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Parco del mare e direttiva Bolkestein, cosa è in gioco

Giovedì, 21 Luglio 2016

È stato - prima dell’estate - l’argomento principale per convincere i bagnini della bontà del progetto del Parco del Mare. Aderendovi – si diceva più o meno esplicitamente – i bagnini avranno la possibilità di evitare di incorrere negli effetti della direttiva Bolkestein. Chi mai parteciperà ad una gara per una concessione dove le cabine e altri servizi sono stati spostati dalla spiaggia sul lungomare? Imbarcatevi nel progetto del Parco del Mare e vedrete che metterete al sicuro le vostre imprese balneari.

Tutto questo prima dell’inizio della stagione estiva. Poi il sindaco Andrea Gnassi è stato impegnato in campagna elettorale, i bagnini hanno cominciato a “fare legna”, e il discorso è rimasto come sospeso a mezz’aria, in attesa di nuovi eventi.

L’evento è arrivato il 14 luglio, con la sentenza della Corte Europea di Giustizia che ha stabilito che la proroga delle attuali concessioni al 2020 non è valida. Sentenza attesa, scontata, si dice oggi, ma mentre la si aspettava niente è stato fatto per adeguare la normativa nazionale alle direttive europee. A livello politico è stata suonata la grancassa per l’emendamento Pizzolante-Arlotti che mette in salvo le concessioni fino al 2017, in attesa della legge delega. In realtà le concessioni era già salve perché i pronunciamenti della Corte europea non hanno l’effetto di cassare le leggi nazionali. Quindi di per sé la proroga fino al 2020 resta in vigore. Resta solo il dovere del governo di concordare un periodo transitorio per passare dall’attuale sistema di proroga al nuovo.

C’è qualche attinenza fra la sentenza della Corte e la questione del Parco del Mare? Un’attinenza immediata assolutamente no. La Corte chiarisce che le spiagge vanno concesse immediatamente con le evidenze pubbliche, il Parco del Mare è un progetto di valorizzazione urbanistica del waterfront che non può decidere nulla rispetto al problema delle concessioni.

All’indomani della sentenza il sindaco Andrea Gnassi ha però in qualche modo collegato i due fatti. Ha chiesto che nella “definizione di un periodo transitorio per l’applicazione della Bolkestein (è ciò che stabilirà una legge delega), siano favoriti attraverso un’anticipazione temporale i territori che abbiano già avviato le procedure di riqualificazione del sistema costiero per l’incremento dell’attrattività turistica”.

Rimini, pertanto, “chiede e pretende sia riconosciuto questo sforzo e questa tensione positiva e concreta (il progetto del Parco del Mare, ndr) , attraverso l’individuazione di un criterio che premi chi è già pronto ad investire su quello che in Italia è il programma integrato di rigenerazione urbana più ambizioso e innovativo attualmente in corso d’opera. Questa ‘case history’ riminese va valorizzata attraverso un’azione intelligente, trasformando quello che è un grave problema nazionale (frutto di errori sparsi in serie) nell’opportunità di dare gambe e modernità a un settore che mai come ora può essere attrattiva bandiera di una ‘nuova’ Italia se saprà investire e ammodernarsi”.

Bene. La domanda a questo punto diventa: è possibile che una legge nazionale possa stabilire criteri che, nel regolare le evidenze pubbliche delle concessioni, in qualche modo privilegino alcuni operatori rispetto ad altri? Cioè privilegino coloro che hanno deciso di aderire ad un progetto di investimento promosso dal Comune e che non riguarda la spiaggia, ma il lungomare di proprietà comunale? Una persona che conosce ampiamente la materia, come l’ex assessore al demanio Roberto Biagini, qualche riserva ce l’ha. “Dubito fortemente - ha scritto sul proprio profilo Facebook - che i principi di diritto comunitario possano autorizzare qualsivoglia preferenza, vantaggio, prelazione, da attribuirsi con legge e/o con atto amministrativo per la futura evidenza pubblica delle attuali concessioni demaniali marittime a finalità turistico ricreative, a coloro, singoli o in “cartello”, che saranno titolari di un futuro diritto di superficie sul sedime del Parco del Mare per essersi aggiudicati i progetti di riqualificazione”. La già citata delibera nemmeno può trasferire i diritti che oggi chioschisti e bagnini vantano sul nuovo sedime del Parco del Mare; costoro potranno partecipare, come ogni altro cittadino, ai futuri bandi che assegnano tali diritti.

Se queste puntualizzazioni non costituiscono una novità, diverso è il giudizio negativo che Biagini esprime sulla possibilità che possano essere attribuiti privilegi o prelazioni a chi concorre per le concessioni e contemporaneamente partecipa agli investimenti del Parco del Mare.

È una questione rilevante, che probabilmente sarà risolta solo quando l’autorità a ciò demandata emetterà i bandi per le concessioni di spiaggia. Passerà del tempo, perché il progetto del governo è di riordinare la materia entro il 31 dicembre 2017, e quindi è da escludere che i primi bandi possano uscire prima del 2018. A meno che qualcuno, facendosi forte della sentenza della Corte europea non si rivolga al Comune per chiedere il bando per questa o quella zona. C’è chi sostiene che alcuni avvocati siano già al lavoro. Di fronte alla risposta del Comune (molto probabile un no in attesa delle nuove norme in materia), ci sarebbe la possibilità di un ricorso al Tar, e i giudici sono chiamati ad applicare la legge europea dove in contrasto con la legge nazionale.

La materia è ingarbugliata. Se per avventurarsi nel Parco del Mare, i bagnini chiedono certezze sulle loro concessioni, queste allo stato attuale non gliele può dare nessuno. C’è il rischio che i tempi del Parco del Mare, al di là delle ottimistiche dichiarazioni del sindaco, seguano necessariamente quelli delle concessioni.



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