In questi giorni è in sala il film di John Patton Ford “Ricchi da morire… delitti in famiglia” con Glen Powell (lo abbiamo visto ne “Il diritto di contare”, nel remake di “Twisters”, in “Hit Man”, “Top Gun: Maverick” e nello sfortunato rifacimento di “The Running Man”, tratto da Stephen King e diretto da quel geniaccio di Edgar Wright), Margareth Qualley (figlia d’arte, la madre è Andie McDowell, attrice con ricco curriculum, tra “Un anno con Salinger”, il Quentin Tarantino di “C’era una volta a Hollywood”, un paio di film con Yorgos Lanthimos, “Povere creature!”, e “Kind of Kindness” e il discusso “The Substance”, oltre al nuovo film fantascientifico-romantico di Ridley Scott, “The Dog Stars” dove fa coppia con il divo del momento Jacob Elordi) ed Ed Harris (“Apollo 13”, “The Truman Show”, “The Rock” e molti altri titoli oltre alla regia ed interpretazione del bel film biografico “Pollock” dedicato al pittore americano).
Ma non parleremo in questa sede di questo titolo, sufficientemente divertente, ma del film al quale si ispira, quel “Sangue Blu” (1949) di Robert Hamer, produzione Ealing Studios, i celebri studi britannici che tra gli anni Quaranta e Cinquanta sfornarono titoli eccelsi tra drammi e commedie come “Sarabanda tragica” di Basil Dearden (1948), “Passaporto per Pimlico” di Henry Cornelius (1949), “L’incredibile avventura di Mr. Holland” di Charles Chrichton (1951) e “La signora omicidi” di Alexander McKendrick (1955), questi ultimi due con Alec Guinnes, attore emblema degli Studios, spesso presente nelle produzioni della casa, soprattutto nei titoli di maggiore successo e che in “Sangue Blu” (titolo originale “Kinds Hearts and Coronets”) ha l’occasione di interpretare il ruolo della vita, “moltiplicandosi” negli otto membri della famiglia D’Ascoyne, compreso il ruolo “en travesti” di Lady Agatha.
Al suo fianco Dennis Price (il criminale Louis, attore noto anche per aver interpretato il maggiordomo Jeeves nella serie tv dedicata ai personaggi di P.G.Wodehouse), Joan Greenwood e Valerie Hobson, in una commedia intrisa di humour nero, ricavata dal romanzo “Israel Rank: the Autobiography of a Criminale del 1907 scritto da Roy Horniman, la storia di Louis D’Ascoyne Mazzini, rinnegato dalla famiglia per via delle nozze materne fuori dall’ambiente aristocratico ed intenzionato a diventare duca uccidendo tutti e otto gli eredi al titolo, in circostanze reputate accidentali.
Una satira sociale “feroce e di disarmante umorismo”, come indica il Mereghetti nel suo esaustivo dizionario, un “tour de force” per Guinness che qui ha l’occasione di sperimentare tutte le variazioni attoriali, dal più giovane alla dama altolocata, dal prete all’ammiraglio, con una gamma di travestimenti e personalizzazioni impeccabili. Il remake di cui sopra rappresenta, come spesso accade, l’adattamento in sintonia, almeno così si crede, con i gusti attuali del pubblico, ma in realtà negli USA “How to Make a Killing” (questo il titolo originale del rifacimento) non ha fatto sfracelli al botteghino, accontentandosi di poco più di venti milioni al box office, riformulando l’interrogativo se è proprio necessario “rifare” i vecchi film quando oggi con il sistema digitale li puoi rendere nuovamente fruibili in sala con restauri che restituiscono lo splendore originale. Splendore in bianco e nero nel caso di “Sangue Blu”, fotografato da Douglas Slocombe che lavorò in molti film Ealing, collaborò con Joseph Losey per “Il servo” e “Boom!” e illuminò tutta la saga di Indiana Jones diretta da Steven Spielberg.
Del regista Robert Hamer la storia del cinema ci ricorda che fu anche autore del melodramma post-bellico, sempre “griffato” Ealing, “Piove sempre di domenica” (1947), del film dedicato al prete detective creato da G.K. Chesterton “Uno strano detective, Padre Brown” (sempre con Guinness) del 1954 ed è uno dei quattro registi impegnati nell’horror collettivo “Dead of Night” (“Incubi notturni”) del 1945 per il quale diresse il segmento “Lo specchio incantato” (il suo debutto dietro alla macchina da presa). Alcolizzato (il suo ultimo film “School for Scoundrels” – “La scuola dei dritti” nella versione italiana, del 1960, fu una realizzazione tormentata per via delle continue allucinazioni che gli costarono il licenziamento, con il film concluso dal regista Cyril Frankel e dal produttore Hal E. Chester, e l’allontanamento definitivo dall’industria cinematografica) ed omosessuale, in un tempo in cui l’omosessualità maschile nel Regno Unito era considerata grave reato, punibile con la reclusione, morì nel 1963 a 52 anni di polmonite al St. Thomas’s Hospital di Londra ed è seppellito a Llandegley, nel Galles, località nota per un celebre scherzo relativo al cartello stradale (più volte tolto, ma dal 2023 stabile per via della notorietà acquisita), di un aeroporto che in realtà non esiste…
Curiosità rispetto alla versione italiana: il doppiaggio nostrano modifica il cognome di Louis da Mazzini a Martinez, adducendo origini spagnole invece che italiane. Il film nel nostro paese fu distribuito nel 1951.
Paolo Pagliarani

