Come funziona l'hotel di Cattolica che accoglie i malati di coronavirus

Lunedì, 23 Marzo 2020

Di mestiere non fa l’albergatore, ma si è trovato a dover gestire la trasformazione di buona parte di un hotel in una sorta di reparto ospedaliero. Di mestiere fa il giramondo, non per motivi turistici, ma perché il suo incarico di segretario generale dell’Associazione Papa Giovanni XXIII lo porta nei paesi dove si trovano comunità e case famiglia. Pensava che il coronavirus lo costringesse a stare un po’ a casa con la moglie e il figlio, e invece si trova ancora una volta in prima linea. 

Giampiero Cofano si trova a gestire il primo albergo in Italia destinato all’emergenza coronavirus. 

Un po’ di giorni fa si è sentito chiamare dalla prefettura che era alla ricerca di 400 posti letto dove poter alloggiare le persone uscite dall’emergenza, in modo da liberare posti letto negli ospedali altrimenti destinati al collasso. La prefettura chiedeva se avevano posti disponibili nella varie comunità e case famiglie. A Giampiero è invece immediatamente venuto in mente l’Hotel Royal di Cattolica, una bella struttura ricettiva in prima linea, sul mare, dove in estate trascorrono le vacanze ragazzi e famiglie della comunità. Non sfuggiva a lui e a quanti lavorano nell’albergo quanto fosse diverso accogliere persone alle prese con un virus contagioso e letale, rispetto a un gruppo di profughi, come avvenuto in passato, a cui basta dare un tetto e un pasto. Riunione straordinaria, in call conference, del consiglio generale della comunità e del consiglio d’amministrazione dell’hotel, e alla fine il giudizio condiviso è uno: “Questi sono i nuovi poveri, sono i lebbrosi del nostro tempo, non possiamo tirarci indietro”. 

Quindi l’Hotel risponde di sì alla chiamata della prefettura e nello stesso tempo Cofano si mette al lavoro per stendere nero su bianco i protocolli da seguire per garantire la massima sicurezza agli ospiti che arriveranno e agli operatori che dovranno lavorare per loro. “Non esiste un precedente di un’esperienza di questo genere. – spiega Cofano – In breve tempo abbiamo dovuto inventare qualcosa di nuovo”. 

L’Hotel Royal è capace di ospitare 150 persone ma le camere con bagno completamente indipendenti sono 48. Quindi la disponibilità offerta all’Asl è fino a 48 persone. All’albergo saranno inviati soggetti che devono fare la quarantena, persone risultate positive al test ma asintomatiche, pazienti clinicamente senza più sintomi ma che ancora devono trascorrere il periodo per essere anche “legalmente” guariti. Non si sentiranno in vacanza, ma affacciandosi alla finestra potranno vedere il mare. Da sabato scorso ha cominciato ad ospitare i primi pazienti.

Gli otto operatori che si occuperanno di loro staranno in auto isolamento dentro l’hotel. Non andranno a casa, non usciranno, in modo da evitare di portare qualsiasi agente patogeno dentro la struttura. A tutti loro Cofano ha dato la maglietta stampata due anni per il cinquantesimo dell'Associazione. Porta la scritta Io ci metto la vita, un hashtag diventato carne viva. Altri provvedimenti riguardano la gestione. “Per la pulizia delle camere mi sono rivolto ad un’agenzia specializzata nelle pulizie ospedaliere. All’Asl bastava il cloro ma io ho voluto l’ozono”. Allo stesso modo ha proceduto per lenzuola e asciugamani. I pasti sono preparati da una ditta che li porta, caldi in confezioni sterili. Speciali precauzioni anche per la raccolta dei rifiuti provenienti dalla camera in isolamento. “Inoltre – racconta Giampiero Cofano – nelle camere e negli spazi comuni ho ridotto al minimo il mobilio e gli accessori. Ho fatto togliere anche i quadri. Questo perché in questo modo avremo meno superfici da sanificare quotidianamente”. Inoltre l’accesso all’hotel è stato spostato nel lato mare, con un percorso protetto fino alla zona dell’isolamento. 

Cofano spiega che questi accorgimenti, che forse non saranno nemmeno tutti rimborsati, “sono stati presi per il bene delle persone ospitate e per i bene dei collaboratori che hanno avuto il coraggio di affrontare questa situazione. Mi sono tenuto su standard alti per garantire il massimo della sicurezza”.

Gli operatori, che non entreranno per nessun motivo nelle camere dei pazienti, dovranno far misurare la febbre agli ospiti, dovranno tenere un diario dove registrare se mangiano con appetito, e altre osservazioni utili per i sanitari. Qualora si manifestassero sintomi saranno chiamate le autorità sanitarie competenti.
«E’ un modello che mi auguro possa essere replicato in altre parti d’Italia. E' il tempo della responsabilità. Quando la Prefettura ci ha contattato abbiamo offerto immediatamente la nostra collaborazione alle Autorità, dando la disponibilità ad accogliere fino a 50 persone per volta», spiega Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII.