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Dreamini evolve verso il partito della città (Parte Civile)

Venerdì, 13 Marzo 2015

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Dreamini evolve verso il partito della città (Parte Civile)

 

Da Dreamini a Parte Civile, dall’associazione culturale nasce per gemmazione un nuovo soggetto politico cittadino. Lo ha annunciato oggi il presidente Bruno Sacchini, specificando che il nome, Parte Civile,  non allude ad una deriva giudiziaria o giustizialista, ma vuole evocare, sulla scia del renziano partito della nazione, un partito della città. Nel nome non compare la parola Rimini perché a detta di Sacchini oggi è troppo inflazionata e, fra tanto uso e abuso, nessuno si interroga sull’identità culturale. La città è allo sfascio, dal Palas alla Murri, fino a quel nuovo brand varato dal sindaco, rimining, che, se cercato su Google, restituisce ben altri significati.

 

Il nuovo soggetto politico, aggiunge il vice presidente di Dreamini Mario Ferri, presto uscirà con il proprio programma elettorale “che punta a rilanciare l’economia della città”.

Ma visto il pullulare di liste civiche e affini c’è qualcuno che tira le fila per costruire un progetto alternativo credibile e vincente?

Sacchini risponde che sta costruendo una trama di contatti con gli esponenti di tutti i partiti e delle liste civiche presenti alla scorsa tornata elettorale (alcuni personaggi erano presenti anche alla conferenza stampa). “Dopo la loro prima uscita pubblica – aggiunge Sacchini – ho anche contattato il presidente di Progetto Rimini, Michele Donati, per chiedergli un incontro ma ho ricevuto un rifiuto. Ma non sono preoccupato a collezionare sigle.Mi interessa poter parlare con quel 70 per cento di riminesi che non va a votare perché disgustato dalla politica sia di maggioranza che di opposizione”.

 

Tuttavia la conferenza stampa non era stata convocata per parlare dei progetti politici di Rimini, bensì per dare notizia dell’esposto inviato alla Corte dei Conti per segnalare che la famosa lettera di patronage firmata da Comune e Provincia a garanzia dei debiti del Palacongressi non è segnalata nel bilancio del Comune. Il ricorso è firmato oltre che dall’ideatore Mario Ferri, anche da Bruno Sacchini, dall’ex consigliere comunale Luigi Camporesi, Stefano Casadei, ex consigliere regionale, e Saverio Messina, sindacalista Uil: Mario Ferri sostiene che la lettera di patronage, firmata nel 2010 dall’allora sindaco Alberto Ravaioli e dal Presidente della Provincia Stefano Vitali, sia da considerare “forte” e quindi assimilabile in tutto e per tutto ad una fidejussione. Una frase contenuta nella lettera (“Ci impegniamo a fare tutto quanto nelle nostre possibilità affinché Rimini Congressi srl faccia fronte alle sue obbligazioni nei vostri confronti.”) secondo Mario Ferri confermerebbe che si tratta di una lettera di patronage forte e non debole. Se quindi è assimilabile ad una fidejussione, deve essere segnalata in bilancio perché incide sulla capacità di ricorso al credito da parte del Comune di Rimini.

 

Tradotto dal linguaggio giuridico-contabile, significa che se viene riconosciuta questa fidejussione, il Comune può contrarre meno mutui per le opere pubbliche.

Resta da capire perché un soggetto politico che nel 2016 vuole candidarsi alla guida della città, voglia perseguire questo obiettivo che si ritorcerebbe anche contro di lui.

 


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