
di Rosita Copioli
Per otto anni Richard Milazzo ha curato con Giovanni Tiboni il progetto – grandi stampe di pregio in piccola tiratura – dell’affascinante mostra, intitolata a uno sguardo verso l’Oriente, all’insegna di Yeats: Sailing to Byzantium: 6 New York Artists in Venice – Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz, Peter Nagy, Walter Robinson. Vi vengono esposte 67 stampe pregiate, tra 72 x 52 cm a 106 x 200 cm, in varie tecniche incisorie di tradizione tipicamente italiana, fatte da sei artisti di valore, diversissimi tra loro, attivi dagli anni Ottanta a New York. Milazzo ha intrattenuto con loro un costante rapporto. L’importante catalogo riproduce le opere, con 209 illustrazioni, le monografie di Milazzo, le biografie, le testimonianze fotografiche di incontri e works in progress tra i due continenti.
I pittori sono sei, come i rebbi delle gondole: i sestieri della città più volta a quell’Oriente fisico e spirituale che fece veleggiare san Marco verso Alessandria, che per primo descrisse Marco Polo. Rimini, avvolta in un suo antico Oriente non solo bizantino, rinnovato da Fellini, li accoglie dopo Venezia. Dall’invernale soggiorno di Milazzo alla pensione Accademia di Dorsoduro, già base di Brodksy, e dal Palazzetto Tito, Tiboni li ha trasportati al Palazzo delle Arti a Rimini. Qui ha sempre svolto il suo gran lavoro di editore d’arte e gallerista, che nella Fabjbasaglia ha accolto i più grandi artisti internazionali, e tra gli italiani Schifano, Boetti, Salvo, Pistoletto, Chia, Paladino.
In una dichiarazione flash, Milazzo dice di provare profonda affinità con le stampe di Peter Halley, forse le più pure del progetto, le uniche a non essere basate su specifiche opere precedenti. Ma contemporaneamente, pensa al suo affetto per il «pensiero grezzo» di Baechler (Bertolt Brecht): «grezzo», perché non propone alcuna teoria dell’arte al di là del toccante legame fisico con il mondo reale. Ama le sublimi disintegrazioni floreali di Bleckner e le sue “rifigurazioni” qui e nelle sue opere in generale; le post- o disappropriations (sic) di Muniz, persino nella maniera della serie Pictures of Paper, queste preziose e ben note immagini giapponesi; l’estetica dell’informazione e in bianco e nero di Nagy, originariamente ancorata alla carta (la Xerox); e i “mash up”, i miscugli esistenziali di Robinson, come li chiama lui stesso, forse scaturiti dalle sue tipiche coppie che si baciano, quando non cercano di assassinarsi a vicenda.
Nel catalogo, la mente di Milazzo si intona in ogni sequenza al motivo conduttore di Yeats. La musica seducente attrae dal mare dell’eternità, che il seno adriatico riproduce.
Ecco Yeats:
In vela per Bisanzio
I
Questa non è una terra per vecchi. I giovani
l’uno nelle braccia dell’altro, uccelli sopra agli alberi
– le generazioni che muoiono – al loro canto,
il balzo dei salmoni, i mari gonfi di sgombri,
pesci, carni, o alati l’intera estate lodano
quanto è concepito, generato, e muore.
Preso in questa musica dei sensi ognuno oblia
i monumenti dell’intelletto senza età.
II
Che cosa misera è un vecchio,
un lacero vestito su un bastone,
eccetto se l’anima batta le mani e canti, e canti
più alto per ogni strappo della sua veste mortale,
né c’è scuola di canto se non studiare
i monumenti della sua magnificenza;
perciò ho fatto vela sopra i mari e sono giunto
alla città santa di Bisanzio.
III
Saggi viventi nel fuoco santo di Dio
come nel mosaico d’oro d’un muro,
scendete dal santo fuoco, volgetevi in spire,
siatemi nell’anima maestri di canto.
Ardetemi il cuore; consunto dal desiderio
stretto a un animale che muore
non sa che cos’è; e raccoglietemi
nell’artificio dell’eternità.
IV
Fuori di natura non prenderò più
la forma del corpo da cosa in natura,
ma la forma degli orafi greci
d’oro battuto e d’oro smaltato
che tenga desto un imperatore annoiato,
o su un ramo d’oro che canti
a dame e signori di Bisanzio
ciò che è passato, o passa, o avverrà.
(trad. R.C.)
Quanto a lui stesso, a Richard Milazzo che è poeta, l’attrazione per l’Oriente è quella verso un sistema simbolico dove tutto appare in una “indifferenza” che lo porta da anni a trascorrere gran parte del tempo ora in Malesia, ora in Giappone (sta per inaugurare alla Festa di filosofia di Modena le sue invenzioni di calligrafie giapponesi, puramente immaginarie). Nel suo orologio cosmico, Milazzo scrive le mail al mattino presto, da Penang, da Saigon, da Kyoto: bollettini in poesia. È velocissimo, scrive in presa diretta, come di solito non procedono i poeti, ma i pittori. Non fai a tempo a rispondergli, che lui, come se ti leggesse nel pensiero, ti sta riscrivendo una, due, tre ri-risposte alla tua che non gli è ancora arrivata. Sebbene questa mostra, la sua centesima, si ispiri al lento veleggiare verso Bisanzio, credo che noi dobbiamo guardarla tenendo d’occhio anche le trasformazioni dei tempi, che dagli anni Ottanta sono state rapidissime: anzi vertiginose e terribili.
Credo che non ci sia modo migliore per commentare la mostra, se non con le due poesie che mi ha mandato qualche giorno fa. Questo “Libero Pensatore” mette in dubbio tutto, comprese le domande. È ossessionato dal Saturno che divora i propri figli di Goya, e perciò resiste con l’arte e la poesia:
Prima parte di una poesia di Richard Milazzo da Kuala Lampur
Cold rage (Rabbia fredda)
Invece di «Cold Storage» ho letto «cold rage» –
qualcosa che non ho ancora imparato a gestire.
Anche qui, a Kuala Lumpur, sento
il peso sulle spalle.
«Il loro esempio fu seguito dalle altre nazioni
all’interno dell’impero assiro,
finché ogni popolo di quella parte del continente
non ottenne la propria indipendenza.
«Ma ciò non era destinato a durare, e tornarono ancora una volta
soggetti a un governo autocratico.»
La storia non si ripete,
reinventa le parti malvagie di sé stessa.
«Nessuno è così sciocco
da scegliere la guerra invece della pace –
durante la pace i figli seppelliscono i padri,
ma nelle guerre i padri seppelliscono i figli.»
A meno che il patriarca di una nazione non sia uno sciocco,
odi i propri figli,
e desideri proprio tanto
seppellirli,
ma non voglia partecipare al funerale
per paura che il vento gli faccia cadere
sulla testa l’arancia che tiene in equilibrio.
Un toupet, se ce ne fosse uno.
Di quali altre prove avete bisogno:
le luci si sono spente nel circo,
il cannibalismo e la necrofilia
sono la regola generale,
e gli impianti sono altamente raccomandati
per affilare i denti
in uno spettacolo secondario di attori selvaggi,
ombre fameliche.
«Non possiamo», dissero, «continuare a vivere in questo paese
nelle attuali condizioni intollerabili.
Nominiamo uno di noi a governarci
in modo da poter portare avanti il nostro lavoro
sotto un governo ordinato, non perdiamo del tutto le nostre case
nello stato attuale d’illegalità.».
Eppure, continuiamo a farlo, poiché non c’è nessuno
che possiamo nominare che non tema
di perdere la propria posizione sociale.
[…]
Gli rispondo:
Caro Richard,
immerso in Malesia, non dimentichi le situazioni intollerabili, quei padri-figli dove le madri non sembrano nemmeno esistere più, e il rapporto è di insetti che si divorano l’un l’altro.
Proprio questi giorni sto rileggendo i racconti malesi di Conrad, così possiamo lanciarci pensieri da un continente all’altro, con maggiore immersione.
Al volo Richard: per, e dopo le parole di Rosita Copioli. The Eastern & Oriental Hotel, Penang,
Malesia
Tall Tale (Racconti inverosimili)
«Immerso come sei nella Malesia,
di sicuro non avrai certo dimenticato quelle situazioni intollerabili –
quelle dinamiche padre-figlio dove le madri
sembrano non esistere più,
e il rapporto è come quello di insetti
che si divorano a vicenda».
Oh, Rosita, descrivi così bene questo mondo brutale –
mi lasci senza fiato!
Mi sembra quasi che la figura di Saturno che divora i propri figli di Goya
stia per emergere dallo Stretto di Malacca,
ondeggiando avanti e indietro proprio oltre le portefinestre
che si aprono sul balcone delle nostre camere,
qui all’Eastern & Oriental Hotel
a Penang. Acque più calme di queste,
non puoi nemmeno immaginarle; eppure, le ombre di queste figure mostruose
che divorano il nostro mondo incombono inesorabili
nelle grigie nuvole temporalesche sopra le nostre teste,
nei venti impetuosi che perseguitano le palme,
nel gracchiare degli uccelli neri che solcano il cielo,
nelle creste delle onde che implorano gli dei.
«Mentre tu in questo momento stai rileggendo i racconti malesi di Conrad»,
io sto rileggendo i Racconti dell’Estremo Oriente di Maugham,
e quindi hai ragione: «possiamo scambiarci pensieri attraverso i continenti
con un senso più profondo di immersione».
Ma francamente non so quanto più profondamente immerso
io possa diventare senza finire per annegare
in queste acque profondamente tossiche dei nostri tempi, nelle menzogne che ora,
senza il minimo sospetto, passano per fatti, per verità.

Richard Milazzo (a cura di),
Sailing to Byzantium: 6 New York Artists in Venice – Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz, Peter Nagy, Walter Robinson,
Fabjbasaglia Contenporary Prints/ Vallecchi/Arte, pp. 275, € 100
Palazzo delle Arti di Rimini, 26 giugno -13 settembre 2026
Richard Milazzo è critico, curatore, editore, studioso indipendente e poeta. Tra i suoi libri d’arte più recenti figurano A Kiss Before Dying: Walter Robinson – A Painter of Pictures and Arbiter of Critical Pleasures; Nostalgia for Scandal: The ‘Not’ Paintings, Sculptures, Works on Paper of Mike Bidlo; Enter the Barbarians: Essays on the History and Culture of the Art of the 1980s, Vol. I: Allan McCollum; Outside Our Window: The Recent Paintings of Ross Bleckner, 2018-2025; Probabile truffa: saggi post-critici su arte e cultura. Pubblicazioni recenti: Il vento è un clown nel tuo armadio: poesie selezionate su Venezia scritte alla Pensione Accademia, 2018-2024; e Il suono degli alberi che pensano, la mente che vaga: poesie su Venezia e il Giappone, 2024-2025, con opere su carta di Alessandro Twombly.
In alto:
DONALD BAECHLER, MINISTRY OF REPLACEMENT, 2021. PAPER, 41.7 X 78.7 IN. / 106 X 200 CM.
In basso:
ROSS BLECKNER, TIME (AFTER TIME), 2018. PAPER, 42.5 X 42.5 IN. / 108 x 108 c.

