Maestri che hanno calato sulla terra il trascendente, l’ultraterreno, con la loro creatività. Vasco Brondi, cantautore e scrittore ferrarese classe 1984, ha scritto un libro proprio per loro, per i suoi “cacciatori magici”, per rendere grazie di un dono, quella creatività capace di esprimere il “duende”, “potere misterioso che tutti sentono e nessun filosofo spiega”, forza sconosciuta che anima la creazione, rintracciabile nella verità delle opere, artistiche e naturali. Maestri cercati con ansia, inconsciamente, già dall’adolescenza perché capaci di “toccare il mistero – Dio o chi per lui – più da vicino, con un contatto più diretto con il centro incandescente del pianeta Terra.”
Quasi sempre i peggiori, santi tormentati, morti spesso male (più per overdose che sul rogo o crocifissi), ma capaci di dare forma a quella “tensione veriticale” che da millenni agita ogni uomo sulla terra e dà vita alla creatività più pura. Senza voler insegnare niente a nessuno. Del resto, “l’arte è sempre stata strettamente collegata al rito, una pratica capace di connettere l’umano al sacro.” Al di là dell’estetica.
Maestri indimenticabili per avere dato vita ad espressioni creative che nascono “per introdurre al cuore più profondo della realtà” (McCarthy) perché, come scrive Battiato, “le canzoni sono una cellula misera di cose divine”. Cantautori, scrittori, fotografi, mistici, pittori, scultori, filosofi, teologi, registi… Una discreta compagnia: Nick Cave, Fellini, Warhol, Kerouac, Keith Richards, David Lynch, CCCP, Jung, Tarkovskij, Ghirri, Pazienza, Garcia Lorca, Lou Reed…
Il tutto illuminato da Vasco grazie a una sorprendente capacità di lettura che ha le sue radici nella tradizione buddhista (sono citati tanti monaci, oltre al Dalai Lama, e la meditazione è una compagna indispensabile di cammino per l’autore) e nell’esperienza cristiana (background vivo e cangiante, tanto inevitabile quanto stupefacente, nella vita dello scrittore).
Tre lampi, per capire il livello.
John Cage, Simone Weil ed Hervé Clerc che indicano quanto sia importante per ogni artista il silenzio per poter guardare bene, affinché la creatività sia vera, perché “Dio non tollera il vuoto” e quando ti trova pronto (ovvero in silenzio) lo riempie. Esattamente l’opposto della logica dell’algoritmo di Spotify, basato su produzioni continue e leggere.
Leonard Cohen che chiude la sua carriera e la sua vita con un disco pieno di gratitudine: “It was hell, it was swell, it was fun – Thanks for all the dances.”. In un mondo sempre più arrabbiato e meno felice.
Warhol che difendeva Dio lasciandolo fuori dalla sua arte, perché la sua arte è industria, commercio, e non ha nulla di sacro. Il sacro, in lui, è nascosto nella sua cameretta da seminarista, come l’amore per il nipote sulla strada del sacerdozio.
“Una cosa spirituale”, terzo libro di Brondi, è quindi un antidoto per non essere seppelliti dal materialismo e dal consumismo, tutti modi per “addomesticare la disperazione” (Epicoco, citato spesso).
Vasco si vede come un bimbo d’estate che passa ore e ore in spiaggia aspettando la pioggia per gettarsi in acqua proprio in quel momento, quando è più facile che arrivi un fulmine a colpirti. Come alla ricerca di un segno, di una manifestazione, di un’epifania implorata per millenni dall’umanità.
Lampi, tuoni e saette da e verso il cielo, perché “l’arte è un tentativo di addomesticare Dio” o esserne folgorato.
Andrea Arcangeli

