Detroit è una città del Michigan. Fondata nel 1701 da cacciatori di pellicce francesi nella regione dei grandi laghi americani, è al centro di una vasta zona industriale e sede storica delle “Big Three” (Ford, GM, Chrysler); è nera per più dell’80% ed è la città della “Motown”.
La Motown Records, fondata da Berry Gordy Jr. il 12 gennaio 1959 è una delle etichette discografiche più influenti della storia, fondamentale per la diffusione del soul e R&B negli anni ’60. Celebre per il suo “Motown Sound”, ha lanciato artisti come Stevie Wonder, Marvin Gaye, The Supremes, Diana Ross e i Jackson 5, svolgendo un ruolo chiave nell’integrazione razziale nella musica pop.
La Motown si fece pioniera di un nuovo sound mainstream basato sugli elementi cardine del genere gospel (ritmo, struttura responsoriale con domanda e risposta del coro, sequenze armoniche di breve durata), che contraddistingueva la formazione di tutti gli artisti e produttori della casa discografica, ma applicati a testi pop standard. A ciò si aggiungeva la tecnica e la creatività dei musicisti jazz Earl Van Dyke, James Jamerson e Benny Benjamin.
Disse una volta Quincy Jones, il grande direttore d’orchestra, produttore discografico, compositore, trombettista e attivista statunitense, tra i più celebrati produttori della storia, specie nell’ambito del jazz e della black music: «Le persone di talento che hanno attraversato la Motown, sia gli artisti in scena sia gli autori e i produttori dietro le quinte, hanno abbattuto le barriere tra bianchi e neri, tra il mondo R&B e il “mainstream”, facendo vedere a tutti la bellezza della musica nera.»
C’è un pezzo della Motown che esprime in pieno questo sound e questa filosofia: Papa Was a Rollin’ Stone, scritta dagli autori della Motown Norman Whitfield e Barrett Strong nel 1971 per il gruppo The Undisputed Truth,ma che fu pubblicata dai The Temptations nel 1972 ed inclusa lo stesso anno nell’album “All Directions”.
Il brano fu definito “un monolite”. Un monumento imponente fatto di charleston tesi, bassi pulsanti, archi tremanti, chitarre impettite e squilli di tromba frenetici. E il ritmo spietato, in quattro quarti, preannunciava non solo la disco music, ma anche la house music.
Era il tre settembre
quel giorno lo ricorderò sempre,
perché quello fu il giorno in cui morì mio padre.
Non ho mai avuto la possibilità di vederlo
non ho mai sentito altro che cose negative su di lui.
“Mamma, conto su di te per dirmi la verità”
La mamma ha semplicemente chinato la testa e ha detto:
“Figliolo, papà era una pietra rotolante
ovunque posasse il cappello era casa sua.
E quando morì, tutto ciò che ci lasciò fu nient’altro che solitudine”.
Musica soul, parole dure. “Papa Was a Rollin’ Stone” letteralmente “Papà era un sasso che rotola”, parla di una persona che non si ferma mai, sempre in movimento e senza radici, un vagabondo. È un figlio che rivive la storia di un padre assente, che lascia la famiglia, e si trova solo. Il tema centrale è l’abbandono e il dolore che ne deriva, con la frase “Wherever he laid his hat was his home” (ovunque posasse il cappello era casa sua) a sottolineare la sua instabilità, e “all he left us was alone” (tutto ciò che ci ha lasciato è solitudine) a evidenziare le conseguenze di tale assenza.
Ascoltai il brano un po’ di tempo fa nella “Live From Daryl’s House”, l’acclamata serie di performance su Youtube a cura di Daryll Hall, che offre sessioni live con artisti leggendari ed emergenti, oltre a video musicali ufficiali, registrazioni da solista e contenuti d’archivio di Daryl Hall, tra i più grandi interpreti e autori americani. Mi impressionò la carica emotiva e la perfezione del sound di Daryll Hall e Pat Monahan, frontman dei Train.
Una cover recente (2024) del brano è stata riproposta da Slash, con la cantante Demi Lovato in una versione elettrica e pulsante come solo Slash poteva fare…
Quasi tutti gli appassionati conoscono Martha & The Vandellas, ma forse pochi sanno che la leader, Martha Reeves, prima di diventare una stella della Motown, fu assunta dall’etichetta come segretaria, perché, nonostante numerosi tentativi, non era mai riuscita a ottenere un’audizione come cantante.
A poco a poco, entrando sempre più nelle grazie dei dirigenti dell’etichetta, Martha li convinse ad assumere le amiche con cui cantava abitualmente, Annette Sterling e Rosalind Ashford, ottenendo anche la possibilità di registrare come trio. Dopo aver supportato Marvin Gaye in alcune delle sue canzoni, la Motown concesse loro di cantare da sole, regalando al trio la hit “(Love Is Like a) Heat Wave“.
Il loro maggior successo e autentico marchio di fabbrica, però, fu Dancing In The Street, un brano scritto nel 1964 dai migliori cantautori in forza alla Motown: Marvin Gaye, Ivy Jo Hunter e William “Mickey” Stevenson.
Quest’ultimo raccontò che l’idea di una canzone sul ballo gli era venuta mentre girava con Marvin Gaye attraverso Detroit. Durante l’estate, la città apriva gli idranti e faceva uscire l’acqua nelle strade, in modo che i bambini potessero giocare e gli adulti rinfrescarsi. E tutti sembravano quasi danzare sull’acqua.
Dancing In The Street fu scritta in un periodo decisivo per il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, e molti afroamericani l’hanno interpretata come un invito a “manifestare nelle strade” di tutte le città menzionate nel brano, Chicago, New Orleans, New York, Filadelfia, Baltimora, Washington DC e Detroit, tutti luoghi che avevano vissuto periodi di disordini civili e rivolte.
Il messaggio che avevano in testa Marvin Gaye e i suoi amici era, però, un altro. Con quelle semplici parole volevano trasmettere solo gioia e speranza, volevano che tutti ballassero per strada, tutti si rallegrassero e si divertissero molto. La Reeves, a tal proposito, disse: “Marvin Gaye ha diffuso l’amore in tutto il mondo. Quando la suoni, ogni volta, la gente si alza e cosa fa? Balla!”.
Mauro Bianchi
Qui i link ai brani
Papa Was a Rollin’ Stone
Daryl Hall & Train – Papa Was A Rolling Stone
Slash, Papa Was a Rolling Stone
Martha Reeves & the Vandellas – Dancing in the Street (1964)

