Qui a fianco:
Tino di Camaino, attr., Monumento funebre del cardinale Gastone della Torre, 1318-1319 circa, particolare. Già collocato nella navata destra della basilica di S. Croce, ora nel Museo dell’Opera di S. Croce
Archivio dell’Opera di Santa Croce (Foto Antonio Quattrone)

Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
(Atti 2,24)
“Da Siena passato a Firenze, Tino di Camaino (Siena, 1285 circa – Napoli, 1337) si mostra maturo nell’arte; e la sua individualità traspare meglio che non nelle opere anteriori di Pisa e di Siena, nella ricerca dell’eleganza e della grazia. Un riflesso dell’arte del monumento del Cardinal Petroni si vede nell’altro di Gastone della Torre, patriarca d’Aquileia, in Santa Croce a Firenze: come in quello, la faccia anteriore del sarcofago è rivestita da bassorilievi rappresentanti Cristo risorto nel mezzo, l’Apparizione di Cristo a Maddalena, a destra, San Tommaso che mette un dito nel costato di Cristo, a sinistra; in una faccia laterale sono rappresentate, pure come a Siena, le Pie Donne al sepolcro.” (Adolfo Venturi, Storia dell’arte italiana, Hoepli 1906)
“Vitam dat tento tridvo pater in monvmento”
Ad esprimere la stessa dinamica della citazione estratta dagli Atti degli Apostoli è questa iscrizione presente nella formella dedicata alla resurrezione nell’altare (1181) di Nicola di Verdun a Klosterneuburg, che è appunto uno dei primi esempi di Cristo vittorioso che emerge dal sepolcro nell’atto di scavalcarlo. Appena precedente, e realizzato con la stessa tecnica del rame smaltato, è uno spallaccio ornamentale (armilla) conservato al Louvre (1170-1180) nel quale il risorto tiene in mano il sudario con la mano destra e con la sinistra una croce astile (mentre nella formella di Nicola di Verdun sono entrambi appoggiati ai lati del Cristo che eleva le mani a Dio che lo ha resuscitato).

