Come è lontano il mare. Il successo in sala del film israelo-palestinese “The Sea” – al cinema

Cercate nelle sale cinematografiche o nelle arene estive in vista di apertura (la prossima settimana lo trovate in programmazione al Cinema Tiberio di Rimini il 16 e il 17 giugno e ricordate che da lunedì scatta l’estate al cinema con la promo “Cinema in Festa” con biglietto scontato a € 3,50 per tutti i film nelle sale aderenti fino al 18 giugno, per poi passare a “Cinema Revolution”, sempre con biglietto a € 3,50, per i film italiani ed europei fino al 19 settembre ) “The Sea”, coproduzione israelo-palestinese diretta da Shai Carmeli-Pollack (regista giunto alla notorietà internazionale nel 2006 con il documentario “Bil’in My Love” dedicato agli abitanti del villaggio di Bil’in e della loro lotta contro la costruzione di una barriera nel loro territorio, vincitore di un premio al Jerusalem Film Festival), distribuito con coraggio e determinazione in Italia da Mescalito Film e premiato da incassi ragguardevoli (partenza nel primo giorno di programmazione ai primi di maggio con più di 15.000 spettatori e terzo posto in classifica dietro a campioni di incassi come “Michael”) nel nostro paese.

Un film forte e gentile nello stesso tempo, dedicato alla storia di Khaled, un ragazzo palestinese di seconda media di un villaggio vicino a Ramallah, emozionato come pochi per la sua prima gita al mare con la sua classe. Peccato che Khaled non abbia il permesso necessario per il viaggio e venga fatto scendere dai soldati dal pullman. Deciso a raggiungere a tutti i costi l’agognata spiaggia inizia la sua personale odissea verso il mare, con il padre, muratore impegnato in un cantiere, preoccupato che lo cerca per ogni dove, nonostante anche lui sia privo del permesso necessario per potersi muovere liberamente. Finale amaro con esplicativo sguardo di Khaled, uno sguardo che dice più di molti proclami e che richiama la stessa occhiata verso il mare carica di incognite di Antoine Doinel nel finale de “I quattrocento colpi” di François Truffaut. Uno sguardo che rivela la fine del sogno e dell’innocenza, spezzati dalla brutalità del sistema oppressivo vigente in Israele, un viaggio tra la Cisgiordania ed una Tel Aviv dove le persone continuano indifferenti a sostenere i propri ritmi quotidiani nonostante la presenza delle forze armate, in uno spirito di contraddizione che il regista coglie benissimo soprattutto nella parte finale, quando il percorso di Khaled si deve interrompere.

“The Sea” è un film scomodo ed universale, parla della mancanza di libertà, del desiderio sacrosanto di un bambino di vivere la sua vita e poter provare quelle esperienze necessarie alla sua formazione, esperienze che non trovano giustificazione nella realtà brutale dei territori occupati, in una situazione sempre più incandescente, divenuta oggetto di attenzioni quotidiane da parte dei mass-media ma anche spesso trascurata da buona parte del pubblico assuefatto dalle tragiche notizie diffuse ogni giorno da quelle zone martoriate. Resistono solo gli attivisti e gli artisti, come Carmel-Pollack che con il suo film parla direttamente agli spettatori disposti ad incrociare lo sguardo di Khaled. Non c’è guerra, morte, distruzione in questo film come in altre laceranti opere uscite negli ultimi tempi ed ambientate in quelle zone, eppure il regista riesce ad essere convincente e diretto con una “piccola storia” che rivela molto di più di quello che mostra.

Si diceva film scomodo: “The Sea”, girato con una troupe mista di ebrei e arabi, riprese in villaggi palestinesi, lungo il muro di separazione, e poi in diverse città israeliane e finanziato dall’Israel Film Fund, lo stesso dietro a film come “Lebanon” e “Valzer con Bashir”, grazie alla sua vittoria di cinque Ophir Awards, il massimo riconoscimento israeliano per cinema e televisione, era stato scelto per rappresentare Israele agli Oscar per la categoria miglior film internazionale, poi non è entrato a far parte del gruppo dei candidati ma ha comunque attirato, in senso negativo, l’interesse del Ministro della Cultura israeliano che ha boicottato la distribuzione del film in Israele, resa difficile la diffusione a livello internazionale e minacciato il ritiro dei fondi ai premi cinematografici nazionali.

Per tutto questo, per non voltare lo sguardo e per non cadere nell’oblio dell’indifferenza, “The Sea” merita davvero una visione.

Paolo Pagliarani