Ancora Giotto e San Francesco. La Basilica di Assisi

 

Basilica papale di San Francesco in Assisi

Visite guidate:
per gruppi, tramite il sito
per singoli, a riempimento il venerdì pomeriggio, il sabato mattina e il sabato pomeriggio. È necessaria la prenotazione (075-8190084)

 

Qui a fianco:

Basilica superiore

 

«…Finite queste cose, si condusse in Ascesi città dell’Umbria, essendovi chiamato da fra’ Giovanni di Muro della Marca allora Generale de’ frati di S. Francesco, dove nella chiesa di sopra dipinse a fresco sotto il corridore che attraversa le finestre, dai due lati della chiesa, trentadue storie della vita e fatti di S. Francesco, cioè sedici per facciata, tanto perfettamente, che ne acquistò grandissima fama. E nel vero, si vede in quell’opera gran varietà non solamente nei gesti et attitudini di ciascuna figura, ma nella composizione ancora di tutte le storie; senzachè fa bellissimo vedere la diversità degli abiti di que’ tempi, e certe imitazioni et oservazioni delle cose della natura. E fra l’altre è bellissima una storia, dove uno assetato, nel quale si vede vivo il desiderio dell’acque, bee stando chinato in terra a una fonte, con grandissimo e veramente maraviglioso affetto, in tanto che par quasi una persona viva che bea. Vi sono anco molte altre cose dignissime di considerazione, nelle quali per non esser lungo non mi distendo altrimenti. Basti che tutta questa opera acquistò a Giotto fama grandissima, per la bontà delle figure, e per l’ordine, proporzione, vivezza e facilità che egli aveva dalla natura e che aveva mediante lo studio fatto molto maggiore e sapeva in tutte le cose chiaramente dimostrare. E perchè, oltre quello che aveva Giotto da natura, fu studiosissimo, et andò sempre nuove cose pensando e dalla natura cavando, meritò d’esser chiamato discepolo della natura, e non d’altri
Giorgio Vasari, Vita di Giotto, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, 1568

Voluta da Papa Gregorio IX quale “specialis ecclesia” con la Bolla “Recolentes” del 29 aprile 1228, dal 1230 custodisce le spoglie mortali del santo serafico. Dallo stesso pontefice fu insignita del titolo di “Caput et Mater” dell’Ordine minoritico con la Bolla “Is qui Ecclesiam” del 22 aprile 1230, con la quale tra l’altro ne affidò la custodia in perpetuo ai “frati della comunità”, il gruppo che andò in seguito a costituire l’Ordine dei Frati Minori Conventuali.
La struttura della Basilica è composta da due chiese sovrapposte, caratterizzate dalle due fasi costruttive, in felice successione storico-artistica: la prima ad essere costruita, la chiesa inferiore, è in stile romanico umbro, di derivazione lombarda, mentre la seconda, quella superiore, è segnata dallo stile gotico di matrice francese, italianizzato soprattutto dai colori e dalle decorazioni. In effetti l’apparato decorativo interno rende straordinarie nella loro unicità entrambe le chiese della Basilica, che offrono ricchi e preziosi cicli pittorici e preziose vetrate. Tra gli affreschi della Basilica, opere di Giotto, del Cimabue, del Lorenzetti, di Simone Martini e del Sermei.
(dal sito della Basilica)

Niccolò IV «fu il primo francescano a diventare papa. Egli favorì ampiamente il suo ordine e i frati minori lo idolatravano. Le sue preoccupazioni missionarie rivolte verso l’Oriente erano state anche quelle di san Francesco. L’iniziativa di far porre le immagini di san Francesco e di sant’Antonio da Padova tra quelle degli Apostoli e della Madonna nei due mosaici absidali di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore dovette apparire come un fatto inusitato, tanto è vero che Bonifacio VIII sembra abbia progettato di farle togliere, perché non poteva tollerarne l’intrusione in un consesso di santi di così venerabile antichità.
Questa volontà francescana di Niccolò IV si riversò innanzitutto sulla Basilica di Assisi. Le bolle promulgate in favore di essa in appena quattro anni di pontificato sono più numerose di quelle promulgate dagli altri papi prima e dopo di lui. Le indulgenze da lui concesse a chi la visitava sono di gran lunga superiori a quelle concesse dagli altri papi di quell’epoca. I suoi regali alla Basilica sono splendidi: con una bolla del 13 maggio 1288 egli dona tutti i suoi paramenti di seta di vario colore, vasi d’argento, una somma di danaro e varie altre cose come pegno del passato e del futuro affetto – sono parole sue – per la Basilica di Assisi. Il 9 agosto 1298 dona un paliotto per l’altare del Santo, ricamato in oro, argento e perle, con le storie di san Francesco. Tra i suoi doni erano anche un piviale con le figure degli Apostoli ricamate e lo splendido calice eseguito dall’orafo senese Guccio di Mannaia, uno dei capolavori dell’oreficeria italiana».
Luciano Bellosi, da “La pecora di Giotto”, Giulio Einaudi Editore, 1985