Rimini, come cambia la povertà secondo il Rapporto Caritas

Mercoledì, 11 Aprile 2018

È una situazione in movimento quella fotografata dal rapporto Caritas 2017 sulle povertà nel territorio riminese. La marea di dati e considerazioni in esso contenuta restituisce l’immagine di un universo che cambia di anno in anno. Il primo dato che balza in evidenza è che è diminuito il numero di coloro che si rivolgono ad un centro di ascolto per chiedere un aiuto economico, generi alimentari, un tetto, un lavoro. Il picco è stato toccato nel 2015 con 7.455 persone, scese nel 2017 a 5.238. Se si tiene conto anche dei famigliari, il numero tocca quota 15 mila, pari al 4 per cento della popolazione residente.

L’aspetto più preoccupante è che per la stragrande maggioranza (63 per cento) si tratta di ritorni, segno che la situazione di disagio non si è risolta. Mediamente, nel 2017, ogni persona si è rivolta al Centro di Ascolto 8 volte. Il rapporto parla di un “vortice” della povertà: li eventi si susseguono in una catena che può partire ad esempio dalla perdita del lavoro, a cui segue la difficoltà economica, poi l’impossibilità nel pagare affitto e utenze, spesso si aggiungono i conflitti in famiglia che rischiano di sfociare in separazioni o rotture drastiche tra i familiari, e così ci si ritrova soli, la salute può diventare precaria e nasce il pericolo di sfogare le proprie frustrazioni in dipendenze o in atti devianti.

A rivolgersi agli sportelli della Caritas sono sempre di più gli uomini, colpiti da crisi occupazionale ed anche da senso di smarrimento: “appaiono sempre più fragili e reagiscono o trasmettendo una profonda sofferenza o con rabbia e prepotenza, dovuta al senso di fallimento”. È più che triplicata la presenza degli italiani, passati da 530 unità nel 2004 a 1.876 nel 2017. Il 39% degli uomini italiani sono senza dimora, tra le donne la percentuale è del 13%, complessivamente gli italiani senza dimora sono 520 pari al 27,6% del totale degli italiani.

All’aumento degli italiani corrisponde un sensibile calo di stranieri: erano 5.295 nel 2011, sono diventati 3.310 nell’ultimo anno. Non si conoscono le motivazioni reali di questo calo; gli operatori nei colloqui hanno constatato la volontà dio cercare fortuna in altre città italiane o europee o di tornare nel paese d’origine. Se poi questo sia avvenuto, non è dato di saperlo. Sono rimaste le famiglie che ormai considerano come propria patria l’Italia e che vorrebbero continuare a crescere i propri figli in questa terra. Fra gli stranieri che si sono rivolti ai Centri Caritas sono 1.740 quelli con residenza nella provincia di Rimini.

Fra gli stranieri si registra si registra un forte calo della Romania, che passa dal 23,5% al 9%; stesso andamento per l’Ucraina che dal 15% scende al 6%. Crescono invece il Marocco, dall’8% al 14%, il Senegal dall’1% al 6%, di poco l’Albania, dal 5% al 6% e la Tunisia dal 3% al 4%. Osserva il Rapporto: "Questi andamenti sono molto influenzati dalla situazione economica mondiale e dallo stato di avanzamento dei conflitti. Sembra incredibile che un territorio piccolo come Rimini sia tanto influenzato da tutto ciò che accade nel mondo, eppure è così!"

Un altro fenomeno nuovo è apparso nel 2017: famiglie di immigrati con i permesso di soggiorno ma in condizione di estrema povertà. Ci sono stati casi in cui, nonostante la persona fosse in Italia da molto tempo, non aveva più le condizioni per rinnovare il documento di Soggiorno. Questo ha comportato la perdita della residenza, la possibilità di trovare un lavoro regolare, di mantenersi una casa e di avere un medico di base (nonostante i problemi di salute); inoltre un senso di smarrimento nel non sapere dove andare.

“È difficile – si legge nel rapporto - raccontare l’imbarazzo che si prova di fronte a queste situazioni, nelle quali si avverte il contrasto tra burocrazia e ragionevolezza, tra legge e senso di umanità”. 

Il rapporto offre inoltre uno spaccato sulla realtà dei senza dimora: il 79% sono uomini, prevalgono gli italiani (413 maschi), i rumeni (221), i marocchini (203) e i tunisini (85).Con l’aumentare dei profughi si è abbassata l’età di coloro che vivono in strada: il 29,7% dei senza dimora ha tra i 19 e i 34 anni.Tra gli italiani la percentuale più alta di senza dimora è rappresentata da coloro che hanno tra i 45 e i 54 anni, si tratta quindi di un’età più matura, nella quale si è spesso vittime di fallimenti lavorativi e affettivi.

Si può essere nella povertà anche se si ha la casa in proprietà: i casi sono passati dal 2,1% del 2010 al 5,1% del 2017. Sono in totale 197 persone, di cui l’85% sono italiani. Tra questi la maggioranza ha tra i 45 e i 64 anni, mentre tra gli stranieri coloro che hanno casa in proprietà hanno prevalentemente tra i 25 e i 34 anni. Ma sino in crescita dal 2,9% al 9,5% coloro che hanno un alloggio pubblico con affitto calmierato al quale, tuttavia, non sono in grado di provvedere. Spesso lo stato di disoccupazione si protrae per tempi elevati, le persone sopravvivono con piccoli lavoretti temporanei, incapaci di garantire un regolare reddito mensile. Le pensioni non rispondono ai minimi bisogni economici della persona/famiglia.

Le famiglie non riescono a sopperire alle spese scolastiche dei figli e, dove sono presenti malati cronici, disabili o anziani, le spese sanitarie risultano essere troppo elevate rispetto al reddito percepito.