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Eventi: i "fenomeni" di Rimini e i "dilettanti" di Modena

Domenica, 25 Giugno 2017

Sì, ha ragione Fabri Fibra. La Molo Street Parade è una figata che solo a Rimini si può fare. La controprova l’hanno offerta quei provinciali e un po’ arretrati di Modena. Sabato 1 luglio ospitano un evento – il concerto di Vasco Rossi – con 220 mila spettatori paganti ed è da un mese che la città è mobilitata per far fronte a un tale eccezionale afflusso di persone. Le hanno pensato tutte sul fronte della sicurezza, dell’accoglienza, della viabilità, dei parcheggi, dei servizi. A Rimini, invece, si radunano, come già nel 2016, ben 200 mila persone per la Molo Street Parade e tutto scorre come fosse un evento di routine. Si leggono le cronache di Modena e si vede un immane sforzo organizzativo perché l’evento possa scorrere, non diciamo senza inciampi, ma in modo almeno accettabile. Si leggono le cronache di Rimini e si apprende che 200 mila persone si sono riversate nell’area vicino al porto come se fosse una serata normale, anche se più affollata. Ha ragione Fabri Fibra, a Rimini siamo dei fenomeni, a Modena sono dei dilettanti che hanno ancora tutto da imparare.

Quest’anno oltre alla solita cifra delle 200 mila persone (non si capisce calcolate come), il Comune di Rimini ci informa che l’area dell’evento era ampia 10 ettari, cioè 100 mila metri quadri. Anche in questo caso non è specificato cosa rientri in questi 10 ettari, ma non c’è bisogno di essere dei grandi matematici per calcolare mezzo metro quadrato per persona. Cioè 200 mila persone stipate come sardine in una spianata deserta senza case, senza negozi, senza alberghi, senza alberi, senza pali della luce. Quando il Comune spara certe cifre, questi semplici calcoli non prova a farli per verificare quanto possa essere credibile l’informazione che diffonde?

Torniamo alle cronache di Modena e apprendiamo che la spianata dove si accomoderanno i 220 paganti per ascoltare Vasco Rossi è vasta 400 mila metri quadrati, cioè quattro volte più la presunta area della Molo Street Parade. Chi va ad applaudire Vasco ha circa due metri quadrati a disposizione per sopravvivere alcune ore ad ascoltare il rocker che festeggia i 40 anni di carriera. A Modena hanno affittato 500 bagni chimici per i bisogni fisiologici dei 220 mila; i 200 mila di Rimini l’hanno fatta tutti in mare o sulla spiaggia libera? Una parte dei 200 mila di Rimini sarà arrivata in treno, ma quanti sono arrivati in auto, immaginiamo per eccesso con quattro persone a bordo, dove hanno parcheggiato le almeno 40/50 mila vetture?

Smettiamola di dare i numeri (anche fra due settimane sulla Notte Rosa). Non è in discussione il successo di pubblico della Molo Street Parade, ma la sua capacità di attrazione di un certo target giovanile è evidente senza bisogno di sparare cifre a caso per coprire la propria continua ansia da prestazione.

Una volta ricondotto il fenomeno alle sue giuste dimensioni, rimane però da rispondere ad un altro importante e ancor più deciso interrogativo: siamo di fronte ad un evento turistico? I presunti 200 mila presenti hanno trascorso la notte in un esercizio ricettivo, hanno approfittato della Molo per regalarsi un week end a Rimini? O invece gran parte del pubblico era formato da escursionisti di prossimità, nell’arco di 100-200 chilometri, che terminato l’evento sono tornati a casa loro? Questi sono i dati reali che potrebbero essere messi a disposizione, non solo della stampa, ma di tutti gli interessati al fenomeno turistico, enti pubblici e operatori privati. Altrimenti, di che si parla?

La domanda di fondo, che rimane inevasa per la Molo e per gli altri eventi, è sul reale indotto economico che essi sono in grado di produrre. Da tempo buongiornoRimini ha documentato che esistono metodologie di analisi, già applicate in altre situazioni, che permettono di valutare il peso economico di un evento per l’economia turistica del territorio. Perché non si comincia a fare qualche studio serio anche sugli eventi di Rimini?

Perché bisogna essere chiari su un punto. Se l’obiettivo di un evento è solo quello di fare della brand popularity, allora basta prendere la rassegna stampa (possibilmente non locale) ed i servizi andati in onda sulle reti Tv nazionali e l’eco che si è sviluppata sul web. Se invece l’obiettivo è quello di realizzare un prodotto turistico (come ci pare venga ripetuto come un mantra), bisogna misurare i risultati con strumenti scientifici e non con l’enfasi del comunicato stampa. Anche perché se la si spara grossa nel 2016 e la si ripete con gli stessi numeri nel 2017, si potrebbe anche osservare che il fenomeno è stazionario e non cresce. Il problema, come speriamo di aver spiegato, è invece un altro.



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