Walter Villadei è l’ultimo italiano ad essere andato nello spazio, l’ottavo nella storia. L’astronauta dell’Aeronautica Militare, è stato infatti protagonista della missione Ax-3 nel 2024 ed è tra i candidati per la nuova avventura di Ax-5 nel 2027. Nei giorni scorsi era a Rimini per la prima edizione di BEX Beyond Exploration Expo e un incontro in Università.
È uno abituato ad allenarsi, il colonnello Walter Villadei: i programmi di preparazione ai viaggi spaziali sono rigorosi. Ma i ritmi che deve sostenere come Ambassador di BEX Beyond Exploration Expo, la fiera che IEG dedica all’industria dello spazio, ne mettono a dura prova la tempra. Tutti lo vogliono conoscere, fargli domande su com’è la vita lassù oltre il cielo, com’è la Terra, com’è l’Italia. Esiste un ‘mal di spazio’ un po’ come il ‘mal d’Africa’? Qualcosa del tipo: ‘ma ci potrò ritornare mai più quassù?’
Lui non si sottrae, parla volentieri di quello che considera un vero e proprio privilegio e ha la capacità di far sembrare quasi a portata di mano quel mondo che sognavamo da bambini. Lo raggiungiamo al termine di uno dei vari incontri in programma.
Qual è l’emozione più grande che ha provato nello spazio e come si gestisce la paura di fronte all’ignoto?
Walter Villadei: «Il volo spaziale, soprattutto per chi vola la prima volta, è una sequenza di emozioni che uno sperimenta per la prima volta, quindi prenderne una è complicato. Sicuramente una parte molto emotiva è stata quando per la prima volta ho visto l’Italia dallo spazio. Quando di notte vedi l’Italia dallo spazio, questa sequenza di luce mezza immersa nel Mediterraneo, attraversi volando dalle Alpi fino alla Sicilia… quella è un’immagine fortissima, sapendo che la osservi da un posto come la cupola, che è stata realizzata proprio dall’Italia (il nostro Paese ha contribuito molto alla realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale, ndr). Il decollo è un’emozione fortissima, il rientro anche, e quando rivedi la tua famiglia è un’emozione ancora più forte. Paure direi no: la preparazione e l’addestramento servono proprio a minimizzare quella sensazione di timore per qualcosa che non conosci, darti tutti gli elementi per sapere quello che ti aspetta durante le varie fasi del volo».
Per quale motivo, secondo lei, l’Italia occupa una posizione di primo piano nell’industria spaziale?
«Siamo il settimo Paese nel settore per investimenti e il terzo nella storia ad aver lanciato un satellite. L’Italia segue lo spazio da quando lo spazio è nato, perché abbiamo una tradizione di cultura, scienze, innovazione e ricerca che ci rende naturalmente predisposti ad esplorare. Siamo il terzo Paese per investimenti in Europa, uno dei pochi ad avere un accordo bilaterale forte con gli Stati Uniti; abbiamo costruito il 40% della Stazione Spaziale Internazionale e oggi ci candidiamo a costruire la casa degli astronauti sulla Luna. È un Paese fatto di competenze industriali, scientifiche, tecnologiche e di istituzioni che hanno sempre guardato allo spazio come un’opportunità»
C’è qualcosa che gli astronauti italiani portano in orbita, che li caratterizza in modo particolare?
«La comunità degli astronauti è selezionata per capacità e professionalità e impara ad addestrarsi e vivere insieme. Ma quando voliamo e riusciamo a portare qualcosa di Made in Italy, di prodotto, di creatività e di innovazione – come il cibo italiano che ho portato tra i vari esperimenti – si rende la missione speciale!»
Qual è il suo rapporto con il territorio riminese e come nasce l’integrazione tra la Space Economy e l’ecosistema industriale di BEX?
«Rimini è una città stupenda. L’Aeronautica Militare nel 2021 ha firmato un accordo con la Regione Emilia-Romagna, una regione piena di eccellenze dalla Motor Valley alla Food Valley. Nel 2024 con la missione Ax-3 ho portato in volo esperimenti di alcune realtà produttive dell’Emilia-Romagna: questo ha creato una vicinanza e una condivisione di prospettive che ha generato BEX (Beyond Exploration), che vuole mettere insieme il settore spazio italiano con alcune eccellenze territoriali specifiche di questa regione. Per me è una grande opportunità ed un onore essere testimonial di questa iniziativa».
A cura di Alessandro Caprio

