Van Morrison, “sono i giorni di meraviglia”

Il 1983 è un anno importante: ARPANET cambia ufficialmente protocollo dando vita a Internet. Arriva sul mercato il primo telefono cellulare palmare al mondo (è un Motorola). Negli Stati Uniti esce al cinema il terzo episodio della saga di Guerre stellari: Il Ritorno dello Jedi. Ad Atene la Juventus perde la Coppa dei Campioni battuta 1-0 dall’Amburgo. In Inghilterra Margaret Thatcher viene confermata primo ministro. Il presidente americano Reagan definisce l’Unione Sovietica un “impero del male”…

Mentre tutto ciò accade, il 13 giugno nel primo pomeriggio io e un paio di amici partiamo con una 500 piuttosto scassata alla volta di Firenze. Il viaggio è lungo e tortuoso, ma alla fine arriviamo per tempo al Teatro Verdi. Alle 21 si esibirà un’icona del rock, l’Irlandese Volante, Van The Man, mister Van Morrison.

Molti anni prima avevo comprato il primo disco di Van Morrison della mia collezione, “Astral Weeks”, uscito nel 1968 quando ero ancora troppo giovane per farmi di rock, e non troppo anziano per ascoltare prevalentemente musica classica. Ma Astral Weeks è una folgorazione, e al disco ne seguono tanti altri del “Leone di Belfast”. Da allora, un pezzo di Van Morrison non manca mai nella mia playlist.

Ho cominciato ad amarlo proprio lì a Firenze, durante quel concerto di cui ricordo un’intensità fuori dal comune in cui anima, viscere e poesia si fondevano in un unicum raro e prezioso. Quella sera la sua musica mi invase con assoluta maestria, coniugando a regola d’arte blues, jazz, skiffle e le sue immancabili radici celtiche. Ma proprio in quel concerto di quasi cinquant’anni fa, manca l’inizio, Astral Weeks non è in scaletta.

Quel disco è uno degli indiscussi capolavori del rock: appena smessi i panni di leader dei Them, incattiviti esponenti del suono emergente dell’onda britannica, “Van the Man”, irlandese scolpito nella roccia, quando era ancora magro e aveva i capelli, sviluppò quarantacinque minuti di musica generosa e vitale, coltivata nel segno di un’umanità e di una fantasia fervide e uniche. E quello era solo il primo capitolo…

“Astral Weeks” inizia con ritmo lieve sostenuto da un contrabbasso, percussioni e chitarra acustica. L’atmosfera malinconica e il tono sono ancorati ai ritmi che questi strumenti intrecciano fra loro. Poi subentra la voce di Van Morrison, che accarezzando e stuzzicando ogni parola, sillaba e suono, con il suo stile lancia questo impasto sonoro verso una serie di voli improvvisati. La presenza del Rhyth’m and Blues e della musica soul è inconfondibile. Questa presenza, insieme coi versi poetici (“Se mi avventuro nel flusso, dietro i viadotti dei tuoi sogni…”) si estende nel tipico canto “scat” e nei timbri jazzistici. L’assenza di batteria sottolinea ulteriormente la mancanza di un ritmo regolare in stile pop, e favorisce una struttura più libera, un continuum poliritmico, dove in ogni frangente viene proposto qualcosa di nuovo, di improvvisato – l’inflessione della voce, la movimentata linea di basso, le interferenze blues della chitarra.

Se mi avventurassi nella scia
Tra i viadotti del tuo sogno
Dove i bordi immobili d’acciaio si incrinano
E si interrompe il canale nelle stradine secondarie
Riusciresti a trovarmi?
Baceresti i miei occhi?
Per sdraiarmi piano in silenzio
Per rinascere, per rinascere
In un altro mondo
In un altro mondo
In un altro tempo…

A distanza di quasi sessant’anni da Astral Weeks nel 2025 esce “Remembering now” – il quarantasettesimo disco solista del cantautore di Belfast. A ottant’anni, e dopo qualche uscita a vuoto, Van the Man torna con 68 minuti di musica e di riflessioni su una vita vissuta in pieno che rimandano al suo capolavoro del Sessantotto.

Il disco comincia con “Down to Joy”, canzone scritta per il film “Belfast”, la sua città, di Kenneth Branagh. Poi c’è “If it wasn’t for Ray”, per ribadire che se non fosse stato per Ray Charles, se non fosse stato per quel sound profondo che ha reinventato il soul, il blues, il rock and roll, e pure il country e il western, Van non sarebbe dove si trova adesso.
Quando si arriva all’undicesimo brano, “When the rains came”, comincia un nuovo, ma in realtà antichissimo, disco di Van Morrison, che continua con due canzoni magiche e strazianti “Remembering Now” e “Stretching out”, pezzi che rimandano ai fasti del suo album più bello e leggendario.

Le atmosfere di “Remembering now”, cinquantasette anni dopo, sono le stesse di quel commovente e miracoloso disco. Sessantotto minuti di riflessioni mistiche su una vita vissuta in pieno. Allora Van Morrison era solo un giovane ventenne ancora insicuro, adesso è un anziano del rock, impegnato a fare un bilancio della sua vita.

Ecco di cosa ho bisogno,
di nuovo qui per strada
Di nuovo a Belfast:
suonare questa chitarra
mi ha portato molto lontano
questo sono io
questo è dove siamo

Di nuovo a Belfast
ecco come è iniziato
Questo è il posto
di nuovo al punto di partenza
Ecco dove tutto
è appena ricominciato.

Sono i giorni di meraviglia
giorni d’oro della giovinezza
nient’altro che la verità
Questo è dove ho iniziato
questo è dove sono
questo sono io
questo sono io

È come se non te ne fossi mai andato
da dove hai iniziato
nell’eterno presente
chiudi gli occhi
senti la presenza nel paesaggio
Ciò che è passato è sempre presente
e il presente lo celebra

Intorno al tuo corpo
eterico, radicato nella terra
davanti alla sorgente
del momento presente
e poi giù, nelle stesse strade
ricordando com’erano e com’è adesso
Ricordando adesso

Questo sono io
questo sono io
Ricordando adesso

E alla fine, torna al blues.

Con “Somebody tried to sell me a bridge” uscito a inizio di quest’anno, Van The Man torna alle origini con la maturità di un ottantenne e l’energia di un ventenne. Ottanta minuti di viscerale dedizione per un genere, il blues, che è stato sempre al centro delle tante escursioni musicali che da “Astral Weeks” in poi hanno contrassegnato la storia del musicista nordirlandese. La presenza di tre maestri blues come Elvin Bishop, Taj Mahal e Buddy Guy conferma la volontà di Van Morrison di mettere al centro di queste venti canzoni la passione condivisa per la musica, senza inutili virtuosismi e con sonorità che rinunciano agli abbellimenti della tecnologia.

“Somebody Tried To Sell Me A Bridge” scivola come un immaginario documentario sulle glorie del blues con un’approfondita e sapiente rilettura di molti classici, e con alcuni inediti funzionali alla messa in scena del progetto. Alla maniera dell’indimenticabile “Buena Vista Social Club”, il nuovo album di Van Morrison mette in campo un nugolo di “vecchietti” (Elvin Bishop e Taj Mahal 83 anni, Van Morrison 81 e Buddy Guy 89) che non solo si diletta con il primo indimenticabile amore, ma lo reinventa e lo adatta a una visione concettualmente on the road, alternando vibranti honky tonky blues a superbe interpretazioni di classici, come una splendida “Madame Butterfly Blues” e il superclassico di Muddy Waters “I’m Ready”.

Van Morrison, fresco ottuagenario, ancora goloso di musica e di vita; un poeta che ancora ama cantare il suo mistico blues vibrante di piacere e meraviglia.

Mauro Bianchi

Qui i link ai brani:

Van Morrison, Astral Weeks
Van Morrison, Remembering Now
Van Morrison, Madame Butterfly Blues (feat. Elvin Bishop)
Van Morrison, Rock Me Baby (feat. Buddy Guy)