Salvatore Primiceri, Sant’Antonio a Rimini. Storia, predicazioni e miracoli, I Libri dell’Arco, Rimini, 2025

Il poeta Davide Rondoni, in un passo del suo recente La ferita, la letizia (Fazi, 2026) dedicato a san Francesco, ricorda che i suoi contemporanei chiamavano il celebre taumaturgo di Padova sant’Antonio da Forlì, tanta era la fama di alcuni discorsi, ricchi di sapienza teologica e di affezione al Mistero, pronunciati in quella città. Nel volume Sant’Antonio a Rimini. Storia, predicazioni e miracoli (Libri dell’Arco, 2025) Salvatore Primiceri riporta la convinzione di uno dei massimi storici riminesi, Cesare Clementini che nel lontano 1627 scriveva «Onde con tutto che questo Santo per essere morto d’anni trentasei nella Città di Padova da essa venga chiamato, ma forse disconverrebbe d’esser da Rimino detto». Primiceri, dopo aver approfondito con accurata bibliografia la figura del santo portoghese, contemporaneo di Francesco che lo stimava assai chiamandolo “il mio vescovo”, si identifica con empatia con il giudizio di Clementini. L’autore non scivola nelle ragioni del campanile ma, esaminando i documenti e la biografia di Antonio, si convince dello speciale rapporto fra il santo e la Romagna, e Rimini in particolare. Un rapporto spirituale, di reciproca corrispondenza, fra il brillante predicatore e il popolo cristiano di Rimini.

Vediamo i fatti. Quando Antonio, ricco di cultura teologica e di fine spiritualità, entrambe apprese alla scuola degli agostiniani, faceva ancora credere di essere un umile e semplice fraticello senza arte né parte, chiese al provinciale padre Graziano di essere destinato alla Romagna. La prima destinazione fu un eremo dove pregare e fare penitenza, ma dopo la scoppiettante omelia di Forlì fu mandato in missione nella Romagna, partendo da Rimini. Qui Antonio fu protagonista dei ben noti miracoli della predica ai pesci, al porto, e di quello eucaristico della mula, nell’attuale piazza Tre Martiri. Primiceri ne parla ampiamente, con prosa scorrevole e coinvolgente, restituendoci anche il quadro politico, sociale e religioso caratterizzante la città di Rimini nel XIII secolo.

Rimini era una città frammentata dal punto di vista politico. Le questioni di potere spesso si legavano a questioni religiose, come l’attiva presenza di sette ereticali (catari). La vita urbana ed economica era molto vivace, ma nello stesso tempo era forte il divario fra le classi aristocratiche, la nascente borghesia urbana e la massa dei poveri. «Sant’Antonio, – scrive Primiceri – con la sua presenza e il suo carisma seppe parlare a tutti. La sua capacità di adattare il messaggio evangelico al linguaggio e ai bisogni di ogni strato sociale, lo rese una figura amata e rispettata, capace di unire una comunità spesso divisa. La sua predicazione non è limitata alle parole: attraverso i miracoli e l’azione concreta, Sant’Antonio dimostrava che la fede può trasformarsi in giustizia e solidarietà».

Dopo la missione a Rimini, Antonio fu mandato in Francia a combattere, con la sua fluente ed attraente oratoria, le sette ereticali che furoreggiavano Oltralpe. Al ritorno fu nominato provinciale dell’Emilia Romagna e in queste vesti la prima città che volle visitare fu Rimini. Osserva Primiceri: «Rimini non fu solo una città visitata ma un luogo che Antonio aveva in qualche modo “adottato” spiritualmente». L’intima convinzione dell’autore è che il grande santo dei miracoli «scelse questa terra non solo come campo di missione, ma come luogo del cuore». I riminesi si accorsero di questa preferenza, ne furono grati e conservarono la memoria del suo passaggio, onorandolo con chiese, monumenti e opere d’arte, fino ai nostri giorni. Leggendo il libro di Primiceri si incontra sant’Antonio “da Rimini” in tutti i suoi particolari, comprese le questioni storiografiche più discusse, riassunte in quattro appendici.

Valerio Lessi