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Quando l’opposizione vince. 3. Il caso di Coriano

Lunedì, 06 Luglio 2015

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Quando l’opposizione vince. 3. Il caso di Coriano

 

Per ultimo e pur brevemente, tra le vittorie recenti dell’opposizione, il caso di Coriano; comunque emblematico e interessante anche se le regole della competizione elettorale sono diverse da quelle di Rimini (senza cioè un secondo turno di ballottaggio).

 

Una città indignata

Per dire dei sentimenti con cui la città arriva alle elezioni, è sufficiente ricordare le dimissioni cui è “costretta” il sindaco Maria Luigina Matricardi nel marzo 2011 e il successivo commissariamento prefettizio del Comune (con la sanzione di legittimità per 4 milioni di euro di debiti fuori bilancio).

E se quando si dimette, Matricardi parla di sé coma la vittima di una “gogna mediatica”, per esprimere la reazione popolare e l’indignazione dei cittadini occorrerebbe certo usare termini più diretti. Anche perché tutti avevano ben presente come il prosciugamento delle casse comunali fosse andato di pari passo con una urbanizzazione molto spinta e un consumo visibile del territorio proprio per fare cassa.

 

Ma come avviene in tutte le situazioni in cui il potere è troppo sicuro di sé (“Tanto a Coriano non si perde mai”: il pensiero dominante del Pd locale), quando ci si accorge che le cose stanno cambiando è ormai troppo tardi. Così, dalle dimissioni del sindaco, che non può fare altro che tentare di scomparire, il Pd deve rassegnarsi a un anno di “schiaffoni” continui sia sulla stampa che nei bar (o dovunque si ritrovino i cittadini di Coriano).

L’unica domanda che resta aperta nei circoli della politica è su chi possa realisticamente approfittarne. Anche perché il buco di bilancio e la delusione verso il partito che storicamente ha rappresentato la città generano prima di tutto una netta disaffezione alla politica in generale.

 

I partiti ci provano

Prima di introdurre il personaggio principale di questa storia, è allora interessante vedere come i due partiti storici principali abbiano provato a opporsi a questa situazione.

Emma Petitti, segretario di un “Pd a pezzi”, e il suo supervisore per Coriano, Daniele Imola, ex sindaco di Riccione, ben introdotto a Sanpa (serbatoio di voti non indifferente) e lì in grado anche di trattare con Fabrizio Miserocchi, segretario provinciale del PdL, di stanza proprio a San Patrignano, capiscono che il rischio più grave per loro è una lista civica che cavalchi l’indignazione popolare e li travolga. Decidono dunque di provare a costruire una diga “dei partiti” coinvolgendo il PdL, sapendo che anch’esso non avrebbe nulla da guadagnare dalla vittoria di una civica esterna alle formazioni storiche della politica.

 

L’idea di Imola - quella di una lista di “unità comunale” per affrontare un periodo di scelte difficili e impopolari – mette così in moto una trattativa ufficiale, ma riservata; si vorrebbe infatti annunciare la lista solo all’ultimo momento, forti di un candidato rappresentativo della società civile, scelto al di fuori dei partiti, con candidati tutti nuovi e politicamente immacolati divisi equamente tra Pd e PdL.

Ma la trattativa finisce sui giornali e per il centrodestra continuarla diventa insostenibile. Difficile capire se Imola, che è la fonte delle notizie, sia malaccorto e un po’ troppo voglioso di tornare sulla scena o invece lo spiffero sia l’esito di un giudizio politico maturato nel frattempo. Fatto sta che, arenatosi il dialogo, il Pd vira su Emiliano Righetti, funzionario di lunga data del Comune di Riccione, ma residente a Coriano.

Il PdL invece, di fronte all’alternativa tra andare contro la civica che si sta formando (e così non farla vincere sottraendogli una propria fetta di voti) o restare fuori dai giochi, sceglie di non presentare il proprio simbolo.

 

Prima dei grillini

Tentativi e scelte dei partiti a parte, il dato più interessante di questa tornata elettorale è come una formazione politica che ancora a Coriano non esisteva – e che potremmo definire “protogrillina” – sia riuscita a inventarsi e a conquistare la necessaria credibilità per intercettare il soprassalto viscerale, peraltro prevedibile, che conquista la città.

Tutto accade dalle dimissioni del sindaco Matricardi, e il periodo del commissariamento è di fatto una unica lunga campagna elettorale; quello, il momento nel quale il movimento guidato da Mimma Spinelli si presenta alla città.

 

Due sole cose vale la pena sottolineare.

Mimma Spinelli, ai tempi del sindaco Matricardi, è consigliere comunale iscritta al PdL in quota AN, amica di Claudio Di Lorenzo e gode di una buona dote di voti anche a Sanpa. Ma è ancora un personaggio noto soprattutto per la sua provenienza dal volontariato, e una certa distanza dalla politica, quando il castello della politica crolla, le permette di non esserne travolta. Un po’ come la Tosi a Riccione, anche Spinelli, nel momento in cui i giochi diventano concreti in vista delle elezioni, può ricomparire sulla scena come un personaggio nuovo, quasi non toccato dalla politica politicante, pronto a prendere la guida – anche grazie alle sue relazioni e alla sua capacità di muoversi nell’arena politica – del nuovo gruppo anti sistema che si va formando. Tra le relazioni che riesce a mettere in campo, Giuseppe Arangio, uomo Pd, medico comunale che muove molti voti e accetta di essere il padrino dell’operazione. Anche se poi il rapporto andrà a finire male e dopo sei mesi sarà esonerato dalla sua carica di vicesindaco.

 

Seconda annotazione

A comporre la lista è un gruppo di giovani, di provenienza diversa, da destra e da sinistra, che si calano in modo totalizzante nelle parte di moralizzatori della vita pubblica. Il loro nemico numero uno, come è ovvio anche nell’ottica del risultato elettorale da raggiungere, sono i partiti storici, destra e sinistra indifferentemente. D’altra parte, come abbiamo già detto, si tratta di una sorta di anteprima del movimento 5Stelle e perché la proposta possa essere credibile non può che presentarsi “contro tutti” e intransigente; cittadini che predicano rigore in ogni occasione, che invocano trasparenza totale, promettono assemblee pubbliche per le decisioni di politica amministrativa, …

In campagna elettorale, il Pd poi ci prova con tutte le forze, chiamando ai comizi Errani, Gnassi e Vitali. Invece la lista di Mimma Spinelli salta completamente partiti e personaggi e continua il proprio cammino di immedesimazione con i cittadini, sempre in gruppo; “la squadra” a fare da refrain nei contenuti delle assemblee.

 

Tra cittadini e cittadona

Al netto del sistema elettorale diverso, la chiave (o almeno una delle chiavi) della vittoria delle opposizioni nei diversi casi presentati è stata il passo indietro pubblico del PdL e dei partiti di centrodestra in generale. Da un grado massimo (in assenza di ballottaggio) nel quale non si presenta neppure il simbolo, a gradi via via inferiori, con la scelta di un accompagnamento discreto delle fasi di sviluppo dell’opposizione civica o nella scelta delle squadre e delle dichiarazioni elettorali.

Resta da notare che, naturalmente, ciò è possibile quando esiste un soggetto nuovo con potenzialità reali per fare da polo di attrazione del sentimento popolare e che, nel caso di Rimini, città più grande, più difficile da leggere, dove è più difficile aggregare “tutti”, il traino nazionale dei partiti resta forse il fattore ancora determinante.



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