conflittuale e non corrisposto, in cui il narratore è devoto a una donna che è segretamente ostile o “studia il male in continuazione”. Cattura l’angoscia cruda e rassegnata di un uomo che ama una donna che non lo ama a sua volta, mostrando un mix di disperazione e affetto duraturo.

Willie Mae Thornton era nata l’11 dicembre 1926 ad Ariton, un paesino dell’Alabama di seicento anime e nessuno aveva mai sentito nominare, per cui lei dichiarava di essere originaria della capitale dello Stato, Montgomery. Era una ragazzona alta forte e robusta, per cui il soprannome Big Mama arrivò come logica conseguenza, probabilmente ispirato da Mami, il personaggio della cameriera nera enorme e volitiva di Via col vento, e dalla cantante blues Gertrude “Ma” Rainey. Il termine “mamma” riferito a donne forti e importanti sembra riassumere il senso di identità delle comunità nere, in cui i pari grado si chiamano fra loro “fratello” e “sorella”, come in una famiglia, e alla gente di rispetto ci si rivolge con “mamma” e “papà”.

“Ball and Chain”  è stata composta da Big Mama all’inizio degli anni Sessanta ma è divenuta celebre grazie all’interpretazione di Janis Joplin. Big Mama non percepì mai le royalties che le spettavano sul pezzo. E non si esibì mai davanti al pubblico immenso che osannava artisti e artiste di pelle bianca.

Nina Simone (1933-2003) è stata una delle cantanti di blues e jazz più raffinate e ispirate. Nativa della Carolina del Nord, sesta di otto fratelli in una famiglia molto povera e religiosa, fin da bambina rivela un grande talento per la musica, che la porta a suonare e cantare in chiesa con le due sorelle, con il nome di “Waymon Sisters”, ma il pregiudizio razziale del profondo Sud che conosce a 12 anni, durante un’esibizione negli anni quaranta, la condizionerà per molto tempo.

Il blues che vi propongo si chiama “Backlash Blues”. Nina Simone lo mise  in musica nel 1967 su una poesia di Langston Hughes, il famoso poeta negro, che aveva spesso usato la forma metrica e linguistica del blues nei suoi lavori. Il backlash, letteralmente “sferzata di ritorno”, è il fenomeno per cui le campagne antirazziste suscitano un’ondata di razzismo più estremista da parte di quelli che vedono minacciati i propri privilegi.

“Mr. Contraccolpo, Mr. Contraccolpo,
Chi pensi che io sia?
Tu aumenti le mie tasse, congeli i miei salari
E manda mio figlio in Vietnam
Tu mi dai case di seconda classe
e scuole di seconda classe
Pensi che tutte le persone di colore
siano solo sciocchi di seconda classe?…”

Mauro Bianchi

 

Qui i link ai brani:

Robert Johnson, Kind Hearted Woman Blues
Big Mama Thornton, Ball and Chain
Nina Simone, Backlash Blues