di Paolo Pagliarani
Di questi tempi due film si sono fatti notare nella classifica degli incassi cinematografici, raggiungendo risultati inattesi, con aggiunte di repliche oltre alle proiezioni previste nel tempo limitato concesso originariamente dai distributori. Eppure parliamo rispettivamente di un film del 1964 ed uno del 1988… Il pubblico è sempre più attratto e disponibile a vedere o rivedere i film classici in sala, spesso restaurati, l’offerta si è ampliata (ricordiamo che uno dei più prestigiosi laboratori di restauro è a Bologna ed è da qui che spesso escono meraviglie della storia del cinema in rinnovate edizioni fiammanti per raggiungere i cinematografi pronti a selezionare capolavori del passato per le loro programmazioni) e non è più raro imbattersi in qualche titolo “d’annata”, vuoi per festeggiare una ricorrenza speciale riferita all’anniversario della data d’uscita, vuoi semplicemente perché è davvero bello poterli nuovamente incrociare su un grande schermo che non sia quello del proprio televisore domestico o, peggio, computer o telefonino.
I film menzionati sopra, artefici di un successo imprevisto al botteghino, sono “Il Dottor Stranamore” di Stanley Kubrick (1964) ed “Essi vivono” di John Carpenter (1988). Il primo (il titolo completo è “Il Dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba”) è una nera commedia satirica, tratta dal romanzo di Peter George “Red Alert” (che in Italia fu battezzato “Il dottor Stranamore” a seguito dell’uscita del film), con il mondo sull’orlo di una guerra nucleare per colpa di un generale impazzito (interpretato da Sterling Hayden) che dà ordine di attaccare la Russia con missili nucleari. Il Presidente degli Stati Uniti, convocato il suo “staff di guerra”, cerca di trovare la soluzione per risolvere la delicata questione ma quando sembra che la catastrofe sia evitata, il destino beffardo ci mette lo zampino…
Kubrick inizialmente voleva giocare la carta del thriller ma poi si posizionò sul versante della satira, per quanto amara ed inquietante, perché l’idea di un mondo vicino alla fine era più facile da mettere in scena usando il registro del sarcasmo. Il tono utilizzato fu una delle chiavi vincenti del film, assieme al cast che annovera il già citato Hayden, Peter Sellers, che aveva già lavorato due anni prima con il regista nel discusso e censurato “Lolita”, qui artefice di una impagabile “tripletta” attoriale che lo vede indossare i panni del colonnello Mandrake, impegnato a fermare il piano del folle militare, il Presidente USA e l’indimenticabile Dottor Stranamore, su sedia a rotelle, accento tedesco ed un braccio ribaldo con saluto nazista spasmodico non controllato, rivelazione del passato del buffo personaggio (nella versione italiana le voci sono di tre doppiatori diversi ovvero Giuseppe Rinaldi, Carlo Romano ed Oreste Lionello); e poi George C. Scott (il generale Turgidson, dal forte sentimento anticomunista), Slim Pickens (il maggiore “King Kong”), un giovane James Earl Jones e l’unico personaggio femminile del film, Tracy Reed, nel bikini succinto della segretaria-amante di Turgidson. Al successo del film hanno contribuito alcune scene memorabili (la bomba lanciata con il maggiore a cavalcioni, vera e propria icona del film) e un lavoro scenografico incredibile, tra l’interno del B52 ed una War Room completamente di fantasia ma in grado di sollecitare l’immaginario del pubblico, Presidente Reagan compreso che, al momento della sua entrata nella Casa Bianca, chiese di visitare la “stanza della guerra”, in realtà inesistente…
Un film, snobbato agli Oscar, ma vincitore ai BAFTA britannici come miglior film internazionale e nazionale, girato in bianco e nero per via del budget limitato (il regista tornerà al Technicolor quattro anni dopo per il capolavoro “2001 Odissea nello spazio”, anche questo prossimo ad una nuova riedizione al cinema) e che rivisto oggi non perde un grammo della sua forza evocativa, anzi amplifica il suo potenziale d’inquietudine vista la situazione delicata e fragilissima nello scacchiere internazionale, tra guerre e conflitti senza via di risoluzione. All’epoca l’opera di Kubrick uscì in piena guerra fredda, la crisi dei missili di Cuba si era appena conclusa, ma la tensione tra USA e URSS era alta, spingendo l’opinione pubblica all’idea di una guerra nucleare sempre più ineluttabile, tra paure atomiche e rassegnazione, mettendo al centro l’idea di un sistema difensivo fragile, con possibilità di mal utilizzo per errori e folli comportamenti
“Essi vivono” è invece uno dei titoli più sottovaluti della filmografia del regista (autore di indimenticabili storie horror come “Halloween” e “The Fog”), snobbato all’epoca (poi rivalutato con lo status di “film di culto”) da un pubblico che non accettò la storia, il messaggio e la recitazione, imputando la colpa maggiore di quest’ultima al protagonista scelto, Roddy Piper (scomparso nel 2015), lottatore di wrestler che abbinò la carriera cinematografica ai combattimenti (oltre a lui, scelto dopo la defezione di Kurt Russell, Keith David, Meg Foster e Raymond St. Jacques), il che permise anche di realizzare la celebre scena della scazzottata di ben 8 minuti tra Piper e David, ispirato alla lotta tra John Wayne e Victor McLaglen di “Un uomo tranquillo” di John Ford, ambientata in un vicolo dove era stato steso un materasso dipinto di grigio per l’incolumità degli attori. Anche questo film è tratto da materiale narrativo, alla base c’è il racconto “Alle otto del mattino” di Ray Nelson, adattato dallo stesso Carpenter, con l’idea di un disoccupato, John Nada, in cerca di lavoro in quel di Los Angeles che scopre, attraverso speciali occhiali, che gran parte della popolazione è di razza aliena, con fattezze scheletriche, ed è decisa a conquistare il mondo nel pieno rispetto di un’obbedienza comunicata attraverso messaggi subliminali nascosti in innocui cartelloni pubblicitari o nelle riviste che campeggiano nelle edicole. La resistenza cerca di sconfiggere gli invasori, già parte integrante della società, ma la reazione delle forze extraterrestri è brutale e violenta. Finale beffardo come in altri film di Carpenter, per un film che offre una bizzarra e non banale riflessione sulla persuasione e sulla manipolazione dell’individuo, consumatore obbediente al servizio di una società consumistica e capitalistica, dove gli unici esseri umani destinati a restare tali sono i più ricchi mentre i meno abbienti vengono eliminati in quanto improduttivi. Anche in questo caso il messaggio alla luce dello stato attuale non ha perso forza ed il film lancia suggestioni dirompenti, sull’idea di un potere che controlla e definisce i comportamenti per la definizione di una società tesa al consumo e priva di senso morale ed etico. Il film uscì in America il 4 novembre 1988, durante il weekend elettorale che vide il trionfo di George Bush che prese il posto di Ronald Reagan dopo due mandati presidenziali.

