Il ritmo del cuore boemo. Perché la musica di Dvořák emoziona ancora oggi

L’8 settembre del 1841 nasce a Nelahozeves, un villaggio sulle rive della Moldava nei pressi di Praga, in Boemia, il grande compositore Antonín Dvořák. Il padre, macellaio, gestiva una locanda; la madre era una cameriera. Iniziò da bambino lo studio del violino, ma solo dal 1857 poté mantenersi agli studi presso la scuola di organo di Praga, grazie all’aiuto economico di uno zio e al proprio lavoro di orchestrale.
Conformemente agli orientamenti correnti all’epoca, il maestro di composizione Josef Krejčí lo indirizzò verso la grande musica classico-romantica, ma escluse dalla sua formazione tutti i contemporanei, soprattutto Richard Wagner, che Dvořák studiò autonomamente, rimanendone fortemente suggestionato.

Nelahozeves è la città dove Dvořák trascorse la maggior parte della sua vita. Fu battezzato con rito cattolico nella chiesa di Sant’Andrea. Gli anni trascorsi in quella cittadina alimentarono la sua fede cristiana e il suo amore per l’eredità boema, caratteristiche che hanno fortemente influenzato la sua musica.

Nel 1861, Dvořák entrò a far parte del Teatro Nazionale di Praga come violista. Durante questo periodo, compose numerose opere, ma ottenne il riconoscimento ufficiale solo nel 1873 con l’esecuzione del suo grandioso inno patriottico “Hymnus” per coro e orchestra. In seguito, il compositore Johannes Brahms convinse il suo editore a pubblicare alcune opere di Antonín Dvořák. Creando musica con apparente facilità, come ad esempio le “Danze Slave” del 1878, Antonín Dvořák divenne presto professore di composizione al Conservatorio di Praga.

Nel 1884, dopo una serie di viaggi a Londra per dirigere le proprie composizioni, ricevette l’incarico di comporre “La sposa dello spettro”. Nel 1891 gli fu conferita una laurea honoris causa dall’Università di Cambridge, lo stesso anno in cui compose la celebre ouverture del Carnevale. Dopo tournée di successo in Russia e Germania, nel 1892 Dvořák accettò l’incarico di direttore del Conservatorio Nazionale di Musica di New York. Nel 1893, mentre si trovava negli Stati Uniti, scrisse quella che è probabilmente la sua opera più famosa, la Sinfonia n. 9 in mi minore, “Dal Nuovo Mondo”.

La Sinfonia dal Nuovo Mondo è stata una delle prime composizioni classiche che ascoltai nella mia giovinezza, era talmente permeata del mito della frontiera che questa per me era la vera musica del West.  Qui sentiamo il primo movimento: l’argomento è l’epicità, ma una epicità familiarizzata, più raccontata che vissuta direttamente e orientata a momenti di idillio fuori da conflitti drammatici.

Antonin Dvořák – Sinfonia n. 9 “Dal nuovo mondo” – Adagio – Allegro molto

C’è un prima e un poi nella vita di Dvorák. La vita del compositore cambia intorno al 1892. Fino ad allora Antonín era stato un bravo, onesto, acclamato musicista della provincia austriaca. Niente di più. Poi tutto cambia.
Intorno agli anni Novanta la sua vita è sconvolta dalla richiesta di una ricca donna di mondo americana, Jeannette Thurber, fondatrice del nuovissimo Conservatorio di New York. L’ambiziosa mecenate voleva un famoso compositore come direttore, per dare lustro all’istituto. E Dvorák accettò, a patto che i nativi americani e afroamericani indigenti venissero ammessi gratis. Ricoprì la carica fino al 1895, trascorrendo anche un estate a Spillville, in Iowa, nel profondo West, dove si era insediata una comunità ceca.

Così il musicista boemo incontra le culture extra-europee. A queste esperienze si deve la composizione di opere famose – e “americane” – come la Sinfonia n. 9 “Dal nuovo mondo”, che abbiamo in parte ascoltato – e tra le altre il quartetto in fa “L’americano” .

Antonín Dvořák- Quartetto per archi in fa mag. “L’americano”

Abbozzato in poche ore nell’arco di tre giornate, L’americano è uno dei brani di Dvořák di più immediato e maggior fascino. L’incipit, con il delicato sussurro degli archi acuti e la melodia pentatonica della viola, riecheggia il senso di appagamento provato dal compositore a Spillville, mentre il movimento lento è tra i più intensi che egli abbia mai composto, pervaso da una melodia dolceamara. Ed ecco arrivare il vigore intenso dello Scherzo e del finale, quest’ultimo caratterizzato da un ostinato accompagnamento ritmico molto orecchiabile. La versione che propongo è quella live  del New York Philharmonic String Quartet (Frank Huang e Sheryl Staples, violini; Cynthia Phelps, viola; Carter Brey, cello) in un concerto alla Parlance Chamber Concerts della West Side Presbyterian Church a Ridgewood, New Jersey, il 20 novembre 2016.

Dopo l’esperienza americana, Dvořák tornò a Praga nel 1895, dove avrebbe poi completato Rusalka, la nona delle sue dieci opere, nel 1900 e scritto il suo celebre Concerto per violoncello in si minore, ampiamente riconosciuto come il più bel concerto per violoncello in assoluto, nonostante i suoi dubbi sull’idoneità della combinazione di questo strumento con l’orchestra.

Si tratta di uno dei lavori più personali di Dvořák: una volta tornato in Boemia, il compositore parlò a lungo con gli amici dell’emozione che gli procurava l’incantevole seconda melodia del primo movimento; inoltre vi è una stretta connessione tra il movimento lento, il finale, e l’affetto di Dvorak per la cognata Josefina. Poco prima di iniziare a comporre l’Adagio, Dvorak apprese che la cognata era malata, e decise di utilizzare una citazione dalla canzone preferita della donna come parte centrale del movimento. Quando Josefina morì egli rimodellò la conclusione del finale per includere una riflessione su quel tema, in memoria della defunta. Anche senza queste motivazioni, il concerto è traboccante di sentimento e ricco di memorabili melodie.

Antonin Dvorak- Concerto per violoncello in si minore

Nel settembre del 1968, Jacqueline du Pré registrò questa celebre esecuzione dal vivo del Concerto per violoncello di Antonín Dvořák alla Royal Albert Hall con la London Symphony Orchestra e il direttore d’orchestra Daniel Barenboim.
Il concerto fu organizzato in fretta e furia come omaggio al popolo cecoslovacco. Infatti si svolse pochi giorni dopo l’invasione sovietica di Praga nel 1968.  Jacqueline du Pré e Daniel Barenboim si erano sposati da poco e si esibirono spesso insieme all’apice della sua carriera. Fu un concerto semplicemente emozionante: Du Pré suona con intensa passione e profondo dolore, in sintonia con l’atmosfera tragica del momento storico. Questa registrazione video dal vivo è stata a lungo considerata un tesoro nascosto prima di riemergere e poter essere trasmessa in streaming al pubblico moderno.

“Voglio mostrarvi un passaggio sul quale ho riflettuto moltissimo. Ogni volta che lo suono, mi vengono i brividi”.
Antonin Dvořák sulla melodia del corno dal primo movimento

Mauro Bianchi