Quelle domande che sempre inquietano (alcuni). Le fedeli d’amore, il romanzo di Giampaolo Proni

Leggendo le prime pagine, sembra di trovarsi all’inizio di un romanzo che oscilla tra l’esoterico e il giallo complottista, in uno scenario che è quello della Rimini contemporanea. Il primo personaggio a entrare in scena è un docente universitario, Francesco Pardo, autore di un libro sulle sette, che viene contattato da un investigatore privato per far luce sullo strano gruppo di donne in cui si è invischiato, insieme all consorte, il rampollo di uno degli uomini più ricchi della città. Il gruppo si chiama Fedeli d’amore, è guidato da una guru  italo-americana, ogni donna si fa chiamare con il nome di un fiore, e fino a questo momento della narrazione,  poco altro si sa.
Il secondo personaggio ad entrare in scena è una sorta di vescovo tradizionalista, amante del sempre antico e moderno valore del denaro, che mette insieme uno scalcagnato OTA, acronimo che sta per Ordo Templaris Ariminensis, con lo scopo di combattere la minaccia islamica che sta per abbattersi sull’Italia cristiana. I primi due improbabili adepti compiono anche un attentato contro una macelleria islamica dalle parti di Borgo Marina. Il suddetto vescovo, con la scusa di difendere la vera fede dalla eresia modernista, dalle minacce islamiche e dai tradimenti di Roma, fa incetta di soldi e proprietà immobiliari adescando suorine sprovvedute: quando avrà raggiunto quota 20 milioni andrà in un’isola dei Caraibi a meglio praticare le virtù della verginità e della povertà.

L’autore del romanzo è Giampaolo Proni, docente universitario, non nuovo a esperienze letterarie. Il volume (658 pagine) ha per titolo Le Fedeli d’Amore, è edito con il marchio invenio e autoprodotto. Si annuncia come il primo volume di una trilogia che vedrà la luce nel futuro. Nella finzione l’autore è tal Marzio Vaccarini, direttore dell’Araldo di Romagna, ciellino, mentre la voce narrante è di un anonimo curatore.

Si diceva di redivivi templari, delle donne che si fanno chiamare con il nome di un fiore, ma questi filoni della storia ad un certo punto s’inabissano come un fiume carsico, per concentrare l’attenzione su due ragazzi, Fosca e Guglielmo, che frequentano la parrocchia di san Nicolò e un gruppo della Gioc, cioè la Gioventù operaia cristiana. La storia comincia a metà degli anni Settanta quando il clima culturale era dominato dalle idee marxiste e progressiste, ed anche nelle comunità cristiane, specialmente in quelle giovanili, ribollivano la vivacità e le inquietudini del post Concilio. Guglielmo è uno di quei ragazzi che, sebbene ancora solo studente di liceo, vuole andare a fondo delle questioni, divora libri di teologia e filosofia, segue il dibattito ecclesiale internazionale. Soggetti umani che negli anni Settanta era facile incontrare e probabilmente molti si sono riconosciuti nell’inquietudine del protagonista. Guglielmo ai imbatte nei libri di Theillard de Chardin e di Henri de Lubac sulla questione del femminino nella Chiesa, e ne fa la propria stella polare. Studia e ristudia su quel tema, ma non trascura neppure il rapporto con Fosca che è la sua fidanzata. Il desiderio di approfondire la teologia lo spinge a entrare nei domenicani. Addio a Fosca? Macché! La ricerca della verità dell’Amore divino lo porta ad entusiasmanti esercitazioni pratiche con Fosca, che continuano anche quando Guglielmo veste l’abito, prende i voti e addirittura gli offrono una cattedra all’Angelicum. Il loro unico problema è non far scoprire la loro tresca, per il resto si amano e godono come non ci fosse un domani.  Per quanto giustificate dalla ricerca e dalla passione per l’amore di Dio, i ripetuti amplessi clandestini ottengono il loro naturale effetto, tale e quale quello dei rapporti generati da passione carnale: Fosca resta incinta e partorisce un maschio, Alberto.
Da questo momento in poi Proni ci rende parte del “diabolico” (come chiamarlo altrimenti?) piano di Fosca  per dare un padre legittimo al figlio, un padre capace di garantire un futuro ad Alberto, un marito disposto a vivere con lei una convivenza matrimoniale casta, come fratello e sorella, mentre lei continua vedersi con il frate teologo: una storia d’amore e teologia, una sorta di Eloisa ed Abelardo del Terzo Millennio. Per fortuna senza alcuna sessuale amputazione.

Il libro contiene molte pagine godibili e ben scritte e l’autore dimostra di conoscere bene la storia ecclesiale ed esistenziale dal post Concilio fino a noi. Ad un certo punto, nel romanzo, apre una digressione su come gli uomini si alzano al mattino: alcuni tranquilli e beati corrono a partecipare ai riti e al paganesimo neocapitalismo globalizzato, altri guardano il sole che sorge inquieti e pieni di domande su chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Si intuisce che Proni appartiene a questa seconda categoria e ha voluto documentarlo con questa trilogia. Vedremo come queste domande daranno forma ai prossimi due romanzi.

Valerio Lessi