Alla ricerca di Rimini. Tommaso Panozzo, “La città dell’estate”

La prima introduzione al tema del libro la fornisce l’immagine di copertina: uno scatto di Davide Minghini (e chi è, si chiederanno i più giovani, ma questo è un altro discorso) che ritrae un gruppo di giovani, appollaiati su un trampolino eretto in mezzo al mare, pronto a tuffarsi in un Adriatico ancora inequivocabilmente blu. E la mente corre subito alla Rimini balneare che non c’è più, alla Marina, come la chiamano i riminesi doc («Vado a marina», non «Vado al mare»), degli anni ruggenti, che tutti ricordano con piacere perché erano giovani e anche perché, effettivamente, c’era un’effervescenza naturale che ri-costruiva sulle macerie della guerra.

Tuttavia, il libro di Tommaso Panozzo, La città dell’estate, Itinerari alla ricerca di Rimini anni ’50 e anni ’60, Panozzo Editore (2026) non si abbandona agli scontati amarcord, seppure condito di citazioni felliniane. Si presenta piuttosto come un accurato manuale di storia della Rimini balneare, riferita a due determinati decenni. Un manuale che procede per argomenti: gli alberghi, la passeggiata, i locali da ballo, la spiaggia, le aree per sport e divertimenti, la Chiesa dei salesiani, le colonie, la storia d Viserba, l’Isola delle rose. Il testo è ricco di notizie, e a documentare visivamente la città degli anni Cinquanta e Sessanta provvede un’ampia galleria fotografica; la bibliografia poi è vasta e permette a chi vuole approfondire di lanciarsi in un percorso di studi.

Il contenuto più curioso e originale sono però le tre mappe (Marina Centro, le colonie, Viserba) sulle quali l’autore segnala dove erano e, in molti casi, dove sono ancora molti “luoghi topici” su cui si sofferma la narrazione. È un’intuizione che forse poteva essere ancora più sviluppata mostrando come era (anche prima degli anni Cinquanta e Sessanta) e come è oggi un albergo, una struttura, un particolare, una veduta d’insieme.

Nel libro ogni lettore potrà trarre soddisfazione seguendo gli argomenti che più lo solleticano. Si può infatti leggere non solo dalla prima all’ultima pagina, ma lasciandosi attirare dal titolo di un capitolo, di un paragrafo, di un nome conosciuto ma di cui non si ricorda nulla.

Lasciandosi attirare dal titolo “Il Whisky Juke Box” si impara che sul lungomare, all’altezza dell’attuale ristorante La Buca, sorse nel 1958 la prima discoteca di Rimini e forse d’Europa. Locali da ballo, balere e dancing ne erano sorti a frotte, ma questo era il primo a far ballare non con un’orchestra o un complesso di musicisti ma coi dischi. A fondarlo fu il maestro Carlo Alberto Rossi, grande musicista e compositore riminese, autore, fra le altre canzoni, di Le mille molle blu e di E se domani. Dal locale, grazie alle relazioni di Rossi, passavano tutti i big della musica leggera del momento.

Il libro racconta la storia di altri mitici locali come la Casina del Bosco, La Locanda del Lupo, il Sombrero, la Stella Alpina. Quest’ultimo ricavato in un edificio della Belle Epoque riminese che, diventando nel primo dopoguerra un locale da ballo, aveva assunto curiosamente un nome montanaro, sebbene a cinquanta metri dalla spiaggia.

A proposito di spiaggia, l’autore racconta il fenomeno del tutto scomparso delle insabbiature: vengono curiosamente chiamate così, piuttosto che sabbiature, come tutti le conosciamo, ma la Treccani dice che va comunque bene. I turisti venivano ricoperti dalla sabbia (una parte o tutto il corpo esclusa la testa) ed esposti al sole per un quarto d’ora a scopo terapeutico. La spiaggia, a metà mattinata e a metà pomeriggio, era sorvolata da un piccolo velivolo che attirava l’attenzione dei turisti gettando piccoli paracaduti con gadget o campioni di prodotto. A volte ad essere lanciati erano famosi gonfiabili come la Mucca Carolina che ha divertito generazioni di bambini.

Tutti abbiamo sentito parlare del Galoppatoio, o meglio ancora dell’ex Galoppatoio di Bellariva. Il libro di Panozzo ci riporta alle manifestazioni e agli eventi dell’epoca: i concorsi ippici, il circuito motociclistico che vedrà le prodezze di Renzo Pasolini, il tiro a volo. Ma la notizia più curiosa è la piscina che nel 1969 l’Azienda di Soggiorno fece costruire a Marina Centro nell’area del Galoppatoio, prima che questi fosse trasferito a Bellariva. Fino a quel momento a Rimini esistevano solo due piscine, quella del Grand Hotel e quella dell’Hotel Amati. Nella nuova realizzata dall’Azienda di Soggiorno un gruppo di insegnanti di educazione fisica insegnò a nuotare a riminesi e turisti.

Valerio Lessi