Il fascino della donna ragno. Il percorso de “Il bacio della donna ragno”, tornato al cinema in una nuova versione

I cinefili dotati di buona memoria non dimenticano il film di Héctor Babenco “Il bacio della donna ragno”, uscito in sala nel 1985, tratto dal romanzo di Manuel Puig (prima pubblicazione italiana nel 1978) ed interpretato da William Hurt (che vinse l’Oscar come migliore attore protagonista e il premio al Festival di Cannes per la migliore interpretazione maschile), Raúl Juliá e Sônia Braga. Nel ristretto spazio di una cella, in un non ben precisato paese dell’America Latina, convivono due detenuti, il marxista rivoluzionario Valentin (Raúl Juliá) e l’omosessuale Luis Molina (William Hurt, scelto dal regista dopo aver dovuto a rinunciare a Burt Lancaster che si era preparato per un anno per il ruolo ma fu costretto a desistere per motivi di salute). Convivenza difficile all’inizio per i due compagni di cella, ammorbidita progressivamente dall’eccentrico Luis che stempera la drammaticità del momento con la sua capacità di fantasticare attraverso le suggestioni immaginarie del cinema, raccontando al suo “coinquilino” storie di stampo cinematografico, avvolte da romanticismo e mistero, unica via di fuga da quella detenzione senza via d’uscita.

Nel 1992 va in scena a Londra, il 20 ottobre, la prima di “Kiss of the Spider Woman”, musical teatrale adattato dal romanzo e dal film, con libretto di Terrence McNally, musiche e testi della coppia John Kander e Fred Ebb (gli autori di “Cabaret”), la regia di Harold Prince (curriculum teatrale di tutto rispetto con un paio di regie celebri per Andrew Lloyd Webber ovvero “Evita” nel 1979 e “The Phantom of the Opera” nel 1986, allestimento tutt’ora in scena a Londra con grande successo, ma anche un paio di regie cinematografiche, in particolare nel 1978 una versione del musical di Stephen Sondheim “A Little Night Music” con Elizabeth Taylor, vincitore dell’Oscar per la miglior colonna sonora nel 1979, in Italia bizzarramente ribattezzato “Gigi”, il che creò non poca confusione con l’omonimo film di Vincente Minelli del 1958) ed un cast che annoverava la veterana di Broadway Chita Rivera, Anthony Crivello e Brent Carver, in scena nel West End per 390 repliche, poi trasferito a Broadway inizialmente con lo stesso cast della versione londinese, dove triplicò il numero delle serate arrivando ad un totale di 904. Il musical ora è arrivato in sala nella versione cinematografica curata da Bill Condon, certo non un novellino del genere (ha diretto per il cinema gli adattamenti dei musical “Dreamgirls” e la versione “live-action” de “La Bella e la Bestia” della Disney, ed è stato insignito di un Oscar per la miglior sceneggiatura non originale per il film “Demoni e Dei” del 1998). Ad interpretare i protagonisti Diego Luna come Valentin e Tonatiuh per il ruolo del sognatore Luis, mentre per il triplo ruolo danzante e canoro della “donna del sogno”, ovvero l’attrice Ingrid Luna, Aurora e la misteriosa Donna Ragno, c’è una performer di spicco come Jennifer Lopez che a 57 dimostra ancora a tutti di che pasta è fatta, con tutta la sua sensualità dirompente. Le storie cinematografiche si trasformano in questa nuova versione in uno sfavillante musical in technicolor (il film amato da Luis, “Il bacio della donna ragno”), ricco di passione, canzoni, balli, mistero e melodramma, quest’ultimo sempre più presente man mano che l’ombra della tragedia si amplia sempre più in quell’angusto spazio. Questa volta il paese è ben specificato, siamo in Argentina nel 1981 in piena dittatura militare, ci sono riferimenti cinematografici relativi al periodo nelle citazioni di Luis, e la matrice politica del testo ha una sottolineatura ancora più evidente, con il desiderio di libertà ben presente nell’animo dei due sfortunati compagni. Certo la versione di Babenco resta indimenticabile per la bravura degli interpreti, ma questo musical, sfortunato negli incassi al botteghino (negli USA ha raccolto solo 1,7 milioni di dollari) e ovviamente trascurato dal pubblico italiano che non è proprio a suo agio con canzoni e balletti cinematografici, a parte rare occasioni, non sfigura davvero e merita un’occhiata, anche per alcuni numeri ben impostati (per esempio il brano “Gimme Love” che chiudeva il primo atto dello spettacolo, qui sequenza visivamente eccellente), con gli attori che si prestano al canto e al ballo (quest’ultimo principalmente affidato alla Lopez che di movimenti coreografici se ne intende). La stessa attrice di origini portoricane figura tra i produttori esecutivi assieme a Diego Luna, Ben Affleck (protagonista di una relazione amoroso tormentata proprio con la Lopez con tanto di separazione, nuovo fidanzamento, nozze e divorzio dopo due anni) e Matt Damon. Dediche finali a Fred Ebb (scomparso nel 2004), Terence McNally (mancato nel 2020) e Chita Rivera, indimenticabile Anita nelle versioni teatrali di “West Side Story” del 1957 e 1958, sulla quale il sipario è calato nel 2024.

Paolo Pagliarani