Palestina a tutto schermo. Tre film in programmazione raccontano da diversi punti di vista una terra martoriata, tra storia ed attualità – al cinema

di Paolo Pagliarani

In contemporanea nelle sale cinematografiche ci sono attualmente tre film che raccontano la vicenda della martoriata Palestina da diversi punti di vista, gratificati da ampio successo di pubblico spinto dalla voglia di saperne di più su una situazione alquanto complessa.

Il titolo di punta è NAZA (ci si riferisce all’ebraico “nezek agavi”, ovvero “danni collaterali”, il margine di vittime civili tollerato durante un attacco), attualmente in testa alla classifica degli incassi in Italia (siamo verso i 4 milioni di euro), nonostante la dichiarazione dei registi che hanno deciso di metterlo a disposizione gratuitamente da novembre sul sito di The Guardian, le minacce agli autori (intensificate in questi giorni con la programmazione nelle sale in occasione dell’anniversario dell’attacco terroristico di Hamas ad Israele del 7 ottobre 2023) per i quali il governo israeliano ha chiesto la revoca della cittadinanza e i tentativi di boicottaggio, compresa la recente falsa notizia della sua programmazione su RaiPlay, risultata ovviamente infondata, per provare ad allontanare gli spettatori dai cinematografi che accorrono invece numerosi in sala per assistere al film diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, la parte israeliana del collettivo (l’altra metà è palestinese) che ha realizzato il documentario “No Other Land”, premiato con l’Oscar. Un film d’inchiesta, nato da inchieste giornalistiche di The Guardian, +972 Magazine e Local Call, che raccoglie interviste-confessioni di ventiquattro tra militari ed ufficiali coinvolti nelle operazioni a Gaza. Interviste effettuate sui tetti di Tel Aviv con il favore della notte e delle tenebre, i volti dei soldati sono celati dal buio, le voci contraffatte per non essere riconosciuti, ma è dolorosamente riconoscibile tutto il progetto di sterminio in atto, con la descrizione dettagliata delle dinamiche operative. Ogni confessione brucia l’anima dello spettatore che si confronta con una realtà cruda, violenta, disumana. Alternate alle interviste scene di vita quotidiana, riprese di interni di abitazioni: tutto è tranquillo, la vita scorre come sempre e la violenza brutale in atto nel territorio di Gaza non sembra turbare gli animi. Il contrasto è forte e dirompente se si pensa che a meno di centro chilometri le giornate sono contrassegnate da distruzione e morte. 80 minuti (premiati alla Mostra del Cinema di Venezia con il Leone speciale della Giuria) che colpiscono nel segno, in sala regna il silenzio più assoluto fino alla fine della proiezione, con gli ultimi minuti dedicati ad immagini laceranti da Gaza, con civili seppelliti sotto le macerie e la disperazione dei sopravvissuti. Il cinema mostra tutta la sua forza politica e diventa specchio della coscienza contemporanea, uno specchio che costringe a fissare l’orrore che ci avvolge ogni giorno senza fine.

THE BIBI FILES di Alexis Bloom è ancora un film inchiesta, questa volta incentrato su Netanyahu, opera che arriva in sala proprio alla vigilia delle elezioni che decideranno il destino di uno degli uomini più potenti, intoccabili, nonostante i mandati d’arresto internazionali emessi nei suoi confronti, ed odiati del pianeta, Il documentario raccoglie diverse registrazioni degli interrogatori della polizia al Primo Ministro israeliano, alla moglie Sara e al figlio Yair, oltre ai collaboratori del leader attualmente incriminato per corruzione, con un processo continuamente rinviato da “Bibi” con la scusante della guerra in corso. Tra immagini esclusive ed interviste a personaggi come il giornalista israeliano d’inchiesta Raviv Drucker, vera e propria “spina nel fianco” di Netanyahu vista la sua tenacia e determinazione nel procedere nella sua campagna informativa (ovviamente puntualmente smentita dall’accusato) contro il Primo Ministro, mettendo in luce tutte le sue contraddizioni, la sua vita dissoluta, tra champagne, sigari e regali di lusso. i suoi rapporti con miliardari e personalità del mondo politico, economico e culturale (tra questi il produttore hollywoodiano Aaron Milchan, responsabile di grandi successi come “C’era una volta in America” e “Pretty Woman”) e la sua gestione autoritaria del potere, compresi inserimenti discutibilissimi di politici di estrema destra nel Governo attualmente in carica (il Ministro delle Finanze Bezalel Smothric e il Ministro della sicurezza Itamar Ben-Gvit, quest’ultimo noto ad un pubblico più ampio per i suoi violenti interventi nei confronti dei volontari della Flotilla, arrestati durante il loro viaggio umanitario verso Gaza). Uno sguardo nei corridoi del potere in un documentario incalzante, anche questo in grado di suscitare ampie riflessioni e molta rabbia da parte dello spettatore.

Sul versante della “fiction” invece c’è PALESTINA 36 – QUANDO TUTTO EBBE INIZIO di Anne-Marie Jasir, regista palestinese già autrice di “Wajib – invito al matrimonio” (2017), un dramma storico che ricostruisce la ribellione palestinese del 1936 contro il dominio coloniale britannico, mentre dall’Europa arrivano sempre più immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo crescente nel Vecchio Continente. Un film molto utile, costruito su diversi punti di vista, da parte inglese, palestinese ed ebraica, che fornisce con buon senso narrativo tutta una serie di informazioni necessarie per comprendere meglio la Storia di quelle terre. Cast internazionale con presenze note come Jeremy Irons, l’attrice e regista palestinese con cittadinanza israeliana Hiam Abbass (la ricorderete forse per “L’ospite inatteso” del 2007 di Tom McCarthy e “Il giardino dei limoni” del 2008 di Eran Riklis, due titoli da recuperare, belli ed interessanti), oltre ad altri attori palestinesi, libanesi e britannici.