Il tema della casa, o meglio dell’“abitare”, diventa una delle priorità del nuovo Piano Urbanistico Generale di Rimini. Una strategia articolata, costruita su dieci indirizzi e pensata per affrontare una pressione abitativa che riguarda sempre più da vicino una città turistica, universitaria e sede di un importante sistema di servizi e imprese.
Ad anticiparne i contenuti sono Kristian Gianfreda, assessore ai Servizi sociali, e Valentina Ridolfi, assessore all’Urbanistica e Pianificazione del Territorio del Comune di Rimini, intervenendo nel dibattito riacceso a livello europeo sul rapporto tra accessibilità alla casa e crescita degli affitti brevi.
«Se il dibattito si concentrerà sulle tifoserie e esclusivamente sulle limitazioni, non credo che i Paesi dell’Europa e del mondo faranno grandi passi in avanti rispetto al problema», osservano Gianfreda e Ridolfi. «Si tratta di un tema articolato per quanto delicato, che coinvolge diverse leve ed attori e porta con sé altrettante derivate e conseguenze».
È proprio da questa complessità che parte l’impostazione scelta dal Comune. «Il tema della casa, anzi dell’abitare, è il primo dei tre pilastri su cui si regge il Documento Strategico del Piano Urbanistico Generale», spiegano i due assessori, annunciando che il documento è ormai pronto ad avviare il proprio percorso di confronto pubblico.
Rimini e la pressione sulla casa
Il punto di partenza è la particolare condizione della città. Rimini non è soltanto una delle principali destinazioni del turismo balneare italiano, con il conseguente afflusso di lavoratori stagionali, ma è anche un centro del terziario e una città universitaria. Elementi che contribuiscono ad aumentare la domanda di abitazioni e a rendere l’accessibilità alla casa una questione strategica.
Il recente dibattito europeo ha riportato l’attenzione proprio sulla pressione abitativa nelle città metropolitane e nei centri ad alta attrattività, anche in rapporto alla diffusione degli affitti brevi.
Per Gianfreda e Ridolfi, tuttavia, la risposta non può essere affidata a un singolo strumento né può esaurirsi nel confronto sui divieti. L’obiettivo del PUG sarà quindi intervenire contemporaneamente su più fronti.
Una politica per chi non riesce più ad accedere al mercato
Il primo indirizzo consiste nell’assumere l’accessibilità abitativa come una vera priorità dell’agenda urbana, considerando la disponibilità di abitazioni economicamente accessibili una componente essenziale della coesione sociale e, allo stesso tempo, dell’attrattività e del funzionamento della città.
«Vogliamo realizzare un’offerta abitativa complementare al libero mercato», spiegano gli assessori, «affiancando all’edilizia residenziale ordinaria una politica strutturale di housing accessibile, rivolta anche alla crescente “fascia grigia” che non possiede i requisiti ERP e contemporaneamente non riesce ad accedere al mercato».
Una domanda abitativa che, negli ultimi anni, è diventata sempre più diversificata. Per questo la strategia individua alcune categorie sulle quali intervenire prioritariamente.
«Sono giovani, giovani coppie, studenti, stagionali, personale sanitario, forze dell’ordine, corpi civili dello Stato, insegnanti, lavoratori delle imprese locali», sottolineano Gianfreda e Ridolfi. Per queste categorie l’accessibilità abitativa viene considerata «una componente inaggirabile delle politiche di coesione, crescita e sviluppo economico di Rimini».
Rigenerare le aree abbandonate senza consumare nuovo suolo
Una delle leve principali sarà la rigenerazione urbana. Il Comune sta già lavorando su alcune aree della città oggi inutilizzate o degradate, con l’obiettivo di trasformarle in nuovi pezzi di città.
«Vogliamo fare della rigenerazione urbana la principale leva per aumentare l’offerta», spiegano i due assessori, segnalando «il lavoro progettuale che stiamo portando su alcune aree cittadine, oggi in stato di abbandono o degrado, che dovranno rigenerarsi in moderni quartieri, con servizi, piazze, verde e alloggi a canoni accessibili a consumo zero di nuovo territorio».
Accanto alla rigenerazione privata ci sarà il patrimonio pubblico. L’indirizzo è quello di effettuare una ricognizione sistematica degli immobili e delle aree pubbliche disponibili o sottoutilizzate, verificando prioritariamente la possibilità di impiegarli per programmi di edilizia e locazione accessibile.
Anche le grandi trasformazioni urbanistiche dovranno contribuire alla risposta abitativa. Nel PUG saranno quindi studiati meccanismi attraverso i quali le principali operazioni di rigenerazione e trasformazione possano concorrere alla produzione di una quota di edilizia accessibile e a canone sostenibile.
Dall’abitare all’“abitanza”
Ma la strategia non riguarda soltanto il numero e il costo degli alloggi. L’obiettivo dichiarato è intervenire anche sulla qualità della vita nei quartieri.
«Dobbiamo passare dall’abitare alla “abitanza”», affermano Gianfreda e Ridolfi, promuovendo interventi nei quali «l’alloggio sia integrato con servizi, verde, spazi comuni, mobilità sostenibile e pubblica, per garantire non solo una casa ma le condizioni per abitare pienamente un quartiere e una comunità».
Una concezione dell’abitare che lega quindi la casa alla presenza di servizi, relazioni e spazi pubblici, inserendola in una più ampia politica di trasformazione urbana.
Pubblico e privato insieme per aumentare l’offerta
Un altro capitolo riguarda il rapporto con gli operatori privati. L’obiettivo è costruire «un nuovo partenariato pubblico-privato per la casa», coinvolgendo i diversi soggetti nella sperimentazione di modelli innovativi di gestione capaci di garantire nel lungo periodo l’accessibilità economica degli alloggi.
Parallelamente, il Comune intende favorire l’affitto stabile attraverso strumenti che rendano più conveniente mettere sul mercato immobili a prezzi sostenibili.
L’indirizzo, spiegano gli assessori, è quello di «configurare condizioni urbanistiche, fiscali, convenzionali che rendano conveniente per proprietari e investitori l’immissione sul mercato di abitazioni a canone concordato o calmierato».
Un Osservatorio sull’Abitare per misurare i risultati
La strategia dovrà infine essere accompagnata da strumenti permanenti di organizzazione e monitoraggio. Tra quelli indicati c’è la creazione di «un Osservatorio sull’Abitare con precisi indicatori di risultato», insieme alla semplificazione burocratica degli interventi di interesse abitativo, alla promozione della qualità e della sostenibilità costruttiva e all’integrazione dei servizi.
L’obiettivo è trasformare gli indirizzi del PUG in un programma misurabile nel tempo, verificandone concretamente gli effetti sulla città.
«La partita è troppo importante per lasciarla solo alle polemiche, alle bandierine ideologiche e alla logica dei divieti», concludono Gianfreda e Ridolfi. «Bisogna agire con visione e concretezza, avendo piena consapevolezza dei temi posti, con step ed obiettivi certi nell’ambito di una pianificazione di nuova concezione come il PUG. Che ha la città e la comunità come esclusivo obiettivo».

