
Le 55 stampe della celebre serie delle 53 stazioni della Tokaido, realizzate da Utagawa Hiroshige nel 1833, non erano solo opere d’arte ma veri e propri scorci di vita. Istantanee del Giappone dell’epoca Edo, capaci di catturare sogni, desideri e abitudini di un’intera società. Belle, economiche e virali, queste immagini erano un po’ come le guide turistiche di oggi: mostravano i luoghi da non perdere, suggerivano cose da assaggiare, dove fermarsi e magari qualche souvenir da portarsi a casa. Un mix perfetto tra arte e comunicazione, tra bellezza e desiderio, capaci di affascinare e ispirare la gente comune lungo uno dei percorsi più famosi del Giappone.
La Tōkaidō, la strada del mare orientale, era una delle cinque grandi arterie di comunicazione del Giappone dell’epoca Edo, si parla di un periodo che va dal 1601 al 1868. La strada univa Edo, l’attuale Tokyo, alla capitale Imperiale Kyoto. Quasi 500 km di strada che esistevano già dal VII secolo, ma che solo sotto lo Shogun Tokugawa Ieyasu divennero davvero l’arteria nevralgica del paese. Fu allora che la strada venne organizzata attraverso 53 Stazione di sosta, o di posta. Questi erano luoghi dove i viaggiatori dovevano non solo mostrare i loro lasciapassare per poter circolare ma potevano anche fermarsi a dormire, mangiare e non solo.
All’inizio del periodo Edo, la strada era stata pensata principalmente per i daimyo, i signori feudali (quasi 260) con il loro seguito. Erano infatti obbligati a spostarsi periodicamente con il loro corteo di samurai, servitori – quasi 200 persone a volte – per rispettare la presenza alternata dettata dallo Shogun, che così li teneva d’occhio e anche, sotto controllo! Accanto a loro, solo i pellegrini con permessi ufficiali potevano mettersi in viaggio, anche se all’epoca esistevano già degli stratagemmi per aggirare il divieto- magari spacciandosi per devoti in cerca di templi da visitare? Ma fu solo nell’Ottocento che la Tōkaidō si aprì veramente a tutti: la circolazione divenne più libera, percorribile da chiunque, in un momento storico preciso con l’arrivo del turismo e della cultura del consumo…
Non si trattava più solo di un itinerario, ma di una vera esperienza da vivere. Con il bel tempo ci sarebbero volute circa due settimane a piedi per andare dal ponte Nihonbashi a Edo (Tokyo) al ponte Sanjō Ōhashi a Kyoto. Ogni stazione distava circa 10 km ed in ognuna si poteva trovare tutto il necessario: locande, cibo tipico, svaghi di ogni genere e persino nuovi sandali di paglia da cambiare ogni due giorni, a causa del terreno accidentato.

Dietro ogni stampa di Hiroshige si nascondeva il lavoro di quattro maestri: il disegnatore, l’incisore, lo stampatore e l’editore. Tutto iniziava dall’editore, il vero regista del progetto. Era lui a scegliere il soggetto, finanziare la produzione e supervisionare la qualità dell’opera.
Hiroshige preparava il disegno su un sottilissimo foglio di carta, che veniva incollato su una tavoletta di legno. A questo punto interveniva l’incisore, Jirabei, che scavava il legno seguendo le linee del disegno ricavandone la matrice di stampa. Per ogni colore era spesso necessario incidere un blocco diverso, tutti perfettamente allineati grazie a piccoli riferimenti incisi sul bordo.
Infine entrava in scena lo stampatore, Heibei. Inchiostrava una matrice alla volta e vi appoggiava un foglio di carta di gelso, resistente ma molto assorbente. Ripetendo il procedimento per ogni colore, l’immagine prendeva forma, strato dopo strato. Le celebri stampe di Hiroshige non sono quindi il frutto di un solo artista, ma il risultato di una straordinaria collaborazione, in cui ogni fase richiedeva precisione, esperienza e perfetta sintonia tra tutti gli artigiani coinvolti.
Uno degli elementi che rende così affascinanti le stampe di Hiroshige è il bokashi, la delicata sfumatura di colore che anima cieli, montagne e superfici d’acqua. Per ottenerla, lo stampatore non si limitava ad applicare l’inchiostro sul blocco di legno. Con un panno umido ne rimuoveva una parte, creando un passaggio graduale tra toni più intensi e più chiari. Era un procedimento lento e complesso, che richiedeva molta esperienza e poteva allungare i tempi di produzione. Più raffinato era il bokashi, più costosa diventava la stampa.
Ma lo stampatore non era un semplice esecutore. Poteva ampliare o ridurre le sfumature, modificare l’intensità dei colori e creare leggere varianti della stessa immagine, talvolta senza l’intervento diretto di Hiroshige. Ogni esemplare è così il risultato non solo del talento dell’artista, ma anche della sensibilità di un abilissimo stampatore.
(estratto dalla presentazione della mostra di Laura Vigo)

Paesaggi da sogno / Dreamscapes
Le 53 stazioni della Tokaido di Utagawa Hiroshige
A cura di Laura Vigo, Conservatrice per l’arte e l’archeologia asiatica presso il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), con Claudia Ramasso, conservatore del MAO, e si avvale di un’importante collaborazione con i Musei Reali di Torino.
MAO Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico, 11, Torino
24 luglio – 29 novembre 2026
Insieme alle vedute della Tōkaidō, una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e l’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, due opere di grande valore provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino.
Contestualmente all’apertura della mostra, nella galleria Giappone 1 verranno esposti al pubblico anche due coppie di paraventi, recentemente restaurati, una della serie Rakuchū rakugai zu (“Vedute della capitale e dei suoi dintorni”), di proprietà della Fondazione Compagnia di San Paolo, e un’altra che rievoca episodi cruciali della Guerra Genpei del XII secolo (“Le battaglie di Ichinotani e Yashima”), appartenente alla collezione del MAO.

Dall’alto:
Utagawa Hiroshige (1797-1858), Stazione n. 25 – Nissaka, il passo del Monte Sayo, Giappone, 1832-1834, Epoca Edo (Tokugawa), silografia su carta, nishikie
Utagawa Hiroshige (1797-1858), Stazione n. 41 – Miya, Festival del Santuario Atsuta, Epoca Edo (Tokugawa), silografia su carta, nishikie
Utagawa Hiroshige (1797-1858), Stazione n. 43 – Yokkaichi, Il fiume Mie, Giappone, 1832-1834, Epoca Edo (Tokugawa), silografia su carta, nishikie
Utagawa Hiroshige (1797-1858), Stazione n. 46 – Kameyama, Schiarita dopo la nevicata, Giappone, 1832-1834, Epoca Edo (Tokugawa), silografia su carta, nishikie

