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Cordoglio per la scomparsa di Sergio Zavoli. Riposerà vicino a Fellini

Mercoledì, 05 Agosto 2020

Se ne è andato un grande giornalismo, uno dei figli più illustri di Rimini. Sergio Zavoli è morto a Roma all’età di 93 anni. Ha cominciato la professione nel dopoguerra a Rimini fondando il Publiphono, ha rivoluzionato il giornalismo televisivo con programmai come processo alla tappa e La Notte della Repubblica.

La dichiarazione di Andre Gnassi, sindaco di Rimini:

"Di tutto quello che si dirà- in queste ore, in questi giorni, per sempre-di Sergio Zavoli forse passerà inosservato un fatto apparentemente locale: Rimini è la sua patria. Lo è stata in vita per affetti, lavoro, amicizie, passioni. Lo sarà ancor più da ora in avanti. Questa mattina, con parole delicate e precise, la famiglia mi ha trasmesso il desiderio di Sergio "essere riportato a Rimini e riposare accanto a Federico".

Ma l'eccezionalità di questa vita, che ha attraversato quasi un secolo di Storia italiana, dando voce inconfondibile all'anima e alle anime di questo Paese, sta forse nell'idea stessa del viaggio, parola che ricorre spesso nei titoli dei suoi celebri programmi televisivi. Un viaggio lungo e straordinario iniziato 'per l'anagrafe' a Ravenna, il 21 settembre 1923. Quasi 50 anni dopo, il 30 settembre 1972, all'atto della consegna della cittadinanza onoraria, l'allora sindaco di Rimini Nicky Pagliarani chiosò: 'E' stato leggendo il suo ultimo libro che l'occhio è caduto sulla breve biografia dalla quale risulta che Sergio Zavoli sarebbe nato a Ravenna. Dico 'sarebbe nato' perché il primo impulso è stato quello di credere che si trattasse di un errore di stampa, tanto mi sembra impossibile che non fosse riminese". Secondo Pagliarani la cittadinanza onoraria doveva legittimare 'una situazione di fatto' e riparare a una 'ingiustizia nei confronti di Zavoli stesso e di quanti lo avevano creduto riminese'. Non paia una forzatura. Sul finale di un suo racconto, Zavoli aveva scritto, narrando di un viaggio col padre a Ravenna: 'Poi mi prese un bisogno struggente di tornare a casa, di tornare a Rimini. Arrivando, avrei detto a mio padre: 'Io sto meglio qui, perché la casa ...è dove si cresce con il padre e dove il padre ci lega ai giorni e alla vita...'.

La realtà, che sconfina con la leggenda (perché, in questo caso, è la stessa cosa), vuole che del giovane Zavoli si accorse un delegato Rai, di passaggio a Rimini, che ne udì la voce durante la radiocronaca di una partita di calcio tra Rimini e Ravenna. Di lì il viaggio prese la direzione del grande giornalismo, con inchieste e programmi televisivi ancora nella memoria degli italiani per curiosità, profondità, capacità di raccontare la Storia partendo dalle piccole storie della gente comune. Gli 'umili' per citare Alessandro Manzoni. Ed è perfino commovente ricordare il ruolo che ebbe nell'unire linguisticamente e moralmente il Paese nel dopoguerra attraverso il suo italiano perfetto, la sua rigorosa scansione dei fatti, la sua voce calda e magistrale narrando via via le vicende di suore di clausura, di gregari ciclistici in fuga terrorizzati dall'arrivo del gruppo (molti anni prima di Wenders e de 'La paura del portiere prima del calcio di rigore'), di terroristi prigionieri di se stessi e delle loro idee assurde prima che di un carcere. Zavoli diede parola agli 'ordinary people' e ai grandi peccatori, chiamandoli sul palco a mostrare e a rendere conto delle paure, delle fragilità, dei sogni che intanto erano quelli di un Paese in un continuo saliscendi tra rinascite e crisi drammatiche. Era la s-provincializzazione del giornalismo italiano da parte di un volto e una voce che entrarono nella case degli italiani con educazione, facendosi presto considerare 'uno di famiglia'.

Durante l'avventura umana, Sergio Zavoli incontrò la sua compagnia. L'amico di tutta una vita: Federico Fellini, con cui condivideva sogni, paure e speranze, di gente della provincia che, nella loro opera e nella loro intelligenza, vedeva riconoscersi il mondo. Poi Tonino Guerra, Titta. Ci sentivamo spesso. Ci vedevamo con un piccolo gruppo di amici qua a Rimini per un piatto di tagliatelle o qualche pesciolino. Non nascondo di essere particolarmente addolorato, triste, per questa scomparsa, avendo nel cuore di Sergio questo personale impasto di amicizia paterna, vera e rispettosa, mai esclusivamente assorbito dal racconto dei ricordi ma invece pieno della voglia di guardare al futuro. Fino all'ultimo. Non più tardi di due anni fa, quando venne a Rimini a presentare il suo libro 'La strategia dell'ombra', e poi ancora in altre occasioni, facevamo tardi a parlare di Rimini, di come potesse stare meglio con se stessa e nel mondo. Ad esempio partendo dal museo dedicato a Federico che, come avevamo sognato, non doveva essere un sacrario o un semplice omaggio alla memoria ma uno spazio della città che di Fellini assumesse la chiave magica del sogno. Conservo il suono indelebile, dolce, intenso, intriso di comprensione dell'altro e di umanità, della sua voce. Quella voce che mi volle leggere la dedica sul suo ultimo libro: 'Ad Andrea, che ha dato a Rimini un nuovo destino, aperto a tante idee'. E ancora la gioia mista a lacrime e orgoglio della e per la sua terra quando presentammo alla Casa del Cinema a Roma, il progetto del Museo Internazionale Federico Fellini. Sognato insieme. Nel 2003 e nel 2013 Rimini ha festeggiato i suoi 80 e 90 anni con cerimonie pubbliche che aveva apprezzato perché 'qui sono sempre tra gli amici'. Riminese tra riminesi, il viaggio ritorna oggi alla sua città. E il richiamo non è solo a Fellini e al suo Moraldo.

Nel racconto, accennato più sopra, del cammino fatto col padre, Zavoli scriveva che a Rimini un giorno sarebbe tornato '...per stare, perché bisogna morire a casa, sentendo i rumori della tua strada, sapendo che da quella finestra entra odore di mare, contando le ore sui suoni e le luci che sono trascorse intorno a te dall'infanzia, quasi udendo le voci che stagnano nel bar, essendo vivo fino alla fine, insomma sino a quando non senti che queste cose ti lasciano amichevolmente morire'.

Lo aveva scritto tanti anni fa. E lo ha fatto. Ci ha chiesto di potere riposare per sempre accanto all'amico Federico. Per proseguire insieme il viaggio. Per ridere, scherzare. Per raccontare. Per dare suono comprensibile all'anima, anzi alle anime dei grandi e degli umili, dei potenti e degli indifesi, di chi aspetta solo che gli si dia voce uscendo per un giorno dall'anonimato. Tutti trattati allo stesso modo, con rigore e allo stesso tempo facendo prevalere la curiosità per l'essere umano e i suoi misteri, la sua impronta allo stesso unica e esemplare. Ma, prima di tutto, ascoltando.

Il Comune di Rimini, in accordo con le volontà della famiglia, onorerà al meglio la memoria di Sergio Zavoli con iniziative che saranno comunicate successivamente.

La dichiarazione di Renata Tosi, sindaco di Riccione

"Se ne va un grande romagnolo, Sergio Zavoli, grande giornalista che sapeva raccontare la verità dei fatti con la lucidità del maestro. L'intera amministrazione comunale di Riccione si unisce al cordoglio di quanti hanno perso oggi un amico e un punto di riferimento culturale e intellettuale. Ho un personale ricordo, come milioni di italiani, legato ai racconti che Zavoli fece di anni bui del nostro Paese, nella trasmissione televisiva "La notte della Repubblica". Oltre 30 anni dopo, quel capolavoro del giornalismo italiano rimane attualissimo nei contenuti e nel metodo narrativo. Una testimonianza ai posteri di immenso valore storico e culturale, ma anche etico e di sapiente valorizzazione della verità dei fatti". 

Il ricordo di Sergio Zavoli del presidente della Provincia di Rimini Riziero Santi:

“Oggi il nostro Paese, e la comunità della provincia di Rimini in particolare, piange la scomparsa di un grande uomo che ha attraversato la storia, dal secondo dopoguerra ad oggi, raccontandola in quel modo mirabile che ne ha fatto un modello ese

 

Il ricordo di Sergio Zavoli del presidente della Provincia di Rimini Riziero Santi:

Con una delle tante, poderose immagini disseminate nel corso di una lunga e proficua carriera, si definiva un uomo che  "lanterna in mano e con "fide infirma" – affrontava l'inestinguibile mistero che mette insieme, divide e ricompone senza posa ragione e fede".
All'età di 96 anni Sergio Zavoli, giornalista, scrittore, politico e Presidente della RAI, si è spento, per accendere in modo definitivo quella lanterna e ricomporre quanto a lungo cercato con profonda onestà intellettuale e grande umanità.

Nato a Ravenna, Zavoli è cresciuto a Rimini, dove ha vissuto la prima giovinezza frequentando il liceo classico 'Giulio Cesare', come l'amico Federico Fellini e il beato Alberto Marvelli, e qui ha mosso i primi passi nel giornalismo.
Zavoli ha sempre mantenuto un legame vivo, vero e profondo con la città, descrivendo al mondo con lucidità e spessore personaggi e vicende. Fu, tra l'altro, l'inventore del Processo alla tappa al Giro d'Italia (divenuto un genere televisivo), la corsa "rosa" tanto amata e conosciuta da bambino proprio a Rimini, nei pressi del ponte di Tiberio.
Rimini lo ha nominato con orgoglio cittadino onorario nel 1972 legando il suo nome al grande amico Federico Fellini.
Uomo di profonda cultura e di generosa comprensione per l'umano, che gli si riconosceva nell'annunciare le notizie più sensibili, quando anche la televisione aveva uno stile non urlato, Zavoli fu protagonista di tante inchieste che fecero scalpore, in particolare quella dedicata al mondo della clausura. Era la prima volta, infatti, che un microfono entrava in quelle mura, intrise di silenzio e preghiera.
"Anche il gettare nel tuo orto il solo sospetto che Dio ci sia è opera dei grandi seminatori" disse una volta parlando del cardinale Giacomo Biffi. Con la sua profonda cultura e l'altissimo senso di umanità che ha disseminato in una carriera fatta di saggi, poesie, trasmissioni televisive, inchieste, Sergio Zavoli ha gettato ben più d'un sospetto sul Verbo fattosi carne, proprio come i grandi seminatori di cui ha raccontato.    mplare per tutti i ricercatori appassionati e rigorosi della verità. Se ne è andato Sergio Zavoli, un gigante assoluto della nostra epoca. Cronista, maestro di comunicazione, storico e politico. Un punto di riferimento del pubblico televisivo, nell’era in cui la televisione formava la coscienza degli italiani, per intelligenza e linguaggio, per autorevolezza e credibilità. Una carriera, la sua, che l’ha visto tra le tante prestigiose esperienze presidente della Rai e presidente della Commissione di Vigilanza. E’ stato per due legislature rappresentante al Senato del nostro territorio, dandoci prestigio e voce nelle più alte sedi istituzionali. Ha scritto importanti libri di inchiesta, e ha saputo fare anche vera sperimentazione con coraggio, come quando nel 1962 entrò con le telecamere nel manicomio di Gorizia per raccontare l’assistenza psichiatrica . Si potrebbe parlare della figura pubblica di Sergio Zavoli per ore, con lo stupore per quante cose nella sua vita abbia fatto, per quante cose ci ha lasciato in eredità. Avendo avuto in sorte la fortuna e l’onore di conoscerlo di persona e di parlargli in varie occasioni, voglio condividere, nel mio ricordo vivido di quei momenti preziosi, chi è stato Sergio Zavoli nel privato. Una grande persona, oltre che un grande intellettuale e un grande italiano, una persona che sapeva sempre metterti a tuo agio, un uomo che ha fatto del senso di umanità la sua ricchezza.”

Il cordoglio del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini: 

“Ci lascia un grande giornalista, un maestro della televisione, uno straordinario narratore e osservatore del proprio tempo, che fu anche uomo delle Istituzioni. Una figura di straordinario spessore, umanità, intelligenza e cultura, che ha messo la propria vita a disposizione del servizio pubblico”. Così il presidente della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ricorda Sergio Zavoli, giornalista, scrittore e politico, che si è spento all’età di 96 anni. “Zavoli era nato a Ravenna- aggiunge Bonaccini-, cresciuto a Rimini, di cui era cittadino onorario, aveva radici forti e un solido legame con questa terra, di cui resterà una delle espressioni più alte. Alla nostra Regione, lo voglio ricordare, ha fatto un dono grandissimo. Dal 2004 al 2017 ha presieduto la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati: strumento di sostegno vero, sia morale che economico, per chi ha subito e sofferto reati particolarmente efferati. E anche in questo ruolo ha messo tutto sé stesso, e il suo forte senso della giustizia e della verità. Ai familiari- aggiunge il presidente- va l’affettuoso pensiero e il commosso abbraccio dell’intera comunità regionale”.