Seconda tappa del nostro viaggio per scoprire se e come le istituzioni romagnole stanno affrontando i grandi cambiamenti che segnano questo nostro tempo.
Oggi pubblichiamo l’intervista al presidente della Camera di Commercio della Romagna Carlo Battistini.
La Camera di Commercio della Romagna è un gigante da 70.000 imprese, distribuite tra le province di Forlì-Cesena e Rimini. Il 93% di queste sono aziende piccole o piccolissime, fino a 9 dipendenti e il modo in cui affronteranno, nel concreto, la sfida dell’intelligenza artificiale è decisivo.
Col presidente Battistini abbiamo parlato non solo di innovazione, ma anche di competitività del Made in Italy e, più nello specifico, del sistema economico riminese.
In un suo intervento recente a un evento della Camera di Commercio (il 5 maggio, ndr) lei ha detto che l’unica strada che le imprese hanno per essere competitive è l’intelligenza artificiale. Perché?
Carlo Battistini: «Perché l’innovazione cambia tutto nei sistemi di produzione, sia dei beni che dei servizi. È un’opportunità unica per un sistema come il nostro, fatto per il 93% da imprese fino a nove dipendenti.
In Romagna, su 70.000 imprese, gli esportatori abituali sono circa 1.000, e l’export è ciò che misura la competitività. Anche una piccola impresa, che faccia attività nei servizi o nella produzione, se investe in conoscenza e formazione delle persone, può essere più competitiva e creare maggior valore aggiunto.
Non dobbiamo crescere dal punto di vista quantitativo, ma qualitativo. Non serve fatturare di più se poi abbiamo margini molto bassi, serve migliorare il valore aggiunto. Se io fatturo di più, ma perdo, ogni euro che fatturo di più, perdo di più».
L’intelligenza artificiale è quindi un fattore di democratizzazione, secondo lei?
Carlo Battistini: «Il problema è che se non si usa, la userà qualcun altro che diventerà più competitivo. Questo è il momento della trasformazione, ed è un’opportunità e una problematica che riguarda sia i consorzi alberghieri, sia la manifattura, l’industria alimentare o l’artigianato. Oggi si trova davanti a questa problematica, che è anche un’opportunità. Il tema è saperla usare».
La Camera di Commercio, come istituzione storica in Italia, come affronta queste sfide, tra intelligenza artificiale, cybersecurity ed export digitale?
Carlo Battistini: «Le grandi imprese iscritte da noi con ricavi sopra il miliardo in Romagna sono 7, poi ci sono quelle sopra i 100 milioni: queste non hanno bisogno che la Camera di Commercio spieghi loro queste cose, se non per temi legali o di brevetti.
Quello che serve di più è dare un contributo prima di tutto culturale. Non serve a niente dare 2.000 euro a una piccola impresa per cambiare la stampante; serve sostenere progetti di trasformazione digitale e di utilizzo dell’intelligenza artificiale, che possono avere più successo se fatti mettendosi insieme per dividere i costi e beneficiare tutti del risultato. Occorre tanta formazione, pensi che per un prodotto, prima si faceva lo studio di una macchina, ad esempio, o di un singolo componente. Il progetto veniva prototipato, veniva realizzato il prototipo, i componenti venivano testati, corretti i malfunzionamenti e quando funzionava, si arriva poi al prodotto finito e lo si metteva sul mercato. Per un auto, questo processo durava tre anni. Oggi con la progettazione tutta digitale e la realizzazione del gemello digitale che testi già con l’AI, il processo dura 9 mesi. Qual è la parte più importante? La competenza, qualcuno che sappia usare questi strumenti».
Come Camera di Commercio che iniziative fate in questo senso?
Carlo Battistini: «Noi abbiamo fatto bandi per sostenere le startup innovative: attualmente in Romagna ne stiamo sostenendo cinque. Tra queste ci sono Agilia Srl, che si occupa di soluzioni di intelligenza artificiale per l’automazione dei processi, e Airtisan Srl, che fa piattaforme per l’analisi dei guasti».
Internamente, invece, com’è cambiato il vostro metodo come organizzazione?
Carlo Battistini: «Da qualche anno facciamo sperimentazioni con l’intelligenza artificiale sul Registro Imprese, che è la più grande banca dati d’Europa. Saremo pronti a fare di più, ad esempio gestendo i fornitori in modo molto efficiente, economico e veloce. Il limite è che siamo una pubblica amministrazione e siamo obbligati a rispettare il Codice degli appalti, il che porta a una dilatazione dei tempi.
In ogni caso, il nostro obiettivo è supportare le istituzioni del territorio nell’utilizzo dei dati. Per esempio, stiamo fornendo al Comune di Rimini i dati economici alla base della variante al piano regolatore sugli alberghi, sfruttando piattaforme di gestione dei dati per avere una visione d’insieme».
Durante un recente evento dedicato ai giovani lei ha raccontato di essere stato licenziato quando aveva 44 anni e di essere stato obbligato a ripartire da capo. In un momento di crisi qual è la cosa più importante per un imprenditore?
Carlo Battistini: «Intanto avere chi ti sostiene: gli amici, la famiglia, perché se psicologicamente ti deprimi sei spacciato. Se invece stai bene mentalmente, ti concentri sulle cose da fare e scegli una strada.
Bisogna sempre avere una strategia e capire dove si vuole andare: non conta andare forte, perché se vai forte contro il muro è peggio. Per me è stato importante quello, ed è così che, partendo come professionista, con altri abbiamo creato una società».
Dirigendo una Camera di Commercio divisa tra Forlì, Cesena e Rimini, come vede il dinamismo imprenditoriale di Rimini e che direzione dovrà prendere?
Carlo Battistini: «Personalmente mi sento un “patriota romagnolo” e vedo che ogni città ha le sue vocazioni.
A Rimini c’è molto dinamismo e ci sono tante iniziative, ma bisogna riuscire a fare un passo avanti sull’offerta turistica. Quando dici “Rimini” deve essere percepita nel mondo come una destinazione vera e propria, non dev’essere solo legata al singolo hotel; c’è un bel contesto, ma va reso più moderno e attuale.
Oltre a questo, a Rimini ci sono attività industriali e commerciali straordinarie, sia grandi gruppi, sia realtà composte da team di ingegneri e designer locali che progettano, ad esempio, per grandi colossi esteri».
L’ultima domanda me la sono fatta suggerire da mio figlio, matricola quasi ventenne di economia a Bologna: “molti giovani dicono che in Italia basta uno sbaglio e sei finito, la burocrazia e le tasse non perdonano, quindi fuggono all’estero. Cosa possiamo fare per non farli andare via?”
Carlo Battistini: «Lo chiede a uno che ha un figlio che lavora da cinque anni in Lussemburgo, anche se dice di voler tornare (ride, ndr). Il problema non sono le tasse, perché in Germania o in Francia si pagano lo stesso.
Il vero problema è che oggi noi italiani siamo competitivi nel mondo lavorando di più, e non perché siamo più efficienti o abbiamo una produttività migliore per ora lavorata. Siamo lo 0,7% della popolazione mondiale ma facciamo il 2,7% del PIL globale lavorando in nicchie di grande qualità come la Ferrari, il Parmigiano Reggiano, Prada e la nautica.
Però, per crescere davvero, dobbiamo usare la tecnologia digitale per essere più produttivi. Più valore aggiunto significa poter far crescere i redditi, offrendo a un giovane 2.000 euro al mese invece di 1.200, garantendogli percorsi di crescita professionale e smettendo di farlo lavorare fino alle 9 di sera.
L’intelligenza artificiale non la inventiamo noi, ma dobbiamo trovare una via italiana usandola e applicandola alle nostre eccellenze produttive».
A cura di Alessandro Caprio

