“Supremalia”, Nicola Samorì in mostra a Ravenna

Estratto da:
“Supremalia. Il corpo dell’immagine” di Denis Isaia
in “Nicola Samorì Supremalia”, catalogo della mostra, Moebius Book

(…) In molti hanno scritto il vero. L’opera di Samorì contempla linguaggi cronologicamente distanti tra loro. Una novità, la sua, più nei modi che nei principi. Fondata su un recupero non di matrice restaurativa, anzi, paradossalmente distruttiva. Molti artisti italiani del XX secolo, nel tentativo di resistere al modernismo tout court, hanno esplorato possibili coincidenze tra l’antichità e la modernità. In maestri come Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Felice Casorati, Carlo Carrà, Adolfo Wildt, Arturo Martini, antichità e modernità affiorano fuse nelle scelte dei volumi, negli andamenti della linea, nelle campiture di colore, nelle varianti del chiaroscuro. Tra questi il solo eclettismo di Wildt può essere affiancato a Samorì. Entrambi, alla sintesi formale prediligono uno scontro frontale tra stili che ha il sapore dell’incidente e della mutazione. Nella tradizione di chi nel XX secolo ha guardato anche all’indietro, un posto d’onore va riservato alla School of London. Lì fermenta la pittura di Lucian Freud, Francis Bacon, Frank Auerbach. Tre superbi maltrattatori della figura con cui Samorì potrebbe meritatamente duettare. Ai pittori della School of London si deve l’intreccio tra Tiziano, Rembrandt, Velázquez e l’espressionismo internazionale di Munch, Schiele, Soutine, nonché l’approfondimento di una pittura tettonica, alla ricerca di consonanze con la scultura. Anche in Italia, nella seconda metà del ‘900, sopravvivono alcune spore di figurativismo che hanno interessato Samorì: il raffinato cantore di anatomie Renzo Vespignani, l’esistenzialista Bepi Romagnoni, il tenebroso Colombotto Rosso, il visionario Abacuc, l’imperscrutabile Giannetto Fieschi e Leonardo Cremonini, tra tutti, colui che meglio è riuscito a tenere assieme la figurazione europea e le invenzioni della pittura americana. Una citazione a parte merita Mattia Moreni, disinteressato all’antico, ma impareggiabile eroe dell’olio e della trementina. “Uno che dipingeva bene anche quando voleva dipingere male”, sentenzia lo stesso Samorì…

Che si peschi da questa o dall’altra parte della Manica, il fatto è che nessuno prima di Samorì aveva osato mettere mani e piedi nell’antichità pensando di poterla plasmare come una materia moderna e non come una tesi reazionaria. Dal conteggio, vanno esclusi alcuni artisti colti che nell’immediato dopoguerra trovano nella galleria dell’Obelisco di Roma un salotto erudito e visionario. I nomi corrispondono a un elenco di suggestive incursioni oggi immeritatamente relegate al piacere di alcuni liberistudiosi. De Chirico e il Barocco, Pavel Tchelitchew e Leonardo, Eugene Berman e l’archeologia, Fabrizio Clerici e l’antichità remota.

Tutti gli altri si erano tenuti alla larga. Troppo forte era l’odore di muffa e polvere per poterci ficcare il naso. Quando ci arriva Samorì, lo fa senza ricamare. L’approccio erotico alla materia lo spinge sempre più avanti. Mentre la raffinatezza a cui bada gli fa da scudo. Violenza e bellezza. Nelle sudorazioni della materia tiene giunte la buona e la cattiva pittura. Nei patimenti della figura esplora le virtù antiche – la grazia, la fortezza, la magnanimità, la pietas – e l’autonomia ideativa del soggetto contemporaneo.

Riscopre l’incanto estetico attualizzando consapevolezze moderne e conoscenze antiche. Come il valore espressivo della materia di per sé, declinato sia secondo il credo modernista della pittura per la pittura, sia nell’intenzione antica che esalta il tema del decoro. Come i migliori antichi è pittore e scultore, come i migliori moderni fa della pittura una scultura. Il risultato è il museo che tutti vorremmo vedere: Zurbarán e Burri, Ribera e Fontana, Raffaello e Berlinde De Bruyckere.

Nicola Samorì. Supremalia
a cura di Denis Isaia

MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
17 ottobre 2026 – 17 gennaio 2027

martedì – sabato  9.00 – 18.00
domenica e festivi 10.00 – 19.00, chiuso lunedì

Info: mar.ra.it/evento/nicola-samori-supremalia/ | tel. 0544 482477 | info@museocitta.ra.it

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Dall’alto:

Nicola Samorì, Mistify The Ominous Tapestry, 2024, olio su tela, cm.200×300, ph©RolandoPaoloGuerzoni
Nicola Samorì, Marlene, 2023, olio su tela, cm. 150×200, ph©RolandoPaoloGuerzoni
Immagine dell’allestimento, ph Mattia Giannattasio – Kreativehouse