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Acqua: la nuova gara, la fuga da Amir e i paletti a Romagna Acque

Giovedì, 03 Maggio 2018

Nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea il nuovo bando di gara per la gestione del servizio idrico nel territorio della provincia di Rimini. I soggetti interessati dovranno presentare le loro candidature entro il 13 giugno. Il precedente bando è stato annullato perché la multinazionale spagnola Acciona Agua ha presentato e vinto il ricorso al Tar contro l’esclusione decretata da Atersir per un aspetto formale.

In attesa di conoscere il nome del gestore (sarà ancora Hera? Sarà un gruppo straniero?), Amir, che è la società proprietaria delle reti, ha fatto il punto sulla propria attività e lanciato qualche messaggio agli amministratori locali.

Il bilancio si chiude con un utile di 864 mila euro, il miglior risultato degli ultimi dieci anni. L’azienda ha un patrimonio valutato circa 48 milioni (non solo le reti idriche, ma anche immobili), solo tre dipendenti e un amministratore unico che è Alessandro Rapone. I maggiori ricavi arrivano dal canone che il gestore paga, le spese sono soprattutto investimenti per il mantenimento e il potenziamento delle reti. Fra il 2014 e il 2020 ha finanziato interventi per oltre tre milioni di euro, ed ha fornito un contributo di 7,2 milioni di euro per i lavori al depuratore di Santa Giustina.

Nel presentare i dati, l’amministratore Rapone ha richiamato l’attenzione sull’esigenza di monitorare e controllare la rete idrica per diminuire il tasso di dispersione che, di fronte a fenomeni di siccità come nell’estate scorsa, è, per così dire, un lusso che non ci si può permettere. In Romagna il tasso di dispersione è inferiore al 20 per cento, migliore rispetto alla media nazionale che è del 40 per cento, comunque incidente e da ridurre. La principale causa della dispersione è l’obsolescenza delle reti, ma incidono anche i sommovimenti del terreno (fenomeno naturale) e la forte pressione nei momenti di alto consumo.

Quindi la rete è da tenere costantemente monitorata e va attuata una programmazione lungimirante accompagnata da solidità finanziaria. Le amministrazioni, ecco il primo messaggio, non devono considerare Amir una sorta di bancomat da cui prelevare a piacimento. Cosa succede? Succede che in tempi di spending rewiew alcuni Comuni pensano di disfarsi della loro partecipazione in Amir. Lo ha fatto il Comune di Riccione (la sua quota era pari a 250 mila euro) e lo hanno fatto altri Comuni come Gabicce e Carpegna, detentori però di quote insignificanti. Inoltre, anche se ad Amir non è ancora arrivata la comunicazione ufficiale, anche il Comune di San Leo, pure con una quota di 250 mila euro, ha deciso di tirarsi indietro. Se per Riccione la decisione è giustificata dal fatto che è il socio di riferimenti di Sis, l’altra società provinciale proprietaria delle reti, desta in Amir preoccupazione e qualche interrogativo la decisione di San Leo. In quel territorio comunale la società ha alcune infrastrutture che appartengono al territorio demaniale, quindi apparirebbe che San Leo non possa uscire così facilmente. La questione, molta complessa dal punto di vista giuridico, è stata affidata ad un legale.

Per cautelarsi di fronte a questi fenomeni, l’assemblea di Amir ha deciso di devolvere l’utile 2017 ad una riserva straordinaria.

Un altro messaggio Rapone lo ha voluto lanciare a proposito della prospettata fusione di Amir in Romagna Acque. Niente da dire sull’opportunità di una gestione di area vasta, però gli amministratore locali prima di dare il proprio assenso cerchino di ottenere le dovute garanzie sugli investimenti che Romagna Acqua farà nei prossimi vent’anni a Rimini.



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