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Governo giallo-verde: via la tassa di soggiorno e chiusura dei campi nomadi

Venerdì, 18 Maggio 2018

Quanto dell’accordo di programma per il governo fra Lega e Movimento 5 Stelle sarà attuato è tutto da vedere, anche perché gran parte degli osservatori mettono in evidenza che al momento le coperture finanziarie per tutti i provvedimenti non ci sono o sono fumose.

Fra le novità previste nell’ormai famoso contratto c’è anche l’abolizione della tassa di soggiorno, un argomento sul quale in Riviera si è molto sensibili. E come faranno i Comuni turistici senza questo sostanzioso introito (per Rimini sono 7,5 milioni l’anno)? Il “contratto” risponde che ci sarà un rifinanziamento delle risorse a favore degli enti locali. Di quanto e in che modo non viene specificato.

L’abolizione dell’imposta di soggiorno fa parte del capitolo turismo. Nel capitolo sul riordino istituzionale si conferma che “Occorre garantire i trasferimenti necessari agli enti territoriali e una contestuale cessazione delle “politiche di tagli” compiute dagli ultimi Governi”. Cosa significhi in concreto lo capiremo solo in futuro.

Per il turismo, l'altra importante novità è la reintroduzione di un ministero apposito. Che però non viene istituto subito ma con passaggi graduali perché non abbia “un impatto economico negativo per le casse statali” In questo caso i “contraenti” sembrano preoccupati della copertura finanziaria delle loro proposte. Quindi si comincerà con “un’iniziale scorporazione delle competenze turistiche fuori dal MiBACT (Beni cultirali) per ricollocarle in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sotto forma di Dipartimento. Successivamente, attraverso passaggi legislativi graduali e oculati rispetto alle competenze regionali,ma soprattutto con un lavoro costante sulla riorganizzazione delle risorse finanziarie dedicate al turismo, si potrebbe creare il Ministero con Portafoglio dedicato al turismo”. Quindi si dovrà aspettare con pazienza…

Il programma giallo-verde ripete poi una cosa che da almeno vent’anni hanno ripetuto tutti i governi di qualsiasi colore: “La riorganizzazione di ENIT sarà cruciale per attivare un volano importante per la promozione dell’Italia all’estero, secondo obiettivi definiti e una trasparente misurazione dei risultati”. Sarà la volta buona?

Si abolisce l’imposta di soggiorno e se ne introduce una nuova: “Si punta all'introduzione della “Web Tax turistica” per contrastare la concorrenza sleale delle OLTA (OnLine Travel Agency) straniere che creano danni enormi agli operatori del settore turistico e alle casse dello Stato”.

A proposito di web, si propone la realizzazione di una piattaforma nazionale unica dedicata al turismo e al turista, non solo come piattaforma di comunicazione e promozione del Paese, ma anche come piattaforma di e-commerce del prodotto turistico culturale (prenotazione alberghi, tour, ristoranti, biglietteria museale e teatrale)”. L’ultima volta che ci si provò fu all’epoca di Francesco Rutelli e fu un fiasco costato moltissimo.

Un altro punto del “contratto” riguarda da vicino Rimini e un problema in questi mesi di grande attualità: la chiusura del campo nomadi. Il “contratto” dichiara solennemente: “chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale”. Dove vengano indirizzati i nomadi presenti nei campi non viene specificato. Certamente si può pensare che la ricetta di Palazzo Garampi (le ormai famose casette nelle microaree) non rientrerà fra le soluzioni che saranno proposte dal governo.

Altro argomento che ci riguarda come cittadini dell’Emilia Romagna è “l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte”. L’Emilia Romagna, insieme alla Lombardia e il Veneto è fra queste.

Da guardare con una certa attenzione, per le conseguenze a cui potrebbe portare anche in sede locale, è il proposito di qualificare “come possibile conflitto di interessi l’interferenza tra un interesse pubblico e un altro interesse, pubblico o privato, che possa influenzare l'esercizio obiettivo, indipendente o imparziale, di una funzione pubblica, non solo quando questo possa portare un vantaggio economico a chi esercita la funzione pubblica e sia in condizione di un possibile conflitto di interessi, ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario”. E in questo nuovo conflitto di interesse potrebbero ricadere “tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate dallo Stato”. Si tratta di vedere cosa si intenda per grandi città, qual è la soglia di grandezza. C’è il concreto rischio di scoraggiare chiunque abbia un’impresa o una professione a partecipare alla vita amministrativa perché un Comune ha competenze in quel settore (urbanistica, sanità, ecc.). Si candiderebbe solo chi non ha un mestiere o un interesse economico.


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