In disparte, in silenzio. Racconti di Piero Meldini

Quando si legge un romanzo o un libro di racconti, l’aspettativa segreta del cuore è di vivere un’esperienza di godimento. Lo stesso piacere che si prova compiendo un viaggio in località favolose o quando si sofferma lo sguardo su pitture o sculture di gran pregio. Questa esperienza di godimento la garantisce la scrittura di Piero Meldini, un nome che a Rimini non ha bisogno di presentazioni per essere stato a lungo direttore della Biblioteca Gambalunghiana e protagonista del dibattitto culturale e politico cittadino.

Avevo letto i suoi primi due romanzi (ne ha scritti cinque) più di trent’anni fa (L’avvocata delle vertigini (1994), L’antidoto della malinconia (1996) ed ora, leggendo i racconti raccolti in In disparte, in silenzio (Vallecchi, 2025) ho ritrovato immediatamente lo stesso stile di scrittura piacevole e accurato senza mai cadere in barocchismi, la stessa capacità di far assaporare personaggi e atmosfere, la stessa prosa lucida ed elegante, la stessa attrazione e volontà di procedere nella lettura. Si può dire che il suo è uno stile originale e riconoscibile. Se fra cent’anni si dovesse trovare un manoscritto anonimo ed inedito, non ci sarebbero difficoltà di attribuzione.

Una volta Meldini ha dichiarato di scrivere dalle quattro alle sette ore al giorno ed il risultato, se è in vena creativa, è mezza cartella. Direi che si vede, e penso che da questo certosino lavoro di cesello sbuchino poi frasi come questa, tratta dal racconto Dietro la grata. Per descrivere la calligrafia della «cespugliosa cronaca» di don Cirelli, un cronista del XVII secolo, usa questa espressione: «Chi risalga la corrente dei giorni, facendosi strada tra le pance obese delle vocali e le aste inclinate delle consonanti…».

Il volume raccoglie 16 racconti, scritti in un periodo che va dal 1994 al 2009, apparsi su vari quotidiani, riviste e antologie. Non sono affatto scritti minori, sono racconti brevi che l’autore ha circondato delle stesse attenzioni riservate a un romanzo.
Gli argomenti e i personaggi sono i più vari, anche se Meldini sembra avere una maggiore empatia verso i racconti a sfondo storico, dove nella narrazione può utilizzare i modi, gli stili e le ambientazioni conosciute attraverso la lettura di documenti d’epoca che alla Gambalunga non gli sono mai mancati.  Così la serie dei sedici scritti parte dal racconto che dà il titolo al libro, dove si racconta la storia di tale abate Dosi innamorato.

Di ambientazione analoga il già citato racconto Dietro la grata che è la storia di una monacazione forzata che si conclude tragicamente.
Qual è la vera storia del beato Enrico di Ungheria, le cui spoglie mortali si venerano a Passano, frazione di Coriano? Meldini la immagina nel racconto La leggenda del beato Enrico, che ha il merito di immaginare una vita verosimile per un beato la cui biografia è per forza di cose ridotta a tre righe.
La Rimini balneare delle antiche origini entra nei racconti con una lettera inviata ad un conte forlivese da un personaggio che si scoprirà alla fine, al momento della firma, altro non essere che il gastronomo Pellegrino Artusi. Nella lettera l’improbabile turista racconta di una giornata allo Stabilimento dei Bagni (il primo, quello inaugurato nel 1843), fra pranzo, cena e casuale ascolto del famoso professor Paolo Mantegazza, il direttore.
Altri personaggi della galleria meldiniana sono uno strano avvocato che litiga per la posizione dell’ombrellone, un giudice invidioso della felicità altrui, un bambino in aereo nel giorno di Natale, lo scrittore Borges, un presentatore televisivo che si trova fra gli ospiti del proprio talk show nientemeno che il diavolo. I racconti sono spesso grotteschi, surreali ed anche quando sembrano seguire una trama realistica, accade sempre qualcosa di sorprendente, di misterioso, di imprevisto, che ribalta la prospettiva.

Meldini guarda con empatia i suoi personaggi, anche se spesso tra le pieghe della scrittura si scorge un lieve sorriso ironico, che segna un distacco, però senza mai sfociare nel disprezzo.

Valerio Lessi