Arte in pericolo. Il rocambolesco salvataggio de “La tempesta” di Giorgione e molte altre opere d’arte nel film “I colori della tempesta” – al cinema

Se oggi potete ammirare un capolavoro enigmatico, tutt’ora oggetto di letture critiche ed analisi, come “La tempesta” di Giorgione, conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, così come molti altri capolavori distribuiti in varie pinacoteche nel nostro territorio, lo dovete a Pasquale Rotondi, nativo di Arpino nel Lazio, nel 1939 nominato Sopraintendente alle Gallerie ed Opere d’arte delle Marche e protagonista del salvataggio di molti preziosi dipinti durante la Seconda Guerra Mondiale, presi di mira dalle brame possessive di Hitler intenzionato a creare il museo “definitivo” in Germania saccheggiando opere d’arte in lungo e in largo in Europa.

Una storia alla “Monuments Men” (ricordate il film diretto ed interpretato da George Clooney nel 2014?) molto meno nota per stessa scelta di Rotondi che, completata la sua missione, non volle essere ricordato, ribadendo che “aveva solo compiuto il suo dovere”. A questa figura si accosta il regista Roberto Dordit che vent’anni fa, nel 2005, aveva realizzato “Apnea” con Claudio Santamaria e Giuseppe Battiston per poi dedicarsi a documentari e progetti filmici all’estero, con il film “I colori della tempesta” girato in parte nelle Marche tra Urbino, il palazzo dei Principi di Carpegna e Sassocorvaro, i luoghi dove è ambientata questa avventurosa vicenda.

Senza budget e stelle hollywoodiane a disposizione, ma con un cast all’altezza della situazione, a partire dal protagonista Simone Liberati nei panni del giovane Rotondi, con abilità tecnica e capacità di messa in scena curata e precisa, anche nell’ambientazione storica, Dordit ricostruisce gli eventi alternando il racconto tra il 1939 e il 1943, ripercorrendo (anche con momenti più “romanzati” per esigenze cinematografiche) la vicenda di Rotondi e della sua squadra di collaboratori (tra i quali l’inseparabile moglie Zea, anche lei esperta della materia, che nella cronaca autentica rischiò di essere fucilata dai nazisti, e lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, ma anche altri coraggiosi “salvatori artistici” che portarono al sicuro opere d’arte nei nascondigli individuati nelle Marche da Rotondi). Un film avvincente, adatto anche ad un pubblico più giovane, capace di sottolineare con forza l’importanza della salvaguardia culturale, pratica necessaria per mantenere viva la collettività, grazie al rapporto emozionante ed unico che si può avere con un quadro o una scultura.

Rotondi non si fermò dopo il conflitto e fu impegnato, assieme agli “angeli del fango”, nel salvataggio di preziosi tesori durante l’alluvione dell’Arno a Firenze nel 1966 oltre ad essere nominato nel 1973 consulente tecnico per i restauri in Vaticano, seguendo personalmente negli anni Novanta il restauro della Cappella Sistina, restauro che non vide completati per via di una moto di grossa cilindrata che lo investì nel 1991 togliendogli la vita. La figura di Rotondi fu riscoperta negli anni Ottanta dall’allora Sindaco di Sassocorvaro Oriano Giacomi che riportò all’attenzione dell’opinione pubblica la vicenda ed il coraggio di quest’uomo che salvò oltre 7000 opere, capolavori di Giovanni Bellini, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Tiziano, Carpaccio, Mantegna, Raffaello e la già citata “Tempesta” di Giorgione (il quadro pare più desiderato dal Führer) e molti altri, provenienti da chiese e musei delle Marche e di Venezia, ed ora è narrata nel film, disponibile nelle sale (lo ritroverete al Cinema Tiberio di Rimini dal 4 all’11 agosto) nonostante la distribuzione non ottimale (ma il regista ha dichiarato recentemente che in autunno il film godrà di una diffusione più capillare e mirata) ed è da vedere per scoprire l’operato di un uomo appassionato che ha dedicato la sua vita per permettere alle generazioni future l’insostituibile piacere di confrontarsi con la bellezza. Bellezza che, sottolineiamo, ci salva dall’inconsistenza intellettuale che domina per la maggior parte nella nostra società odierna ed eleva spirito e coscienza.

Paolo Pagliarani