Dopo il terremoto elettorale, si riapre il caso nomadi

Venerdì, 09 Marzo 2018

Primo consiglio comunale dopo il terremoto elettorale del 4 marzo e l’ordine del giorno ha voluto che ci fosse l’argomento divisivo per eccellenza, quello dei nomadi. E, infatti, non sono mancate dai banchi dell’opposizione ironiche allusioni ai “successi” delle scelte amministrative della giunta Gnassi.

Si doveva discutere una mozione presentata nel luglio 2017 da Gioenzo Renzi (Fratelli d’Italia), il consigliere della Lega Matteo Zoccarato è a sua volta intervenuto con un’interrogazione sul destino dei terreni di via Feleto, dove dovrebbe essere realizzata una delle microaree per ospitare i nomadi che dovranno abbandonare il campo abusivo di via Islanda.

Partiamo da questi terreni. Secondo Zoccarato non potranno essere utilizzati per lo scopo deciso perché il Comune non ne ha più la proprietà. Cosa è successo? Quei terreni erano stati acquisiti al patrimonio comunale nel 1988 dopo che il Comune aveva contestato al proprietario una lottizzazione abusiva. Solo che l’iter giudiziario che ne è seguito ha portato lo scorso 12 febbraio ad una sentenza che ha visto il privato avere la meglio riottenendo per usucapione la proprietà di quei terreni. Probabile che altri proprietari di via Feleto facciano lo stesso. L’assessore Gloria Lisi ha però risposto dicendo che l’area individuata dal Comune per i nomadi è già stata acquisita al patrimonio comunale enon è soggetta ad alcun contenzioso giuridico. Quindi nulla cambia rispetto al progetto delle microaree.

E così arriviamo al nocciolo del problema sollevato da Renzi: sono ormai due anni che si discute fino allo sfinimento dello smantellamento di via Islanda, a che punto siamo? Le notizie trapelate sui giornali sono le seguenti: cinque microaree per otto famiglie, altre tre famiglie destinati ad un alloggio nelle case popolari. Quali sono le spese a carico del Comune, che dovrà pagare gli oneri di urbanizzazione e la costruzione delle casette? Secondo i conti di Renzi, almeno 650 mila euro. Le casette saranno date in affitto per un canone di mille euro all’anno. Due le obiezioni di fondo di Renzi: come pensa il Comune di farsi pagare questo affitto quando i nomadi di via Islanda non hanno ancora saldato il debito di 33 mila euro dovuto al Comune intervenuto per bonificare l’area? Seconda obiezione: con questo progetto si crea una discriminazione nei confronti degli altri cittadini riminesi che devono stare anni in lista d’attesa per un alloggio nelle case popolari. Conclusione: visto che ormai la batosta elettorale l’avete presa, non è il caso di accantonare il progetto?

L’assessore Lisi è prontamente intervenuta per dire che no, il progetto non è stato accantonato. Non ha invece detto nulla sui tempi di realizzazione. Ha sostenuto che non è in grado di rispondere sui costi fino a quando non sarà presa la relativa delibera di giunta. Delibera che seguirà un iter partecipativo, i cittadini, singoli o associati, potranno presentare le loro deduzioni, che saranno discusse in commissione, e la parola definitiva spetterà infine al consiglio comunale. Ha anche spiegato che si è scelto di sostenere i costi di costruzione delle casette perché in questo modo il Comune avrà la possibilità di intervenire meglio per i controlli e per la manutenzione. Ha ribadito che il campo di via Islanda va chiuso perché non è tollerabile che alcuni cittadini riminesi vivano in quelle condizioni.

Gli altri consiglieri di opposizione sono intervenuti per dare man forte a Renzi. Nicola Marcello, di Forza Italia, ha detto tre cose: si invoca l’urgenza del problema, ma se davvero era urgente dovevate averlo già risolto; non c’è alcun obbligo legislativo di realizzare le microaree che a Bologna sono state bloccate per l’intervento di un consigliere comunale; perché il Comune non sistema le famiglie dei nomadi negli edifici scolastici che ha messo in vendita?

Secondo Luigi Camporesi, di Obiettivo Civico, l’amministrazione non è ancora riuscita a dimostrare che la scelta ipotizzata sia l’unica possibile e la migliore. A Pescara molte famiglie nomadi vivono da anni in appartamenti elle case popolari. “La vostra insistenza sulle microaree è inspiegabile”.

Zoccarato, della Lega, l’ha buttata in politica, sostenendo che il ritardo nella realizzazione del progetto dipende dai contrasti interni alla maggioranza, visto che anche Sergio Pizzolante si era speso in campagna elettorale per la soluzione delle microaree esclusivamente unifamigliari.

Ha rincarato la dose il capogruppo Marzio Pecci che ha ricordato che i nomadi minano la legalità e la sicurezza, che nessuno li vuole vicino a casa propria, nemmeno i consiglieri di maggioranza e gli assessori, che i risultati elettorali nelle zone interessate hanno detto chiaro e tondo “Gli zingari non li vogliamo”. Pecci ha quindi proposto come alternativa alle microaree che i nomadi siano ospitati dalle comunità del territorio, cioè San Patrignano e Papa Giovanni XXIII.

Gennaro Mauro, del Movimento nazionale, ha sostenuto che l’amministrazione ha dimostrato l’incapacità di risolvere il problema e ha invitato a intervenire subito, “anche se a noi potrebbe far comodo sfruttare politicamente la situazione alle prossime consultazioni elettorali”. Ha detto che la soluzione delle microaree accentua il disagio della comunità cittadina, che non è razzista, ma semplicemente vive un problema.

Della maggioranza, muto il Pd, assente per malattia Mario Erbetta di Patto Civico è intervenuto solo Kristian Gianfreda. Ha ammesso i ritardi ma osservato che è poco corretto il godimento politico dell’opposizione. Rispondendo a Renzi, ha sostenuto che ogni intervento sociale è discriminatorio, perché non è basato sul merito delle persone ma sulla loro situazione di bisogno.