Barocco sì, ma “vigoroso”

 

Barocco
il Gran Teatro delle Idee
dal 21 Febbraio al 28 Giugno 2026
Forlì, Museo Civico San Domenico
Piazza Guido da Montefeltro

Con la direzione di Gianfranco Brunelli
A cura di Cristina Acidini, Daniele Benati, Enrico Colle, Andreas Dehmer, Fernando Mazzocca e Francesco Petrucci

 

Qui a fianco:
Ludovico Carracci, Conversione di Saulo

(…) Di fatto, parlando di Ludovico Carracci, Longhi sottolineava il “vigore” con cui egli “riesce a scavalcare i tempi e ad esprimere l’a- gitazione patetica di quel che sarà il barocco […] nella sua nuova miracolistica a fior di umanità, coi nuovi màrtiri che si inalberano come vele percosse, al soffio dell’uragano imminente che trascina le nubi basse fin su Bologna inquieta, all’orizzonte”: il rimando implicito è al più tardo Martirio di san Pietro Toma (Bologna, Pinacoteca Nazionale; ma il giovanile San Vincenzo si pone già in uno stesso ordine d’idee. “Burbero professore di violoncello – proseguiva Longhi, ricorrendo a un traslato degno di Mallarmé –, inarca le sue cavate melancoliche e gigantesche; grazie labili del Correggio, possanze del Tibaldi, ampiezze tizianesche, tutto ridiventa vita sentimentale, militante tra cielo e terra vicinissimi”. La brillante aggettivazione longhiana, tutt’altro che meramente esornativa, stabilisce una serie di correttivi al termine apparentemente troppo lasco di “barocco”; e traccia le coordinate di un percorso che, pur fra alti e bassi, è tale da influenzare gran parte della successiva pittura bolognese. “Grazia” e “terribilità” sono concetti che la cul- tura cinquecentesca aveva declinato in modo antitetico, ma che, fondendosi e integrandosi a vicenda, ora acquistano un significato del tutto nuovo, così da consegnarsi alla sensibilità dei secoli seguenti: una grammatica “degli opposti” messa al servizio di una poetica che mira a coinvolgere il riguardante nel modo più diretto e personale. Dunque barocco sì, ma “vigoroso”, e soprattutto con- notato da una “agitazione patetica”, tale da trasformare i modelli di volta in volta intercettati in “vita sentimentale”.

Daniele Benati
(estratto dal saggio introduttivo)