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Il mare d'inverno: tutti contenti ma siamo ultimi

Venerdì, 30 Dicembre 2016

È qualcosa che nessuno/Mai desidera/Alberghi chiusi/Manifesti già sbiaditi. Così Loredana Bertè cantava il Mare d’inverno. Che invece oggi riemerge come qualcosa di seducente glamour. Sul sito della omonima rivista si può leggere “Nella stagione fredda, il mare diventa contemplazione, esperienza interiore, alleato romantico capace di suscitare sensazioni esclusive. Da vivere direttamente sul posto o rievocare attraverso un profumo”.

E allora tutti dietro al riscoperto fascino del mare d’inverno, diventato anche l’ultima frontiera di una destagionalizzazione (e qui usciamo dalla poesia) sempre inseguita e mai afferrata definitivamente. Buon ultimo si è mosso anche il pachiderma della burocrazia regionale dell’Emilia Romagna che ha deciso, nella prossima ordinanza balneare, di concedere ai bagnini della Riviera di restare aperti anche nella stagione fredda.

Tutti ad applaudire, tutti a dire siamo pronti. Giusto così, ci mancherebbe. Chi ancora è sentimentalmente legato alla Riviera dei primati, alla Riviera che anticipa le mode che poi vengono copiate dagli altri; chi gode quando girando l’Italia si sente apostrofare “Ah, voi di Rimini, voi sì che il turismo lo sapete fare…”; tutti costoro faranno un sobbalzo nell’apprendere che sulla frontiera degli stabilimenti balneari aperti tutto l’anno siamo arrivati buon ultimi. Superati non dalle esotiche località dove è estate tutto l’anno (bella forza!) ma ad esempio dal comune di Sperlonga (Sperlonga chi?), si dal comune di Sperlonga che ha già la sua bella ordinanza che consente ai bagni di restare aperti dal 1 novembre al 31 marzo.

E per restare sulla costa laziale, che dire di Ostia dove già nel 2014 il X Municipio romano aveva annunciato trionfante l’apertura degli stabilimenti balneari dal 1 ottobre al 30 aprile. Commentava l’assessore ostiense: “Personalmente, sono più di trent’anni che sento parlare senza fattiva realizzazione dell’apertura invernale delle strutture balneari. Da oggi l’apertura invernale è realtà”.

Tirreno batte Adriatico 2 a 0. Nel febbraio scorso Livorno poteva annunciare con malcelato orgoglio: “Torna per il quinto anno consecutivo l’iniziativa che prevede l’apertura straordinaria e gratuita degli stabilimenti in periodo invernale”. Poiché dalle quelle parti hanno la pessima abitudine di far pagare il ticket d’ingresso, nei mesi invernali si può entrare gratuitamente in spiaggia.

In realtà ad essere battuto è l’Adriatico romagnolo, perché in quel di Lecce già l’anno scorso i bagnini, grazie all’intervento di una vecchia conoscenza di Rimini, il prefetto Claudio Palomba, hanno chiesto e ottenuto di tenere aperte le spiagge del Salento anche dopo il 31 ottobre. Da quelle parti c’era la Soprintendenza che negava il permesso, il prefetto ha ottenuto che i bagnini potessero andare avanti, in attesa che su tutta la questione si faccia chiarezza definitiva.

Nell’aprile scorso la “finanziaria” della Regione Sicilia ha previsto una norma che consente agli stabilimenti balneari di restare aperti anche in inverno. La norma consentirà a titolari e gestori di incrementare l’offerta turistica offrendo un ventaglio di eventi e iniziative “studiati” appositamente per i diversi periodi dell’anno.

“In Liguria – si può leggere sul sito mondo balneare.com - ormai da qualche anno è in vigore un provvedimento che autorizza l’apertura degli stabilimenti balneari anche durante la stagione invernale, per offrire a turisti e ad abitanti del luogo l’occasione di pranzare in riva al mare durante il weekend o di sdraiarsi su un lettino per godere del clima mite e dell’effetto benefico del sole”.

E noi? Noi abbiamo avuto l’anno scorso il Lido San Silvestro di Riccione, l’esperienza effimera di quindici giorni che ha permesso al sindaco di Riccione di plaudire alla decisione della Regione potendo dire “Noi ci avevamo già provato”.

Mare mare/Qui non viene mai nessuno/A farci compagnia/Mare mare/Non ti posso guardare così. Adesso che c’è l’ordinanza, è auspicabile che gli operatori romagnoli smentiscano la Bertè, guadagnando il tempo perduto con il solito guizzo di fantasia.



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